Le gelate si sono portate via la frutta, Coldiretti: "Danni incalcolabili"

L'associazione degli agricoltori: "Tsunami sui campi, senza sostegno si rischia crisi economica, sociale ed occupazionale”

Dalla pianura alla collina, l'agricoltura provinciale è stata letteralmente martoriata dalle gelate tardive. Dopo quella pesantissima di fine marzo, le ultime tre nottate sottozero hanno inferto il colpo mortale a frutteti e coltivazioni sementiere. Mentre si teme il peggio anche per vigneti e ulivi, Coldiretti Ravenna pone all'attenzione delle Istituzioni la necessità di interventi a sostegno del settore, da sempre vitale per l'economia provinciale, e già fortemente compromesso nella sua redditività da cimice asiatica e coronavirus. 

“Il danno è principalmente economico dato che assisteremo in pratica all'azzeramento delle produzioni di albicocche, kiwi giallo, susine e ad un forte ridimensionamento per pesche, kiwi verde, orticole, sementiere, ma – puntualizza il Presidente di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte - l'emergenza che ne deriverà sarà senza alcun dubbio anche sociale dato che oltre al mancato reddito aziendale, ci troveremo a fare i conti con migliaia di stagionali che non troveranno occupazione nelle fasi della raccolta che si sommeranno a quelli già assunti dalle imprese per tutte le operazioni del momento e per la diradazione, a questo punto purtroppo non più necessarie”.

Coldiretti, dunque, lancia un appello alle istituzioni a tutti i livelli affinché “sostengano un comparto, quello frutticolo e in più in generale agricolo che in queste settimane difficili sta facendo tanto per la comunità garantendo i rifornimenti alimentari e la produzione della filiera agroalimentare, comparto che dopo la cimice si trova alle prese con una 'crisi da gelo' che rischia davvero di provocare uno tsunami economico, con tutte le ricadute occupazionali e sociali del caso”.

Dal monitoraggio effettuato da Coldiretti sul territorio provinciale emerge un quadro a dir poco devastante. Le temperature notturne, per tre notti di seguito comprese tra -2 e -5, hanno danneggiando in modo irreparabile i frutteti in piena fioritura, da Casola Valsenio a Castiglione di Cervia passando per la Bassa Romagna e ancora una volta a pagare il prezzo di questi sbalzi termici fuori stagione sono state le colture frutticole, già pesantemente provate dal maltempo della settimana scorsa con il gelo che si è abbattuto nuovamente sulle piante nelle fasi delicate della fioritura e della formazione dei frutti compromettendo la futura raccolta.

Partendo dalla collina si assiste ad una perdita del 100% su albicocco, pesco e kiwi giallo, del 50-70% sul kiwi verde, mentre solo più avanti si potranno stimare i danni sugli ulivi e sugli impianti di erba medica da seme. Già evidenti, soprattutto a Riolo Terme, sofferenze nei vigneti con germogli danneggiati. Scendendo verso Faenza e la via Emilia le percentuali non migliorano: azzerate le produzioni di pesche e nettarine, albicocche e kiwi giallo, - 70% per il kiwi verde.  La ricognizione nel territorio di Bagnacavallo non fa tornare il sorriso, anzi: 100% dei pescheti danneggiati, stessa sorte per quelli di susine e kiwi, 90% per gli impianti di albicocchi, - 90% per quelli di pere.  Tra Lugo e Massa Lombarda perso il 100% delle drupacee (pesche, albicocche, susine), danni tra 50-60% sulle pomacee (pere e mele) ma con una forte probabilità di problemi qualitativi (segni da gelo e buccia rugginosa). A Russi cancellate le produzioni di pesco, albicocco, susine con danni anche a vigneti e coltivazioni da seme. Anche a Ravenna niente da fare per la frutta e le produzioni sementiere mentre pare tenga il vigneto. Resistono anche gli impianti di noci e mandorli, comunque ancora complementari rispetto alle altre coltivazioni. 

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“Davanti a questa scenario desolante – conclude il Presidente Dalmonte – e alle possibili ricadute occupazionali che dai campi andranno poi inevitabilmente ad allargarsi alle strutture cooperative, private e a tutto l'indotto, è evidente che si rendono necessari interventi di sostegno perché a rischiare, oggi come oggi, non è solo un settore, bensì l'economia ravennate nella sua totalità, dai produttori, ai lavoratori sino a tutto il sistema dei servizi ad essa connesso”.​

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