Il Mar rivestito a nuovo: inaugurato il riallestimento del patrimonio permanente

Presentato il nuovo allestimento della collezione moderna e contemporanea del Mar di Ravenna. Un riordino necessario che ha messo in luce le relazioni tra la storia del Museo e quella della comunità di riferimento, oltre ad importanti scoperte sulla storia delle acquisizioni.

80mila euro di finanziamenti europei decisamente ben investiti, quelli utilizzati per lo studio e il riordino della collezione moderna e contemporanea del Mar di Ravenna. Sale luminose, percorsi di immediata lettura e allestimento arioso rendono ora giustizia a capitoli fondamentali della storia ravennate, inestricabilmente legati anche alle vicende della storia e della storia dell'arte nazionali. 

"Gli interventi di riordino sono sempre operazioni complesse - spiega Alberta Fabbri, nuova conservatrice del Museo, che insieme ai collaboratori del Mar ha dato concretezza al progetto a lungo auspicato e preparato anche da Nadia Ceroni che l'aveva preceduta nello stesso ruolo - ma sono necessarie per recuperare il filo della narrazione che, nel caso del Mar, si è sviluppata lungo "due linee del tempo": l'enunciato storico-cronologico, composto di luoghi, fatti e persone, e la linea della formazione del patrimonio, concretizzandosi così in una sorta di percorso elicoidale, reso possibile da un approfondito scandaglio delle fonti".

"Lo studio delle collezioni - rileva la ricercatrice Silvia Massari, coinvolta attivamente nella preparazione degli apparati didascalici - ha inoltre gettato luce su alcune importanti vicende legate alle opere e alla storia delle loro accessioni, come l'acquisto del disegno di Gustav Klimt, effettuato a un anno dlla scomparsa dell'artista, o la scoperta del titolo dell'opera di Tano Festa a cui è stato così restituito il contesto: si chiama infatti "Detroit" ed è del 1968, possiamo quindi ricondurla a una rappresentazione ispirata ai pesanti tumulti di matrice razziale che toccarono l'omonima città americana nel '67".

Il nuovo percorso di visita prende avvio dall'epoca della Restaurazione con l’istituzione della Galleria dell’Accademia di Belle Arti (inaugurata, quest'ultima nel 1829) che nasce a fini didattici e diviene la cartina di tornasole dei protagonisti (docenti e allievi) della vita dell'Accademia.

Si succedono qui Giambattista Bassi, nominato accademico di Merito, Arturo Moradei e Vittorio Guaccimanni, più volte invitato alla Biennale di Venezia, ma anche il genio precocemente scomparso di Domenico Baccarini, che nei suoi intensi ritratti di donna introduce i temi del sogno e dell'introspezione, anticipando di poco (non a caso) "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud e cogliendo così i mutamenti di una sensibilità collettiva.

Nel 1919 Corrado Ricci vorrebbe dare vita a una Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – che non fu però realizzata – con alcune opere selezionate dopo il riordino della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Nello stesso anno l’Accademia acquista un disegno di Klimt che proprio nella nostra città aveva trovato l'ispirazione (grazie ai mosaici di San Vitale) per risolvere la rappresentazione bidimensionale del soggetto e dello sfondo, strizzando l'occhio anche a quella contaminazione delle arti che promanava dall'esperienza inglese delle "Arts and Crafts".

La Collezione contemporanea segna un passo decisamente diverso, trovando la sua ragion d'essere all'indomani del trasferimento dell’Accademia presso la Loggetta Lombardesca e il contestuale avvio di un’attività espositiva finalizzata a portare a Ravenna i protagonisti della scena artistica nazionale e internazionale. "Alcune opere arrivano con la mostra di Claudio Spadoni sul critico Arcangeli - continua Fabbri - che riunisce sotto la definizione di "Ultimi naturalisti" artisti informali come Vasco Bendini, o Sergio Romiti. Un programma di accessioni viene poi ratificato negli anni Ottanta e Novanta per l’acquisto di opere ritenute qualificanti per documentare le esperienze artistiche che sporgono sull’attualità. Le scelte mettono a tema i centri di produzione culturale, Bologna, Roma, Milano, Torino per una narrazione che intreccia lo svolgersi dei fatti dell’arte con la storia del museo e della ricontrattazione della sua identità, nei limiti di uno spazio, quello delle due maniche lunghe, che rende possibile una selezionatissima scelta dalle consistenti riserve del museo.

Tra le novità più rilevanti le opere di Alighiero Boetti, Carla Accardi, Claudio Olivieri e Maurizio Cattelan, che ironizzando sulla travagliata esperienza della sua mostra a Ravenna, dona un'opera molto particolare: un oggetto quotidiano trasformato in opera d'arte (seguendo uno spirito decisamente dadaista!), un certificato medico in duplice copia in cui comunica al datore di lavoro "Pinacoteca Comunale" di essersi ammalato di astenia psicofisica".

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