Ancisi (LpR): "Bilancio di previsione di De Pascale stroncato in sette mosse"

"Di seguito, la semplice scaletta delle motivazioni con cui abbiamo stroncato in sette mosse l’intera strategia di bilancio della Giunta comunale per il 2019"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Le sedute di fine 2018 del consiglio comunale, le più importanti dell’anno, hanno trattato gli atti che disegnano i programmi e i progetti della Giunta De Pascale per il 2019, appena decorso la prima metà del suo mandato elettorale. Tutte le deliberazioni più importanti sono state approvate col voto contrario di ogni opposizione, di centro-destra, di sinistra o civica. Siccome è impossibile concentrare in uno scritto le argomentazioni esposte dalla nostra lista civica, trattandosi di una serie complessa, estesa ad un giudizio generale sul (mal) andamento ed il (mancato) progresso della nostra città, rinviamo gli interessati alla sintesi efficace espressa sul Documento Unico di Programmazione, collegandosi in’audio-video su http://www.comune.ra.it/Comune/Consiglio-Comunale/Il-Consiglio-Comunale/Sedute-consiliari/Archivio-video-riprese/Seduta-del-20-12-2018. L’intervento dura 25 minuti, cominciando 3 ore e 31 minuti dopo l’avvio della seduta.

Di seguito, la semplice scaletta delle motivazioni con cui abbiamo stroncato in sette mosse l’intera strategia di bilancio della Giunta comunale per il 2019.

La spesa corrente, esagerata e come sempre in aumento, è pari a 215 milioni nel 2019, destinati come sempre ad aumentare nell’anno. Quella per investimenti in conto capitale è di 68 milioni, somma mai vista a Ravenna. In cassaforte, restano 70 milioni di avanzo di amministrazione, di cui 9 utilizzabili subito. Questa massa enorme di soldi non affronta e lascia irrisolte le afflizioni più gravi della comunità ravennate: le sofferenze dei bisognosi, spesso colpiti da disoccupazione o sottoccupazione, per la maggior parte ignorati o mal trattati dai servizi sociali; la richiesta insoddisfatta di una casa che proviene drammaticamente da un migliaio di famiglie a basso reddito; la crisi delle famiglie e delle nascite, tra le più gravi in Italia, che condanna la popolazione ravennate ad una progressiva estinzione; i piccoli e medi pubblici esercizi ed imprese, costretti a chiudere o a sopravvivere faticosamente; le disabilità, impedite da ostacoli e barriere di ogni genere a muoversi e ad esprimersi dignitosamente nel proprio ambito di vita; le 55 frazioni di campagna e del litorale, abbandonate dai negozi e dai servizi ed emarginate dalla viabilità e dai trasporti; il turismo e il porto, fondati su un patrimonio eccezionale, risorse fondamentali dell’economia e del lavoro, che galleggiano sul livello minimo, alla pari delle piccole imprese e dell’agricoltura, esse pure in difficoltà.

Le spese del Comune per i servizi erogati ai cittadini su loro richiesta, pari a 30,4 milioni, sono compensate dalle tariffe riscosse - benché non leggere e spesso salate - solo per il 30%, cosicché il 70% è pagato, attraverso le tasse generali, da tutti i contribuenti, anche se non li utilizzano. 

 Le tasse comunali non crescono, ma sono sempre molto superiori all’effettiva utilità e qualità e al valore di mercato dei servizi che rendono (es. la tassa rifiuti), o da eliminare perché malissimo impiegate (es. la tassa di soggiorno, adoperata non per sostenere e sviluppare il turismo, bensì frenandolo).

I 13,7 milioni di incasso dalle multe per le infrazioni al codice stradale, a fronte di appena 300 mila euro per le trasgressioni ai 104 regolamenti comunali che disciplinano l’ordine, la sicurezza, la salute, la socialità, la cultura, il tempo libero ecc. della comunità, dimostrano che non esistono sul territorio un presidio e dei controlli veri, costanti ed efficaci contro i disordini e l’insicurezza che gravano sul vivere civile e sulle proprietà pubbliche e private. Eppure la polizia municipale è molto aumentata di agenti, ora oltre 200, e di costi, spesso discutibili o di sola immagine.

Gli ambienti, urbani e naturali (ineguagliabili), avviliti dalle smisurate cementificazioni e lottizzazioni, dall’abbandono e dall’incuria, non riescono neppure a difendersi dalle erosioni marine, dalla subsidenza e dai temporali meno che straordinari.

Le carreggiate viarie, i marciapiedi, le piste ciclabili, ecc., scassati e rischiosi, le strade di comunicazione e le tangenziali da terzo mondo, i trasporti pubblici di livello sotturbano e sconnessi, rendono oltremodo faticosa la mobilità dei cittadini e dei visitatori e caotico il traffico veicolare, perciò soverchiato dall’eccessivo uso dei mezzi a motore privati.

Alla base di tutto si pone, incrollabile e avvitato su se stesso, il centro di potere del PD e dei suoi vassalli e valvassori, fondato e ramificato su 18 società di capitali, 19 altri enti di vario genere (fondazioni, agenzie, autorità, gestioni associate) e su un’infinità di cooperative infedeli alla loro natura sociale. Giovandosi del denaro e dei capitali pubblici, questa fitta rete tiene sotto stretta occupazione, sottraendoli all’occhio pubblico del consiglio comunale, non soltanto il 90% dei servizi comunali, ma anche l’economia, l’occupazione, l’imprenditoria, la cultura, la rete sociale, il tempo libero, perfino il volontariato, dell’intera comunità ravennate.

Una società che non può esprimere liberamente le proprie potenzialità, con un’economia diretta e condizionata dalla politica ed un mercato delle imprese di conseguenza non impostato sul merito e sulla qualità, non può che aggravare i danni di cui sopra, fino a fagocitare nella sua crisi anche le punte di diamante del regime, i cui grandi nomi si leggono infatti, purtroppo sempre più frequentemente, nelle cronache giornalistiche meno rosee.

Alvaro Ancisi - capogruppo di Lista per Ravenna

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