Al Rasi il nuovo lavoro del Teatro delle Albe: "Il volo, la ballata dei picchettini"

  • Dove
    Teatro Rasi
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 25/06/2015 al 25/06/2015
    21
  • Prezzo
    20 euro
  • Altre Informazioni

Giovedì al Teatro Rasi (ore 21) debutta, in prima assoluta per Ravenna Festival, il nuovo lavoro del Teatro delle Albe: Il Volo | la ballata dei picchettini, scrittura originale di Luigi Dadina, Laura Gambi, Tahar Lamri. La narrazione parte da Ravenna, investe due storie vere - di morti sul lavoro - avvenute a quarant'anni di distanza e si alterna alla musica dal vivo. In scena, oltre a Luigi Dadina - tra i fondatori del Teatro delle Albe - lo scrittore algerino Tahar Lamri e i musicisti Francesco Giampaoli, Diego Pasini e il rapper Lanfranco-Moder-Vicari.

Lo spettacolo si articola sui tempi ciclici e suggestivi della memoria, sollecitata da un fantasma che ritorna: Domenico Mazzotti, morto sul lavoro nel marzo del '47. Lui e la sua storia sono stati l'ispirazione primaria di questo lavoro. Una lapide posta sotto l'unica gru rimasta in piedi, alla vecchia darsena di Ravenna, lo ricorda. “Mi ha detto che se non raccontavo io di fabbrica, di lavoro, di incidenti, disgrazie, di morti bianche, voleva proprio vedere chi lo doveva fare - racconta Luigi Dadina (fondatore del Teatro delle Albe ormai più di trent'anni fa con Ermanna Montanari, Marco Martinelli e Marcella Nonni) - mi diceva che lo dovevo fare io perché sono figlio di operai, cresciuto in un villaggio operaio e che poi l'operaio l'avevo pure fatto per diversi anni.

E per parlare di fabbriche a Ravenna bisogna farlo sull'acqua. Tutte o quasi le industrie sono state costruite negli ultimi cent'anni a fianco del porto canale che è lungo più di dieci chilometri”. Quarant'anni dopo la morte di Domenico, nel 1987, un'altra tragedia investe Ravenna: quella della Mecnavi, in cui morirono tredici operai - picchettini, soffocati all'interno della nave “Elisabetta Montanari”. Tutte vittime del lavoro. Storie vere che convergono in una forma teatrale. Tre autori per tre tre movimenti temporali. “Il primo è quello del dubbio e dell’incertezza: la voce di un morto chiama - spiega Laura Gambi - e non si capisce bene che cosa chieda di ricordare. Poi c’è un tempo della ri-memorazione, in cui si racconta e si rivive la tragedia della Mecnavi. La memoria è necessaria per elaborare e andare avanti. L'ultimo tempo è quello della meraviglia, un tempo in cui si ritrova il senso delle cose del mondo e di se stessi”.
 
In scena ci sono due narratori, Luigi e Tahar, un attore romagnolo e uno scrittore algerino che vive a Ravenna da molti anni. Nella vita sono nati a un giorno di distanza (il 24 dicembre, Tahar e il 25, Luigi). La situazione di partenza dello spettacolo è una “conferenza”. Domenico Mazzotti è morto il 13 marzo 1947, assieme al collega Marco Saporetti. Una tragedia avvenuta in marzo, come quella della Mecnavi, quarant'anni dopo. E di una “conferenza di marzo” parla lo spettacolo. “Nello spettacolo i morti continuano a parlarci, a sollecitarci – fa notare Dadina - allora, una tragedia come quella della Mecnavi, o quelle avvenute prima e dopo al porto di Ravenna, ci dicono qualcosa di importante sulla nostra città”. La musica è un elemento importante all'interno dello spettacolo, frutto di un'attenzione viva e sempre curiosa di Dadina per il rap e la comunità dei musicisti. La presenza live in scena di Francesco Giampaoli, Diego Pasini e Lanfranco-Moder-Vicari risponde a una precisa scelta di drammaturgia. Sono musicisti che operano in ambiti differenti, ma che hanno già collaborato positivamente tra loro, intrecciando le loro differenti culture musicali, il rap, il blues, il jazz e il rock, creando nuovi e inaspettati paesaggi sonori. Nello spettacolo si alternano narrazioni e testi in musica, quasi un contrappunto alla narrazione. “Abbiamo lavorato sulla ballata, sul blues e sul rap - precisano gli autori - forme musicali che le classi popolari hanno utilizzato negli ultimi due secoli per comporre i propri canti di protesta”. In ultimo, un riferimento alla scena, ai costumi e alle luci, realizzati da Pietro Fenati e Elvira Mascanzoni, fondatori e anime della Compagnia Drammatico Vegetale. Luigi Dadina e Laura Gambi hanno scelto di proseguire la collaborazione con loro dopo l'esperienza felice e densa di suggestioni di Amore e Anarchia, lo spettacolo che ha debuttato l'inverno scorso e che tornerà in scena la prossima stagione.

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