La stalla-robot in cui le mucche si 'mungono da sole': ecco come funziona

La nuova tappa è la stalla robot inaugurata venerdì a Mandriole - un investimento da 2 milioni di euro - passo in avanti di una strategia aziendale

“Non c’è futuro per chi dice: abbiamo sempre fatto così”. Giovanni Giambi, direttore di Agrisfera, sintetizza in una frase il percorso di innovazione che ha abbracciato la cooperazione di braccianti, affiancata da Legacoop Romagna e dalle sue strutture di servizio. La nuova tappa è la stalla robot inaugurata venerdì a Mandriole - un investimento da 2 milioni di euro - passo in avanti di una strategia aziendale in cui il biologico è diventato protagonista mentre i consumi di latte sono calati di più di un quarto in 20 anni. Lo dicono le analisi di mercato, le opportunità ci sono, però necessitano di un cambio di mentalità. La progressione in pochi anni di Agrisfera è rilevante: riconversione dalla carne al latte, software di gestione, rilevatori automatici, impianti fotovoltaici e quindi robot, automazione spinta.

"A luglio 2016 il primo litro di latte biologico, quindi l’ampliamento grazie alla partnership con il gruppo Granarolo, uno dei primi a impostare questo cambio di paradigma - dice il vicepresidente Danio Federici -. Risultato per la nuova stalla, produzione aumentata dell’85%, un nuovo step nell’agricoltura circolare (“la facciamo da 10 anni, da quando partimmo col biogas”), quella in cui non si butta via niente e ci guadagnano azienda, ambiente e collettività. E il benessere animale? Il miglioramento è tangibile". "Qui - ricorda il presidente di Federazione delle Cooperative di Ravenna Lorenzo Cottignoli in rappresentanza di tutto il movimento cooperativo - le date storiche si intrecciano in uno dei luoghi simbolo della cooperazione italiana. E non solo. Qui spirò Anita Garibaldi. Ma l’innovazione è una strada che la cooperazione bracciantile conosce da sempre, nonostante le umili origini". "È un modello diverso che dobbiamo essere in grado di affermare in tutte le sedi", dice il sindaco di Ravenna Michele De Pascale.

"Il primo obiettivo, ormai 111 anni fa, era dare una risposta alla fame e alla mancanza di lavoro - viene ricordato -. Questa storia gloriosa, che passa dall’epopea della bonifica di Ostia, da tempo ha dovuto affrontare un cambio di mentalità. Agrisfera, una delle eredi di quella storia, oggi possiede 4mila ettari di terreno e fattura 11 milioni di euro. Tra le altre cose è pioniera dell’agricoltura di precisione guidata col gps, con cui si risparmiano acqua, energia e concimi. E’ uno dei paradigmi dell’agricoltura “smart” come la definisce il professor Angelo Frascarelli, docente di Economia e Politica Agraria all’Università di Perugia. “Sporchi e brutti” erano i braccianti, ma non cattivi, se mai lo sono stati, visto che sono i protagonisti di una rivoluzione verde che nel digitale trova il suo alleato". "Domani i big data, dopodomani i robot che andranno direttamente in campo a mietere e arare. Cambieranno i lavori," spiega il docente, serviranno resilienza e capacità di formare le persone a nuovi mestieri: in questo modello le reti sono fondamentali, dalle organizzazioni cooperative ai fornitori e su questi temi serve una presenza forte in Europa.

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L’apprezzamento della Regione Emilia-Romagna passa per le parole dell’assessore all’Agricoltura Simona Caselli: "Cerchiamo di fare il massimo per la nuova nuova politica agricola comunitaria - racconta - ma la mancanza di un governo in questi momenti chiave si sente. Lo scenario migliore, senza l’intervento degli Stati membri, prima di tutto l’Italia, è quello di un calo di risorse europee del 15% per l’agricoltura, il peggiore addirittura del 30%. “Ci sentiamo soli”". "La cooperazione è sempre stata innovazione e progresso, ricorda il presidente di Agrisfera Marino Tarozzi, è sempre arrivata un passo prima degli altri. “Non è facile, ma è una strada da cui non possiamo tirarci indietro. Sapendo che il primo valore è che non si lascia nessuno indietro".

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