Consultori familiari, "Sempre meno personale: per una visita si aspetta fino a tre mesi"

A 40 anni dalla legge 194 sull’aborto si torna a parlare dell'importanza dei consultori, nati con la legge 405 del 1975

A 40 anni dalla legge 194 sull’aborto si torna a parlare dell'importanza dei consultori, nati con la legge 405 del 1975. "I consultori  rappresentano un modello sociale di salute, un servizio fondamentale per la salute delle donne durante tutta la loro vita, per la salute dell’età evolutiva e dell'adolescenza e delle relazioni di coppia e famigliari - commentano da Articolo 1 - Movimento democratico e progressista di Ravenna - Sono un punto di riferimento e di accoglienza nei momenti di "urgenza" e svolgono un ruolo fondamentale per la cura alla persona associata alla prevenzione e alla diagnosi precoce (tra cui attività di screening e progetti per l’allattamento materno)".

"Tuttavia - spiegano dal movimento - assistiamo da una parte all'aumento progressivo delle loro attività di servizio e di progetto e, dall’altra, all'impoverimento del personale che dovrebbe dar vita e sostenere i molti servizi: primo problema, i tempi d' attesa. Per una semplice visita ginecologica si attende fino a tre mesi, e anche se per superare questo sono state adottate tre agende a Cup (visite, colloqui ed ecografie ), non si riesce a superare la difficoltà del numero troppo basso di medici e ostetriche".

La conseguenza? "Le donne non sono utilizzano più i consultori ma devono rivolgersi al privato. Inoltre, si sono ridotti gli orari dei consultori periferici di Mezzano e San Pietro in Vincoli, mentre si è data sempre più centralità al consultorio di via Berlinguer e si è istituito l'unico Spazio hiovani distrettuale di via Pola: si cerca cioè di estendere le prestazioni, ma non si regge il numero insufficiente di operatori. Si cerca di far tutto con grande sforzo, ma con risultati non certo appaganti per operatori e utenti". Anche la qualità della strumentazione ecografica, secondo Articolo 1, sarebbe divenuta "carente, scadente e non adeguata all' aumento delle donne in gravidanza in assistenza. La lungimiranza di aver concepito negli anni '70 un servizio in grado di integrare e non separare i temi e i problemi sanitari da quelli sociali ci dice che non dobbiamo trascurare l’importanza di questi servizi. Sono stati raggiunti traguardi importanti, per questo non intendiamo che una politica sanitaria cieca pensi di impoverire ancora di più, in questo tempo di tagli sanitari, una delle istituzioni pubbliche che più ha operato nel contrasto alle disuguaglianze, all'affermazione della dignità e libertà delle donne".

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