“Siamo alle comiche. Non sapendo altro modo, il sindaco di Ravenna mi ha risposto delirando”: Alvaro Ancisi (leader di Lista per Ravenna) replica così alle accuse rivolte nei suoi confronti dal sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che ha parlato di una sua “condanna totale verso questo linguaggio violento e irresponsabile”, che “offende e ferisce il prestigio e il duro lavoro delle donne e degli uomini della polizia del nostro Comune” e “umilia il decoro del consiglio comunale”.
“Sono io che respingo il suo raid contro un povero e indifeso consigliere comunale d’opposizione – si difende Ancisi -. Prima di tutto la faccia finita di attribuire le critiche da me indirizzate, quando necessario, alla polizia municipale come rivolte alle agenti e agli agenti che eseguono e spesso subiscono gli ordini loro impartiti su direttiva del vertice politico. Le mie critiche sono tutte rivolte a lui e solo a lui”.
“Non c’è bisogno che egli prenda la laurea – attacca Ancisi - per apprendere che tra esseri umani è possibile usare un linguaggio metaforico, quello di cui abbonda, per esempio, il segretario nazionale del suo partito, senza che nessuno lo accusi, per esempio, di pettinare le bambole. Se il primo cittadino non capisce le metafore, di cui per la verità largheggio anch’io nel mio piccolo, allora si accontenti di cercare su internet i sinonimi di raid”.
“Scelga lui tra “gara, incursione, spedizione, retata, irruzione, blitz”. L’autore del crimine lo ha usato nel senso di “blitz”, lo stesso impiegato per la “spedizione” da 211 multe a Ponte Nuovo – aggiunge Ancisi -. Indignazione a rilascio lento di due mesi. D’altra parte, o queste sono spedizioni militari, e allora dirle raid è il meno. O non lo sono e allora bisogna capire la metafora oppure guardare tra i sinonimi. Troppo complicato? Si faccia aiutare dalle tre giornaliste che lo assistono a tempo pieno”.
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