Lavoratori portuali in piazza per lo sciopero nazionale: "Rinnovateci il contratto"

Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato una prima giornata di mobilitazione nazionale e hanno indetto, per giovedì, uno sciopero nazionale di 24 ore nei porti italiani

Foto Massimo Argnani

Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato una prima giornata di mobilitazione nazionale e hanno indetto, per giovedì, uno sciopero nazionale di 24 ore nei porti italiani. L’astensione dal lavoro riguarda tutti i lavoratori degli organici del porto e comunque tutti i dipendenti delle imprese ex art 16/17/18 della Legge 28 gennaio 1994 n.84 e dei dipendenti della Autorità di Sistema portuale.

A Ravenna lo sciopero di giovedì mattina è stato accompagnato da un presidio davanti alla sede della Prefettura, in piazza del Popolo. "Una delegazione dei sindacati e dei lavoratori è stata ricevuta in Prefettura e al Prefetto sono state esposte le motivazioni della mobilitazione proclamata a livello nazionale - spiegano i sindacalisti - Il prefetto ci ha assicurato che si farà carico di portare le nostre rivendicazioni nelle sedi preposte. Siamo molto soddisfatti per l’adesione registrata a Ravenna che ha interessato i lavoratori di ogni settore del porto. Attendiamo ora le risposte del Governo nella speranza che si possa riaprire una trattativa, che permetta una riflessione ampia sulla condizione del lavoro negli scali italiani. Bisogna superare la fase di stallo in cui ci troviamo a causa delle rilevanti indisponibilità datoriali su temi quali la difesa del fattore lavoro.  Il contratto collettivo nazionale è il solo strumento a tutela e regolazione atto a salvaguardare il lavoro portuale. Il contratto è riconosciuto dalla legge speciale 84/94 e regolamenta le particolarità del settore. Il lavoro portuale sta subendo una profonda trasformazione e una forte evoluzione. Le attività dei lavoratori stanno attraversando mutamenti continui, determinati dai processi in corso nei porti italiani. Le compagnie di navigazione, sempre più incisive negli assetti delle aziende terminalistiche, perseguono strategie volte ad abbassare i costi dei segmenti di filiera e del trasporto a spese dei lavoratori portuali. Si modificano così in peggio le condizioni di lavoro e la sicurezza dei dipendenti. Una volta abbattuto il baluardo del contratto, il rischio è che il settore portuale conosca una progressiva fase di peggioramento delle condizioni per chi ci lavora".

Foto Massimo Argnani

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