Elia Che Suona svela il nuovo disco "Obelia", una carica di autoironia e pathos sociale

Seconda fatica discografica per il cantautore di Alfonsine, che torna con un singolo in italiano apprezzato anche all'estero. Il suo totem? Il pesce blob

Nato nel 1996 e cresciuto ad Alfonsine Elia Agostini, alias Elia Che Suona, è un giovane cantautore romagnolo che ha già fatto parlare di sè e che a fine 2019 propone al pubblico il suo nuovo progetto musicale: l'album "Obelia".

Dopo una prima esperienza musicale nel mondo punk, Elia ha intrapreso un percorso solista esplorando con le sue canzoni il panorama cantautorale italiano. Nel 2017 ha pubblicato l'album "Meglio Così" e nello stesso anno sale per la prima volta sul palco del Mei a Faenza. A inizio 2018 ha poi dato avvio al suo nuovo progetto discografico con il brano "A bobine". Un lavoro intenso, di circa due anni, che ha portato alla realizzazione "Obelia", disco uscito lo scorso 23 novembre. 

Elia, cosa vuoi comunicare con questo disco?

Quando preparo un disco, anche se non faccio un concept album, cerco comunque di legare un concetto ai miei dischi. Mi piace usare la forma dello storytelling nei miei brani, come se fosse un flusso di coscienza. Il mio album precedente era molto introspettivo e trattava anche temi forti, come il femminicidio e il razzismo. In questo album ho cercato di alleggerire un po' l'atmosfera. Ho tentato di raccontare vari momenti della vita.

Curioso il titolo: Obelia. Cosa significa?

Il titolo "Obelia" è totalmente inventato: è un nomignolo che mi davano da bambino, era la parola che usavano per sfottermi perchè era un po' in sovrappeso. "Obelia" nasce da questo. Fin dalla copertina ho voluto esprimere me stesso, in maniera minimale. Nell'album ho voluto raccontare le mie paure e le sensazioni che stavo vivendo. Ho scelto Obelia perché è una parola semplice e diretta. Per cercare di sviluppare un ragionamento in chi se la trova davanti. Ed è anche un modo per prendermi in giro ed è questo, in fondo, il sign dell'album: prendersi in giro, fare un po' di autironia. In "Pesce Blob" per tutto il ritornello faccio proprio questo: scherzo sulla mia condizione attuale.

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Parlaci del singolo del disco: "Pesce Blob". 

Il pesce blob per me è una sorta di totem, un simbolo del mio album. E' un animale particolare, che in pochi conoscono. E' un pesce che vive negli abissi marini, dove la forte pressione oceanica deforma il suo corpo facendogli assumere le fattezze di una faccia triste. E questa sua condizione mi ha portato a chiedermi: noi saremmo persone diverse senza tutti i condizionamenti sociali cui siamo sottoposti? Da questa domanda ho poi scelto il pesce blob come mio simbolo.
Inoltre, a partire dalle grafiche, tutto l'album ha le fattezze di un fumetto e quindi questo pesce è diventato l'identità del mio progetto.
Sono molto contento di questa canzone: una settimana dopo l'uscita, Pesce Blob è stata inserita in una playlist internazionale su Spotify che racchiude tanti artisti indie importanti ed è unico brano in lingua italiana. Sono stupito dal seguito che questo brano sta avendo anche all'estero.

Quanto lavoro c'è dietro questo album?

Sono otto tracce totali: sette inediti e un brano rimasterizzato del mio precedente album. Sono stati due anni di lavoro in cui ho registrato, fatto le grafiche e preparato il live. Ed è stato anche un periodo estremamente intenso. Nell'ultimo anno è successo di tutto. Tra 2017 e 2018 avevo fatto tanti concerti. Poi la band con cui mi esibivo live si è sciolta. Sono rimasto da solo a lavorare sui miei brani. Ho anche iniziato a lavorare e così mi sono traferito a Bologna e, sempre per lavoro, sono stato un paio di mesi a Genova. Perciò l'album è composto da alcuni pezzi inediti che avevo già portato in concerto e tante altre canzoni che ho registrato durante il 2019.

Insomma, un periodo di lavoro senza respiro.

E sto anche lavorando a un romanzo, ma ora ho dovuto interrompere la scrittura per concentrarmi sulla promozione dell'album. Però conto di rimettermi a scrivere dopo le feste di Natale.

Nell'album però si tratta anche un tema sociale, con il brano "Lucemia".

"Lucemia" è un'eccezione. Racconta la storia di un ragazzo che ho conosciuto a Genova e che per sette anni ha vissuto in un ospedale per combattere la leucemia. Il sottitolo della canzone è "Soldatini", quelli che per lui erano gli antibiotici immessi nel suo corpo per guarirlo. Questo percorso di malattia per lui è stato anche un percorso di luce. Insomma, anche dalle cose peggiori può nascere qualcosa di buono alla fine.

Un pensiero molto profondo...

Io credo che l'arte debba sempre avere un valore sociale. La musica e l'arte in generale sono forme di comunicazione importanti, le piu forti al mondo. Le persone che hanno bisogno di star bene e di integrarsi, in tutti i sensi, necessitano dell'aiuto dell'arte e l'artista ha il dovere di impegnarsi. Soprattutto chi fa musica. Noi viviamo immersi nella musica e secondo me è l'arte più potente e trasversale per comunicare un concetto.

E ora porterai il disco in concerto?

Certo. La prima data di presentazione è il 6 dicembre a Bologna, poi sarò a Misano Adriatico. In entrambe le date sarò dal dj Dariotronic che mi ha accompagnato nella fase di preparazione ai live. E poi per il 2020 sto pensando a qualche data fuori regione.

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