"I Shakespeare", sul palco universi paralleli e giochi teatrali

Come conciliare il puro intrattenimento, l’educazione teatrale e una possibilità di riflessione sul nostro presente? "I Shakespeare" è un progetto spettacolare di Accademia degli Artefatti che incarna la questione, esponendola e proponendone uno scioglimento: cinque spettacoli che sono cinque giochi teatrali di immediata e coinvolgente ricezione, cinque affondi nella storia del teatro, cinque occasioni di guardare al contemporaneo, attraversando le sue pieghe politiche, relazionali, civili, artistiche.

Di questi cinque episodi, sabato 9 marzo, ore 21.00, al Teatro Rasi di Ravenna ne vanno in scena due, I Banquo e I Caliban. Nel testo di Tim Crouch, uno degli autori contemporanei inglesi tra i più spiazzanti (per il gioco divertito tra realtà e finzione), alcuni precisi personaggi di estrazione shakespeariana interrogano la convenzione teatrale, mettendola in crisi e verificandone con dinamismo la possibilità di parlare al presente. È il caso di Banquo, il generale dell’esercito scozzese di Re Duncan fatto uccidere da Macbeth nella sua corsa al trono; e di Calibano, essere informe, reso schiavo da Prospero, sulla propria isola, nella Tempesta. L’uno pone lo sguardo di fronte a uno scorrere del sangue che confonde i ruoli di vittima e carnefice; l’altro si fa metafora di ogni colonialismo, in una struggente ballata sulla nostalgia e sull’abbandono. Il regista di Accademia degli Artefatti, Fabrizio Arcuri (vincitore di un Premio Ubu e un Premio Hystrio), è anche direttore artistico del festival internazionale Short Theatre di Roma.

Banquo è il generale dell’esercito scozzese di Re Duncan che Macbeth, nell’omonima tragedia shakespeariana, fa uccidere come avversario della sua corsa al trono.
Testimone inutile, prima perché ucciso e messo a tacere e ora nella sua forma di fantasma, Banquo prova a ricomporre i segni di una violenza di cui è stato vittima, insieme al suo Re e al suo stesso intero Paese. Ma a riviverle le cose non sembrano poter prendere un altro corso. Tutto è quello che è già stato. Resta solo la struggente sensazione che a fare le stesse cose potesse essere qualcun altro – pur dovendosi così sporcare le mani di sangue, passando dal ruolo di vittima a quella di carnefice. 

Calibano è l'unico abitante dell’isola da cui Prospero, che lo fa suo schiavo, scatena la Tempesta. Figlio della strega Sicorace, “non onorato di forma umana”.
L’isola è ora questo palcoscenico in cui il selvaggio Calibano è lasciato solo a rivivere la Tempesta shakespeariana. L’isola torna così, con Crouch, di proprietà legittima del suo unico abitante mortale: il mostro Calibano, illuminato dall’idea di dare vita a una nuova razza che nascerebbe dal suo incontro carnale con Miranda. Calibano è il Nuovo Mondo, ma anche l’Ultimo. È il rappresentante barbaro di un’altra idea di natura e anche di civiltà, e delle sue possibili (e impossibili) rivoluzioni.

Biglietti: intero 15 €, ridotto 12 €, under30 8 €, under20 5 €

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