Donatella Di Pietrantonio presenta il suo libro “L’arminuta”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Sarà in città venerdì alle ore 21 presso l'Ala D'Oro Donatella Di Pietrantonio con "L'Arminuta" (la ritornata) ha dato vita ad un romanzo certamente forte, intenso, commovente ed anche crudo. Un testo dove la ricerca della verità si mixa alla sofferenza dettata dall'abbandono, da una perdita di certezze. L'autrice riesce a farlo con equilibrio, senza mai cadere nella compassione. Il suo è un modo di esprimersi asciutto, tenace, ma allo stesso tempo emozionante, mai miserevole; "L'Arminuta" è una ragazza che dalla sua sofferenza impara e ricostruisce il suo percorso. Un cammino fatto di studio, ma anche di affetti riscoperti, che le restituisce la voglia e la capacità di amare ed essere amata. Una ragazzina di tredici anni che ti prende la mano e che ti mostra il mondo come lei stessa lo vede; un mondo confuso e ribaltato di chi ha constatato, all'improvviso, vedere andare in frantumi ogni certezza e ogni punto di riferimento: una storia dura, aspra, come duro e aspro è l'Abruzzo degli anni '70 in cui è ambientata. Donatella Di Pietrantonio vive in provincia, a Penne, in Abruzzo. Dentista pediatrica, ha debuttato con Mia madre è un fiume (Elliot, 2011) e nel 2014 è tornata con Bella mia, con cui ha preso parte al premio Strega. Se già la critica aveva apprezzato i suoi primi due libri, è stato con il terzo, L'arminuta, che ha anche segnato il passaggio a Einaudi ed ha raggiunto un numero sorprendente di lettori. L'arminuta è una ragazzina di tredici anni che da un giorno all'altro scopre di non essere la figlia delle persone con cui è cresciuta e si trova restituita alla sua vera famiglia. Donatella Di Pietrantonio, si aspettava un'accoglienza così forte da parte dei lettori grazie a questa storia?

"Pensavo che una storia per certi versi così estrema potesse coinvolgere, ma non in questa misura. In molti raccontano di aver letto L'Arminuta d'un fiato, magari in una nottata, e di esserci poi tornati per una seconda lettura più attenta e ponderata". Uno dei temi più affrontati nei suoi romanzi è la maternità…"È la mia urgenza narrativa ed è d'altronde un tema universale e antico, inesauribile. Mi interessa andare a guardarlo nelle sue pieghe nascoste, nelle parti in ombra, nelle anomalie. All'opposto dell'amore la relazione madre-figlio può sfociare nell'abbandono, nel rifiuto, nella rinuncia. Così è da sempre, troviamo esempi nella mitologia e nelle fiabe. L'Arminuta, dopo la restituzione alla famiglia biologica, quindi dopo un doppio abbandono, dice di essere orfana di due madri viventi". Quanto è importante nei suoi libri il legame con la sua terra, l'Abruzzo? "In ogni mio romanzo l'Abruzzo si prende uno spazio superiore a quello che vorrei concedergli, è una specie di personaggio un po' invadente che "vuole" mettersi in evidenza. Quando mi siedo a scrivere mi ha già preceduto e si offre come ambiente della storia in costruzione. E mi regala anche la "sua lingua", che uso con parsimonia, in una forma che mi auguro sia rappresentativa dei numerosi dialetti della mia terra luminosa". Lei è un medico, come concilia i suoi impegni lavorativi con la scrittura? "Devo scindere il tempo: odontoiatra di giorno, scrittrice di notte. Ma il momento migliore per me è alle cinque di mattina, quando una grande energia interna mi sveglia e mi dice di scrivere. Questo accade solo con un romanzo in corso, altrimenti dormo tranquillamente fino alle sette".

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