Ancisi: "Nessuna pace fiscale tra il Comune e 2mila contribuenti onesti"

Secondo il capogruppo di Lista per Ravenna questa "guerra " rischia di perdere un milione e 200 mila euro

"Il Comune di Ravenna è in guerra fiscale con 2.171 propri cittadini che non hanno pagato le 2.377 cartelle fiscali ricevute da Ravenna Entrate entro il 2017, del valore totale di tre milioni di euro, di cui 600 mila per le sanzioni dovute. Attengono al mancato pagamento di 1.378 multe al codice della strada, per un milione di euro, di 183 IMU (sulla casa) per un milione e 400 mila, di 504 TARI (sui rifiuti) per 300 mila (cifre arrotondate: vedi i prospetti ufficiali nei due allegati specifici) e il resto sparso in minori quantità tra la TOSAP (occupazione di suolo pubblico), la vecchia ICI (sulla casa), l’ICP (pubblicità) e la TASI. Il Comune potrebbe recuperare nei prossimi due o tre anni una parte molto ridotta di questi crediti, ma per quelli già risalenti a cinque anni addietro, ha speranze quasi zero; e più passano gli anni, più spende a vuoto per le notifiche, gli adempimenti amministrativi e l’impegno del personale. Rischia così di sprecare soldi senza ricavare alcunché del milione e 200 mila euro di crediti non riscossi fino al 2014, al netto delle sanzioni". A denunciare la vicenda è Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che ha analizzato la "guerra" sulla pace fiscale.

"Anche per questa ragione - spiega Ancisi - il decreto Crescita del Governo ha concesso ai contribuenti dello Stato di fare pace fiscale con Equitalia e Agenzia delle Entrate per i debiti non pagati tra il 2000 e il 2017, purché ne abbiano fatto richiesta entro il 31 luglio scorso, impegnandosi a pagare il dovuto entro due anni, senza l’applicazione delle sanzioni. Avrebbero potuto farlo anche i Comuni coi propri contribuenti morosi, grazie all’articolo 15 della legge n. 58 del 28 giugno, che ne ha dato loro la facoltà, purché lo decidessero entro una certa data, purtroppo non chiara, ma interpretabile nel 29 agosto o nel 9 settembre (come si può leggere nello scambio di lettere che ho avuto con la presidente del Consiglio comunale, anch’esso allegato). Siccome in questi casi è indispensabile un atto regolamentare del Consiglio comunale, su iniziativa del sindaco, vedendo che neppure se ne parlava, ho chiesto il 22 agosto alla presidente del Consiglio che il consiglio stesso fosse convocato con urgenza per decidere il da farsi, pur anticipando che Lista per Ravenna sarebbe stata a favore della pace fiscale. Neppure questo si è potuto fare. Dopo l’ultima riunione del 30 luglio, ci riuniremo solo il 17 settembre, dovendo sempre aspettare che finisca il festival dell’Unità. Sorvolo sui cavilli oppostimi dalla presidente del Consiglio, a cui ho replicato per le rime (nello scambio di lettere allegato), mentre il sindaco, troppo occupato nel festival, non si è degnato di rispondere, non tanto a me, quanto ai molti contribuenti interessati a mettersi in pace col loro Comune".

WIl fatto politicamente grave - conclude il capogruppo di Lista per Ravenna - è che la maggioranza al governo di questa città, espressa dai due vertici di cui sopra, ha deciso in sostanza di restare in guerra fiscale con 2.171 cittadini onesti, non mica evasori, senza neppure discuterne nell’organo che per legge è l’unico che ha il potere di farlo: cioè il consiglio comunale, dove siede l’intera rappresentanza elettorale della comunità ravennate, maggioranza e opposizione. Il garbuglio sul termine entro cui si sarebbe dovuto dire sì o no alla pace fiscale è secondario. Bisognava discuterne alla luce del sole, essendoci stati due mesi di tempo per farlo. Significa democrazia. Ma potrebbe non finire qui, perché, a seguito anche del pasticcio fatto dalle legge 28 con le date, non è esclusa la riapertura dei termini, chiesta anche dall’Associazione nazionale dei Comuni. La può concedere il nuovo Governo, che per l’economia e le finanze fa capo ad un ministro del PD. Se vogliono rompere il loro assordante silenzio, il sindaco e la presidente del Consiglio sanno con quale compagno parlare, e magari fare poi lo sforzo di riferirne in consiglio comunale".

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