Hera, il Comune di Ravenna verso la vendita di tre milioni di azioni

Per la cassaforte delle partecipate di Palazzo Merlato il patrimonio netto si aggira intorno ai 470 milioni di euro

L'assessore alle Aziende partecipate, Massimo Cameliani

Da un lato la vendita, fino a un massimo di tre milioni, di azioni di Hera, per sei-sette milioni di euro. Dall'altro nuovi mutui bancari per una migliore organizzazione del debito. Sono alcune delle operazioni che mettera' in campo Ravenna Holding nel 2019, come ha spiegato martedì in Consiglio comunale l'assessore alle Aziende partecipate, Massimo Cameliani, illustrando il budget che viene approvato con 16 voti favorevoli e 10 contrari. Stessa sorte per i collegati budget di Romagna acque-societa' delle fonti, 17 a 10; Ravenna farmacie, 18 a 10; Ravenna entrate, 18 a 10.

Per la cassaforte delle partecipate di Palazzo Merlato il patrimonio netto si aggira intorno ai 470 milioni di euro e il capitale sociale, dopo la diminuzione volontaria per 15 milioni di euro, attraverso la vendita di 2,5 milioni di azioni di Hera per sette milioni di euro, ammonta a 416 milioni circa. "Nessuna delle societa' detenute e' in perdita", precisa l'assessore, per un risultato di esercizio nel 2018 di 12,5 milioni di euro, migliore del budget di oltre 1,3 milioni, e dividendi per 8,2 milioni. Fin qui gli utili prodotti da Ravenna Holding ammontano a 99 milioni di euro e i dividendi a 81. Da uno studio di Medio banca, prosegue in replica alle critiche della minoranza, emerge che e' "una delle realta' piu' importante per valore delle partecipazioni. Qual e' modello alternativo - si interroga - o la vendita immediata delle azioni sull mercato, che si e' dimostrata perdente. O un modello pubblicistico tout court". Il modello misto e' "quello vincente- conclude- a Ravenna i dati dicono che e' altamente efficiente". Dello stesso avviso il direttore amministrativo Marco Calpista che precisa come "i benefici della Holding stanno nella centralizzazione di tutta una serie di funzioni".

Contraria tutta l'opposizione. Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna rimarca che "piu' che cassaforte dei Comuni associati e' la cassaforte della maggioranza politica". Mentre Massimiliano Alberghini spiega che la Lega e' contraria "all'architettura politica della holding". E chiede se sia stata fatta un'analisi di costi e benefici. "Fin qui- ricorda- si registrano cinque milioni di spese per gli organi sociali" e una posizione finanziaria netta negativa per 45 milioni di euro. Critico anche Massimo Manzoli di Ravenna in Comune: "Delle otto partecipate mancano i budget di Azimut, Start Romagna e Sapir, il 14% del bilancio. E la vendita di tre milioni di azioni Hera non ci soddisfa".

Cosi' come Emanuele Panizza del Gruppo misto per il quale "a livello di servizi si puo' fare molto di piu'". Su tutt'altra posizione la maggioranza. Michele Casadio del Partito democratico parla di "ottimo risultato. Invece di gloriarci che le societa' chiudono in utile, si fanno le pulci". Mentre Daniele Perini di Ama Ravenna sottolinea che "diamo servizi e ci sono utili. Dove e' il problema?". Chiara Francesconi del Partito repubblicano, infine, mette in evidenza la finalita' della Holding che ogni anno consolida un equilibrio gestionale. (fonte Dire)

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