Decreto Salvini, Maestri (Possibile): "Assaggi di campagna elettorale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Lo scontro a distanza - molto finto, in realtà - tra Samantha Gardin, rampante esponente leghista, ed il compostissimo sindaco Pd Michele de Pascale suona come un’anticipazione del clima di campagna elettorale che respireremo tra pochi mesi in molti comuni della nostra provincia. Nella sua moderatissima critica al decreto Salvini, de Pascale segue la linea di Renzi, di cui fino a ieri era sostenitore (ma si sa, il cuore è uno Zingaretti), avendo del resto sostenuto e difeso i decreti Minniti-Orlando che al leghismo più nero di questa stagione hanno preparato il terreno. 

In queste ore drammatiche, in cui assistiamo ad una crisi istituzionale senza precedenti fra componenti della Repubblica (governo centrale da una parte, amministratori locali dall’altra - ma non il prudente de Pascale, che si accomoda a metà del guado, limitandosi ad occhieggiare guardingo coi colleghi più agguerriti), sul tema del rispetto dei diritti fondamentali, Renzi riappare e, sempre più macroniano (anche nel senso che le spara sempre più grosse), afferma, con un coraggio da leone, che il decreto Salvini “è scritto male” e “creerà molti problemi e pasticci” e che “forse sarà sanzionato dalla Corte Costituzionale”.

Come se si trattasse solo di forma o di qualche articolo sgrammaticato, quando invece il decreto Salvini fa carta straccia della nostra civiltà giuridica, della cultura dei diritti umani che affonda le sue radici nell’umanesimo, nell’illuminismo, nel costituzionalismo liberale e democratico.  Ma non possiamo certo aspettarci un giudizio più netto da chi - al governo - ha sprecato tutte le occasioni possibili per togliere terreno e fiato alle destre (dalla riforma organica della Bossi-Fini, all’abrogazione del reato di clandestinità, allo ius soli), praticando un proibizionismo migratorio apparentemente più mite ma in realtà solo più ipocrita. 

Sarà interessante vedere se la Consulta colpirà prima l’apartheid giudiziaria introdotta da Minniti per i richiedenti asilo (se ne ricordino, i democratici, che oggi -giustamente ma tardivamente - con noi accusano di disumanità Salvini che chiude i porti anche ai bambini) o le norme del decreto Salvini.  Bella gara, tra le due versioni della stessa brutta politica che non ha competenza e cultura per risolvere i problemi ma solo la furbizia per strumentalizzarli in chiave elettorale. 

In una prospettiva più piccola e molto provinciale, ecco i principali competitori politici delle prossime amministrative esercitarsi negli equilibrismi cerchiobottisti che i rispettivi ruoli impongono.  A noi piacerebbe vedere contrapposto alla destra proibizionista e securitaria un fronte progressista, femminista, ecologista, antifascista, aperto, comunitario e invece ci tocca assistere al tentativo di conio di un proibizionismo mite, meno disumano ma comunque attento alla moda diffusa di “legge e ordine” e da essa come ipnotizzato. 

Il decreto Salvini ristringe gli spazi di libertà per tutti e se lo fa in modo più visibile ed esibito con gli stranieri, non risparmierà certo gli italiani, per quanto stupida e artificiale sia la distinzione: gli sgomberi degli edifici occupati, il daspo urbano per i poveri, l’illimitato potere di ordinanza dei sindaci che rende i comuni contee e gli amministratori sceriffi, l’inasprimento penale per i blocchi stradali (che si compiono anche quando scioperiamo o manifestiamo in strada, ricordiamocene!), la pistola ad impulsi elettrici alle polizie municipali (pericolose per le donne incinte, i cardiopatici ma anche per i ragazzi che abbiano solo bevuto una birra di troppo e che, attinti dalla scarica durante un controllo, potrebbero rovinare a terra e ferirsi mortalmente, come raccontano le statistiche di Canada e Nord-America, dove tale arma è stata introdotta da decenni).

I “nostri” sindaci, invece di prendere le distanze da questo modello, rinunciano a ri-costruire il tessuto connettivo che fa degli individui una comunità e si contendono il primato politico (sempre più ridotto a merce elettorale) sullo stesso terreno della destra. Terreno su cui, peraltro, il centro sinistra si è già impantanato perdendo tutti i confronti elettorali. A questo schema, che sempre più assomiglia ad un triste gioco delle parti, noi ci sottraiamo fin da ora, misurando una distanza che è culturale, prima ancora che politica".

Andrea Maestri, 
segreteria nazionale di Possibile

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