I Repubblicani chiedono un governo a 5 stelle: "Il Pd? Un gigantesco equivoco, deve essere superato"

Il Partito repubblicano italiano, tramite gli esponenti Luisa Babini e Paolo Gambi, traccia un'analisi post elezioni sul presente e sul futuro del partito

Foto Massimo Argnani

"Il risultato elettorale uscito dalle urne pone, sul piano nazionale, molti rilevanti problemi". Il Partito repubblicano italiano, tramite gli esponenti Luisa Babini e Paolo Gambi, traccia un'analisi post elezioni sul presente e sul futuro del partito. "In primo luogo, pone il problema di uscire dall’impasse di un dato che non ha consegnato a nessuno la maggioranza - spiegano i repubblicani - La nostra opinione è che, in realtà, un vincitore politico c’è ed è il Movimento 5 Stelle e che, dunque, occorrerebbe consentire ad esso di misurarsi con la prova del governo del Paese. In secondo luogo, questo risultato pone sul tavolo, e per intero, il tema del ruolo e del futuro del Partito Democratico. In realtà, il tema che è sul tavolo è addirittura quello del ruolo e della funzione della sinistra in Italia, che, con ogni evidenza, non ha più nel Pd il suo punto di riferimento. Il Pd è stato, ed è, un gigantesco equivoco politico, il risultato di una fusione a freddo tra due culture politiche che hanno finito solo per scontrarsi per il dominio del partito e hanno prodotto, alla fine, questo disastroso risultato. Se si vuole affrontare sul serio il tema della funzione della sinistra nella società aperta e della globalizzazione, la nostra opinione è che il Pd dovrà essere superato, così come dovranno essere superate anche le formazioni come Liberi e Uguali, che sono derivate dallo stesso partito".

Il risultato elettorale del Pri - "Il risultato elettorale da noi ottenuto non è un risultato soddisfacente, non vi è alcun dubbio - ammettono Babini e Gambi - Va, tuttavia, in primo luogo ribadito che noi continuiamo a ritenere giusta la scelta di presentarsi alle elezioni politiche con il nostro simbolo e al di fuori di ogni coalizione; giusta per motivi esterni, in ragione del giudizio complessivamente negativo e di inadeguatezza che abbiamo dato della classe politica e delle coalizioni che hanno retto il Paese negli ultimi 20 anni. Una classe politica che abbiamo definito inetta e incolta e che, dopo non aver saputo intravedere né, ancor di più, affrontare i gravi problemi del Paese, si è, poi, presentata al giudizio del corpo elettorale senza alcuna seria proposta di governo. La scelta di “correre” da soli era poi anche il necessario elemento che completava un percorso, culminato nel Congresso nazionale di dicembre, che dopo aver tolto definitivamente le mani di Nucara e dei suoi accoliti dal Partito aveva sancito, ancora una volta in via definitiva, la fuoriuscita del Pri dal campo di attrazione del centrodestra, dove il Partito era stato confinato fino ad essere soffocato. Era dunque necessario completare questo percorso con il tentativo di tornare a chiedere al Paese, come Repubblicani, un consenso diretto. Il consenso diretto ottenuto non è stato soddisfacente, ma attorno al simbolo dell’Edera, in Regioni nelle quali eravamo assenti da tempo, si è ricreato un certo entusiasmo e una voglia di ricostruzione che deve essere colta, organizzata e trasformata in riorganizzazione e in attività politica. Dovremo analizzare, in realtà, una questione più complessiva e che riguarda l’intero campo delle forze laiche, democratiche e riformatrici che sono state, tutte, senza eccezioni, sonoramente battute sul piano elettorale. Non ha superato lo sbarramento del 3% la lista Bonino e ha registrato un risultato ancora peggiore di quello ottenuto dal Pri la lista Insieme, che pur riunendo socialisti, verdi e prodiani ha ottenuto poco più dello 0,5%".

Errori e ostacoli - "Diverse sono le cause che hanno generato questo insoddisfacente risultato elettorale del pri - continuano i due repubblicani - In primo luogo, vi è stato troppo poco tempo tra la decisione di “correre da soli” e l’avvio effettivo della campagna elettorale. In questo modo non è stata impostata una vera e propria campagna elettorale nazionale, non è stata impostata una immagine unica e omogenea, non sono state utilizzate parole d’ordine comuni a tutto il Partito, lasciando un po’ all’inventiva dei singoli territori o candidati. In secondo luogo, vi è stata una grave carenza organizzativa che ha impedito non solo una qualsiasi forma di coordinamento della campagna elettorale e dei suoi adempimenti, ma, prima e più gravemente, di riuscire a presentare le liste in tutte le circoscrizioni d’Italia. Infine, questo è il risultato dovuto anche alle polemiche interne, che oggi in modo davvero irresponsabile si vorrebbero continuare, relativamente all’accordo con Ala. Giudichiamo positivamente il risultato ottenuto dalle liste del Pri a Ravenna. Abbiamo fatto una campagna elettorale sui temi, affrontando problemi effettivi: Ravenna e i problemi legati al suo sviluppo; l’Europa tra sovranismi e populismi; l’organizzazione e l’efficienza della sanità. Abbiamo incontrato organizzazione imprenditoriali e professionali, abbiamo sottoscritto impegni a favore dell’agricoltura, della salvaguardia della nostra Costituzione e per l’Europa Federale. Abbiamo “presidiato” un luogo politico, che altrimenti sarebbe stato abbandonato a sé stesso e non abbiamo mai fatto mancare la parola dei Repubblicani. Ed è stato, per noi, un orgoglio e un piacere fare questa campagna elettorale. Non sappiamo ancora quanto sia stato studiato e analizzato il risultato elettorale complessivo a Ravenna: anche qui occorrerà, se ve ne saranno le capacità, una riflessione profonda e spietata che dovrà riguardare innanzitutto le forze che governano la città e, dunque, anche i repubblicani. Al congresso dell’Unione Comunale del Pri di Ravenna del giugno scorso, come minoranza, avevamo posto questo tema, che allora non fu colto: se il Pri continuerà ad essere visto e percepito unicamente come permanente alleato del Pd e non avrà la capacità di impostare e imporre nell’agenda della discussione autonome battaglie politico-amministrative e non avrà la forza di trarre le conseguenze del risultato di queste battaglie, quando (e ora la prospettiva si avvicina) il Pd verrà travolto, sarà travolto anche il Pri. Ci pare giunto il momento che questa riflessione venga finalmente avviata".

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