Provvedimento 'blocca trivelle': "Governo si fermi, a rischio 100mila lavoratori"

Sul punto intervengono alcuni consiglieri regionali Pd. "L'emendamento potrebbe segnare la morte della città di Ravenna", aggiunge Mauro Bertolino di Forza Italia Ravenna

Continua a destare preoccupazioni il provvedimento "blocca trivelle", proposta di emendamento al decreto legge "Semplificazioni" che riguarda il settore upstream e prevede, in particolare, la moratoria fino a tre anni dei permessi di prospezione e ricerca di giacimenti già rilasciati e dei nuovi permessi, l’elevamento considerevole dei canoni concessori a carico delle compagnie e la soppressione del riconoscimento dell’upstream come "attività di pubblica utilità". Dopo l'appello pubblico e l'invito del sindaco Michele de Pascale a Matteo Salvini a incontrare il mondo dell'offshore ravennate, sul punto intervengono alcuni consiglieri regionali Pd.

"Il governo Lega-M5s, nel decreto-legge Semplificazioni, ha previsto misure che andranno a bloccare l'estrazione di gas naturale in tutto il territorio italiano. Misure che, a essere ottimisti, faranno perdere migliaia di posti di lavoro, penalizzando soprattutto la nostra regione, dove sono quasi mille le aziende riconducibili all'industria upstream che occupano più di diecimila addetti e generano indotto per oltre centomila lavoratori, e in particolare Ravenna, dove si concentra il 13% delle aziende e il 29% dell'occupazione regionale del settore". Per questo i consiglieri del Partito Democratico Gianni Bessi, Manuela Rontini e Mirco Bagnari chiedono alla Giunta, tramite un'interrogazione, di convocare con urgenza un Tavolo regionale del settore e chiedere al governo di fare altrettanto a livello nazionale, bloccando nel contempo l'iter della misura all'interno del decreto legge Semplificazioni.

"Quello delle estrazioni di gas - scrivono i consiglieri nell'atto ispettivo - è un distretto produttivo centrale per l'economia regionale e statale, ai primi posti in Italia e in Europa per concentrazione di aziende, professionalità e attività di ricerca e trasferimento tecnologico. Unanime perciò è la preoccupazione del mondo produttivo, dalle imprese del settore energetico a quelle manifatturiere e di servizi, tanto che i sindacati hanno già annunciato che, all'interno della manifestazione contro la Legge di Bilancio programmata il 9 febbraio a Roma, ci saranno anche i lavoratori del settore, che indosseranno i loro caschi per protestare contro una decisione miope e che mette a rischio la capacità produttiva del Paese. L'Emilia-Romagna ha investito progettualità e risorse per lo sviluppo del settore energetico, sostenendo da un lato la transizione verso forme pulite e rinnovabili e dall'altro la sicurezza e sostenibilità delle estrazioni del gas naturale. Non solo perché centrali dal punto di vista economico e sociale, ma anche perché continua a essere la fonte fossile più pulita che esiste. A tale proposito, va ricordato l'accordo sottoscritto nel 2016 tra Regione e ministero dello Sviluppo Economico sulla sicurezza e innovazione nell'ambito della ricerca e coltivazione degli idrocarburi offshore e delle relative infrastrutture".

"Il 22 gennaio - concludono i consiglieri - il Roca (Ravenna Offshore Contractors Association) ha presentato alla Camera di Commercio il manifesto 'Ravenna Capitale dell'Energia', documento che sta raccogliendo la sottoscrizione a livello nazionale principalmente del mondo imprenditoriale e associativo e che si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di una politica energetica consapevole e sostenibile, intenta alla transizione verso le rinnovabili in maniera ponderata e scevra da pericolosi populismi".

Provvedimento 'blocca trivelle', de Pascale scrive a Salvini: "Migliaia di persone perderanno il lavoro"

"Anziché preoccuparsi delle scritte in arabo negli ospedali avremmo preferito che la Lega ravennate facesse fronte comune con il sindaco, l'amministrazione e le forze sociali e sindacali per difendere i lavoratori del settore offshore, messi a rischio dalle scelte di questo Governo che usa un intero settore produttivo come merce scambio per regolare equilibri politici interni - aggiunge il segretario comunale del Pd di Ravenna Marco Frati, facendo riferimento alla proposta dei consiglieri leghisti di rimuovere i cartelli in arabo nei locali Ausl e nell'ospedale di Ravenna - Un settore, quello del gas naturale, ce garantisce posti di lavoro, sviluppo, ricerca e compatibilità ambientale consentendo di diminuire la dipendenza energetica da altri paesi. E il clima di persecuzione e di incertezza che si sta creando rischia di compromettere investimenti, innovazione e occupazione. Per questo almeno dalla Lega del nostro territorio ci saremmo aspettati una posizione di buonsenso, oltre gli steccati della politica. Ma evidentemente le scritte in arabo sono più importanti dei posti di lavoro".

