Meno ore di formazione per aprire una lavanderia: "Una vittoria della Cna"

Si è portato a 250 il numero di ore obbligatorie di formazione per acquisire la qualifica professionale di responsabile tecnico: un requisito obbligatorio per l’esercizio dell’attività

E’ arrivata una prima positiva (pur se ancora parziale) svolta per il settore delle tintolavanderie. Con il Decreto Legge “semplificazioni”, da poco approvato dal Parlamento, si è portato a 250 il numero di ore obbligatorie di formazione per acquisire la qualifica professionale di responsabile tecnico: un requisito obbligatorio per l’esercizio dell’attività. La Legge che regolamenta l’accesso alla professione risale al 2006 e prevedeva un percorso formativo di 450 ore. In un settore in difficoltà - per il cambio delle abitudini sociali e per l’aumento della concorrenza sleale e dell’abusivismo - questo ha significato nei fatti la chiusura di molte imprese storiche che non potevano più vendere l’attività visto che i corsi per ottenere la qualifica non partivano; in particolare per il costo causato dalle troppe ore richieste.

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“Prima – dichiara Francesca Gemelli, portavoce Cna Tintolavanderie di Ravenna e dell’Emilia-Romagna - il monte ore era talmente eccessivo che si traduceva in tempi e costi quasi insostenibili che, di fatto, hanno scoraggiato l’accesso a questo tipo di attività. In alcuni casi queste difficoltà portavano ad aggirare la norma, per assenza di controlli, e a ricorrere all’apertura di finte lavanderie a gettoni. Un fenomeno molto diffuso, specialmente in alcune aree del territorio, perché per aprire un self service non è prevista la figura del responsabile tecnico e in alcuni casi si apriva così per poi invece svolgere illegalmente la stessa attività delle lavanderie artigianali. E’ un cambiamento importante che la Cna ha proposto e sostenuto con forza. Ora è necessario che la Conferenza delle Regioni intervenga sul vecchio accordo per rimodulare la formazione portandola a 250 ore (una parte delle quali potrebbero essere online) passando poi il timone alle Regioni per avviare i percorsi professionali che, fino ad oggi e tranne rare eccezioni, è stato impossibile far partire. L’obiettivo finale – conclude Gemelli – è sempre quello di offrire un buon servizio al cliente e consentire l’abbattimento sostanziale delle ore e dei costi per l’accesso alla professione, puntando realmente al rispetto della legge e favorendo il rilancio professionale del settore lavanderie artigiane”.

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