Marcegaglia e cassa integrazione, l'Usb non firma l'accordo: "Non c'è stata trattativa"

"L’Azienda - si legge nella nota del sindacato -. ha motivato tale richiesta per effetto di una situazione di incertezza produttiva derivante dalla mancanza di ordinativi dovuti all’emergenza sanitaria

"Non c'è stata trattativa". L’Unione sindacale di base (Usb) non ha firmato l’accordo sulla cassa integrazione alla Marcegaglia. L'incontro si è tenuto giovedì. "L’Azienda - si legge nella nota del sindacato -. ha motivato tale richiesta per effetto di una situazione di incertezza produttiva derivante dalla mancanza di ordinativi dovuti all’emergenza sanitaria. L’Azienda ha dichiarato che oggi si stanno evadendo più che altro ordini pre-lockdown, per cui si ha una visibilità fino alla metà di giugno. La maggiore criticità è stata evidenziata nel reparto del Centro Servizi, dove gli ordinativi sono calati del 60% per effetto del blocco dell’industria dell’auto. Ad oggi sono in questo reparto i lavoratori maggiormente colpiti dalla cassa integrazione e nel totale dello stabilimento sono circa 170. A fronte di ciò l’Azienda ha dichiarato la necessità di proseguire la cassa integrazione fino al 30 giugno e probabilmente anche oltre".

"L’azienda ci ha presentato un pacchetto di condizioni ponendo il veto alla discussione - prosegue la nota -. L’anticipo delle spettanze dell’Inps la maturazione parziale dei ratei in base ai giorni lavorati e la rotazione con il criterio della fungibilità e competenze della mansione, queste per noi non sono condizioni soddisfacenti per poter firmare un accordo. Non accettiamo e firmiamo pacchetti preconfezionati. Questi criteri penalizzano tanti lavoratori, molti dei quali sempre gli stessi". Per il sindacato, "il meccanismo della rotazione così come pensato è uno strumento che l’azienda può usare come discriminante".

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Continua la nota: "Sappiamo che alcuni lavoratori sono ancora a casa da diversi mesi senza essere mai stati richiamati a lavoro è cosa ancora più assurda quando la stessa Direzione dichiara che deve essere lo stesso lavoratore a dare la propria disponibilità a rientrare a lavoro. Il meccanismo della rotazione tra tutti i lavoratori deve essere equo e non discriminatorio. I ratei maturati in modo proporzionale non posso essere la risposta per accontentare tutti i lavoratori. Chi, in passato, ha lavorato più di 10 giorni al mese già maturava questo diritto. Infine come da nostra richiesta avanzata la volta scorsa manca l’integrazione salariale da parte dell’azienda. Per tutti questi motivi non possiamo che considerare quest’accordo l’espressione di una concessione mascherata da necessità aziendali e perciò lo reputiamo inaccettabile".

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