Forza Italia: "Estrazioni gas vitali per l'economia ravennate"

"L'emendamento potrebbe segnare la morte della città di Ravenna - aggiunge Mauro Bertolino di Forza Italia Ravenna - Il distretto energetico ravennate conta più di 4000 lavoratori totali fra diretti e indiretti. Oltre a tutte queste famiglie va da sé come tutte le attività commerciali, in primis e non solo, ruotano attorno a questo indotto senza il quale il colpo inferto all’economia ravennate sarebbe mortale. Si tratta di un emendamento in grado di creare un danno economico nazionale in quanto, per una ipotizzabile futura transizione energetica, non si può prescindere dall’utilizzo del gas che inevitabilmente saremmo costretti a importare da altri paesi asservendoci a questi. Spero che in tutte le coscienze ravennati e non solo si faccia largo la consapevolezza della necessità di difendere il gas Italiano".

"Avremmo voluto guardare l’accordo sulle trivelle in maniera positiva, ma dobbiamo prendere atto di come si tratti di un accordo profondamente al ribasso - aggiungono i colleghi di Bertolino Galeazzo Bignami, deputato di Forza Italia, e il capogruppo azzurro in consiglio comunale Alberto Ancarani - Non possiamo infatti non notare come questa alleanza anomala porti a rimandare di continuo l’assunzione di responsabilità su temi importantissimi, come quello dell’offshore che, nel ravennate, rappresenta un settore economico fondamentale e strategico. Il tira e molla rischia di consumarsi sulla pelle di lavoratori, di imprese, di un comparto che produce e genera ricchezza sul territorio e che è rilevantissimo nella transizione, tanto auspicata dagli stessi 5 stelle, verso le fonti rinnovabili. Lo ripetiamo, se ce ne fosse bisogno. Noi siamo per la tutela ambientale: chi non vorrebbe energia pulita, autosufficienza energetica, rispetto dell’ambiente, tutela del territorio, impatto zero e cosi via. Ma crediamo che tutto ciò debba essere perseguito attraverso la costante ricerca di quell’equilibrio con il mondo economico e produttivo, che non si può pensare di ‘azzerare’ e di penalizzare da un giorno all’altro con provvedimenti che pesano come una spada di Damocle. Altrimenti si rimane nell’utopia e nel mondo dei sogni. Chi governa ha la precisa responsabilità di venire incontro alle esigenze di sviluppo del territorio. E il territorio ravennate vive, prospera e si sviluppa anche grazie al comparto dell’offshore che genera migliaia di posti di lavoro. Un comparto, peraltro, che può ampiamente convivere con l'altro volano produttivo del territorio ravennate che è quello turistico. Il Governo dunque si trova a un bivio perché chiamato a scegliere su temi decisivi per il rilancio economico del Paese. Un rilancio che deve passare, in questo caso specifico, dal confronto con il mondo dell’offshore. Su questo auspichiamo che chi ha a cuore il mondo produttivo e la reale tutela del lavoro sappia vigilare e frenare la propaganda distruttiva di chi oggi al Governo e che sa solo dire ‘no’ a tutto senza nessuna visione strategica di futuro".

La Lega: "La partita non è ancora chiusa"

"Lavoreremo fino all'ultimo, se serve anche durante la seconda lettura alla Camera, per salvaguardare il settore Oil&gas: l’emendamento uscito dalla mediazione di stanotte, infatti, non tutela ancora a sufficienza il comparto; l’obiettivo finale è una legge che tuteli l’ambiente ma senza posizioni talebane che blocchino sviluppo e lavoro". Lo afferma Gianluca Pini, presidente della Lega Nord Romagna, impegnato assieme a Giorgetti e ad altri esponenti sella Lega in questi giorni in un duro braccio di ferro con i 5 stelle a difesa del comparto. "Ci è stato detto che senza un accordo su questa norma sarebbe potuto saltare il Governo - spiega Pini - Personalmente avrei barattato volentieri la tenuta del settore con la fine di questa esperienza che ha mostrato troppi, imbarazzanti limiti da parte dei 5 stelle; ma non sono io a decidere, anche se moltissimi elettori leghisti la pensano come me. Mi fa piacere comunque la dura presa di posizione di Salvini: ha ragione, la politica dei no porta solo a schiantarsi contro i muri. Speriamo in meglio, e presto".

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