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Virtuosismi in omaggio a Segovia, uno dei più grandi musicisti del Novecento

Redazione RavennaToday29 giugno 2012

Presso Chiostri della Biblioteca Classense Dal 30/06/2012 Al 30/06/2012

Ravenna Festival ricorda, sabato 30 giugno, uno fra i più grandi e significativi musicisti del Novecento, Andrés Segovia, a 25 anni dalla sua scomparsa. E lo fa a oltre mezzo secolo dal memorabile concerto che il celebre chitarrista tenne al Teatro Alighieri (il 2 dicembre del 1956), presentando uno fra i protagonisti dell’attuale scena chitarristica che proprio di Segovia fu allievo, Piero Bonaguri.

Il musicista riminese, già applaudito al Festival nel 2005 e nel 2009, testimonia l’eredità lasciata da colui che nell’immaginario collettivo è vissuto come lo ‘scopritore della chitarra moderna’. È proprio grazie a Segovia infatti che quello strumento è uscito dall’angusto ambito della tradizionale vocazione folkloristica, dallo stereotipo dello strumento facile e ‘alla portata di tutti’, per radicarsi in un contesto culturale ‘alto’, entrando in rapporto con la grande tradizione compositiva e interpretativa europea.

“A causa della ricchezza del suo timbro la chitarra – ha scritto Andrés Segovia nell’autobiografia – è come un’orchestra vista attraverso un binocolo rovesciato: piccola e liricamente intima”. La straordinaria tecnica ed espressività delle interpretazioni del maestro spagnolo hanno indotto molti compositori a scrivere per lui e per la chitarra: nomi come Heitor Villa-Lobos, Mario Castelnuovo Tedesco, Joaquin Turina, Federico Moreno Torroba, Manuel de Falla, che nella storia di questo strumento vengono appunto definiti ‘compositori segoviani’.

Ma Segovia è stato anche uno straordinario didatta e Piero Bonaguri ricorda ancora con entusiasmo il corso seguito con lui a Ginevra nel 1982: “È impressionante il suo modo di far lezione, specialmente la sbalorditiva facilità con cui coglieva e comunicava il senso musicale di ogni frase, di ogni nota; una prontissima intuizione che si traduceva in suggerimenti concreti che restituivano alla musica la sua espressione naturale. Un modo di insegnare che era agli antipodi della pedanteria perché era innanzitutto comunicazione di una intelligenza del fatto musicale”.  

Sempre nel rigoroso rispetto della musica e della personalità dell’interprete: “Bisogna – sono ancora parole di Segovia – per prima cosa essere precisi, osservare tutto quanto è scritto nella partitura; ma poi, senza venir meno a questo rigore, bisogna mettere nell’esecuzione un amore, senza il quale il suonare perde significato. Di un artista senza amore una volta si è detto: è perfetto, ma niente di più”.

Piero Bonaguri svolge attività concertistica in tutto il mondo e a cui molti compositori hanno dedicato nuovi brani (sono ormai circa 250 i componimenti scritti per lui da autori quali Cappelli, Guarnieri, Ugoletti, Anzaghi, Solbiati...); nel concerto per Ravenna Festival propone un percorso che, nella prima parte, va dalle pagine originariamente per vihuela del compositore cinquecentesco Luys De Narvàez, alle trascrizioni che Segovia elaborò su pagine di Bach, dalla Romanza scelta tra le tante pagine che Niccolò Paganini dedicò alla chitarra (e di cui ancora non esiste un catalogo definitivo) alle ‘Variazioni op. 9’ di Fernando Sor. Per poi passare, attraverso la prima esecuzione assoluta di un brano composto dal contemporaneo Gilberto Cappelli ‘Per Segovia’, alla seconda parte della serata, con pagine dei cosiddetti autori ‘segoviani’, Federico Moreno Torroba e Mario Castelnuovo Tedesco, e infine con la celebre Sevilla di Isaac Albéniz.

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