Lavoro, sempre più precari: a Ravenna 1 giovane su 10 è disoccupato. "Nel turismo nero 'da brividi'"

Nella fascia 30-49 anni cala rispetto agli anni precedenti la percentuale dei contratti a tempo indeterminato: si è passati progressivamente dal 28,7% del 2015 al 14,6% di quest'anno

In Emilia-Romagna cala la disoccupazione, ma i posti di lavoro sono sempre più precari, anche per chi non è più giovanissimo. A giugno di quest'anno coloro che erano in cerca di occupazione in regione erano 131.000, il 4,35% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Il calo è però frutto di un boom praticamente solo maschile, visto che la riduzione di uomini nelle liste di collocamento è addirittura dell'11,12% (quasi invariato il dato femminile).

Bologna, Modena e Ferrara, in base ai dati diffusi oggi dalla Cisl, sono le province che in valore assoluto hanno l'incidenza più alta di persone in cerca di lavoro rispetto al campione complessivo regionale. Cala anche il tasso di disoccupazione in Emilia-Romagna, di un punto negli ultimi due trimestri rispetto alla media del triennio 2015-2017, portandosi dal 7,1% al 6,2%. Ma solo parzialmente ne beneficiano i più giovani: nella fascia d'età 25-34 anni, infatti, il tasso di disoccupazione media in regione (triennio 2015-2017) è del 9%, con punte del 14% a Ferrara e di oltre il 10% a Ravenna. Molto meglio invece Reggio Emilia, dove i giovani senza lavoro sono il 5%. Ma le difficoltà sono anche per gli over 50 rimasti tagliati fuori dal mercato del lavoro, una fascia per la quale il tasso di disoccupazione galleggia attorno al 4%, ma resta comunque il doppio rispetto agli anni pre-crisi.

Passando alle tipologie contrattuali delle nuove assunzioni in Emilia-Romagna, nella fascia 30-49 anni cala rispetto agli anni precedenti la percentuale dei contratti a tempo indeterminato: si è passati progressivamente dal 28,7% del 2015 al 19,6% del 2016, al 15% del 2017 fino al 14,6% di quest'anno. Nel 2018 sono il 38% i contratti a termine e il 21,5% le assunzioni con contratti di somministrazione. I neet, i ragazzi tra i 18 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, sono in regione 90.000, un dato in lenta erosione rispetto ai valori oltre ai 100.000 degli anni precedenti.

Turismo, in riviera tantissimi senza lavoro. Cisl: "Nero da brividi"

"Soprattutto nel litorale viviamo ancora una realtà sommersa piena di grigio e di nero che è insopportabile", commenta il segretario regionale della Cisl Giorgio Graziani, che solleva il tema del lavoro stagionale sulla riviera romagnola. A Rimini, in base ai dati forniti dal sindacato durante un convegno nella sua sede di Bologna, la disoccupazione è all'11,7% nella fascia d'età 25-34 anni, seconda in Emilia-Romagna per quanto riguarda la media dell'ultimo triennio soltanto a Ferrara (14,1%). Segue Ravenna col 10,4%, mentre la provincia migliore, Reggio Emilia, è appena al 5%. "Dati che fanno rabbrividire" secondo Graziani, che non vede altra giustificazione a queste cifre se non un ampio ricorso al 'nero' nei contratti di lavoro, in particolare per quanto riguarda l'industria del turismo. "C'è tanto lavoro che non siamo riusciti a fare e che noi dobbiamo fare, non per mettere in difficoltà le imprese, in particolare quelle stagionali - chiarisce il numero uno della Cisl regionale - ma per costruire quelle condizioni virtuose, perchè loro riescono ad avere i margini e le persone che lavorano in quei settori riescono ad avere dignità". Sottolinea ancora il sindacalista: "Non può esistere che nel 2018, dopo una crisi come quella che abbiamo vissuto, ci sia ancora qualcuno che si approfitta dei lavoratori soltanto perchè è lavoro stagionale. Questa è una specificità dell'Emilia-Romagna che non ci permette di andare orgogliosi. Siamo un'eccellenza in tanti campi, in questo oggettivamente no". Per Graziani un intervento per fare emergere il 'nero' in riviera è oggi particolarmente indicato perchè potrebbe avvenire in concomitanza con l'applicazione della flat tax nei piani del Governo M5s-Lega. L'argomento è emerso a margine dell'incontro organizzato dalla Cisl sui 20 anni della Felsa, la sigla del sindacato che si occupa della contrattazione e della rappresentanza dei lavoratori somministrati e atipici.
"Non facciamo un elogio della somministrazione - chiarisce il segretario nazionale della Felsa Cisl Mattia Pirulli - ma rispetto a contratti di lavoro utilizzati nel mondo del lavoro la somministrazione ha una maggiore tutela". (fonte Dire)

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