Il M5S: "Sel e i beni comuni"

"Decisamente molto animata, ieri sera, la discussione in occasione della riunione informativa circa il processo partecipativo de “La Darsena che vorrei” ed il nuovo piano regolatore (POC) relativo al quartiere Darsena in approvazione a breve"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Decisamente molto animata, ieri sera, la discussione in occasione della riunione informativa circa il processo partecipativo de “La Darsena che vorrei” ed il nuovo piano regolatore (POC) relativo al quartiere Darsena in approvazione a breve.

Un tema che sosteniamo ormai da anni e che riteniamo assolutamente strategico per la Ravenna del futuro, per il lavoro, per i giovani, per una svolta decisiva verso una città ‘ecologica’, sostenibile e di qualità, per la cultura, per il turismo.

Un tema che ha acceso il dibattito cittadino, e che, anche grazie al ‘processo partecipativo’ è riuscito a coinvolgere e ad appassionare centinaia di ravennati.

Ebbene, dopo oltre un anno e mezzo di ‘percorso’, le osservazioni poste ieri da alcuni dei partecipanti evidenziano come molto sia stato fatto, ma non abbastanza rispetto ad un reale ed incisivo riconoscimento della voce dei cittadini nelle scelte dell’Amministrazione.

E’ stato sottolineato, in due casi concreti che traducono effettivamente questioni altrimenti relegate alle chiacchiere ed ai ‘buoni propositi’, come la partecipazione si sia rivelata un nulla di fatto. Purtroppo, non abbiamo potuto che concordare, nel merito, con quanto riportato.

In particolare, per la battaglia che ci sta maggiormente a cuore, ossia il recupero del paraboloide dell’ex-Sir, che riteniamo, se realmente riqualificato, potrebbe essere sufficiente a rilanciare non solo la Darsena ma tutta la città e a far vincere non una ma dieci candidature a Ravenna capitale 2019, ciò che è stato osservato corrisponde purtroppo alla realtà. Sindaco, Soprintendenti ed assessorati vari a presenziare all’illustrazione di una ‘ipotesi di progetto’ in realtà già data per approvata senza alcun contradditorio. Inutili tutte le altre proposte, anche se presentate da un gruppo di cittadini e da professionisti qualificati e già autori di recuperi riuscitissimi e molto simili al caso in questione. Alla faccia della partecipazione.

Come inutili le vibrate osservazioni presentate da un gruppo di cittadini, tra cui affermati esperti nel settore durante una serata del processo partecipativo in dicembre, osservazioni con cui hanno dovuto concordare in pieno anche il tecnico comunale architetto Rossi e il consigliere, nonché architetto Savorelli, ma che, evidentemente, sono finite dappresso allo sciaquone, in compagnia di molte altre, sullo stesso argomento, dell' 'Istant Book' delle proposte dei cittadini. Tutto inutile.

Ciò che consola, in questa battaglia impossibile contro l’ordine già stabilito delle cose, è che i cittadini avranno sotto gli occhi i risultati di queste scelte scellerate, e sarà difficile per le Amministrazioni dimostrare il contrario, quando il più pregevole e centrale edificio della darsena verrà distrutto o sventrato e la zona definitivamente degradata.

Ciò che però ha stonato maggiormente, ieri sera, sono state le affermazioni dell’assessore Morigi, la quale ha replicato decisa alle contestazioni del pubblico asserendo che, ad esempio, la serata di presentazione del progetto di sventramento SigarOne, non faceva certo parte del ‘processo partecipativo’ della Darsena, in quanto trattavasi del progetto di un privato.

Ebbene, tale motivazione avalla ancora di più le rimostranze dei cittadini.

Come può, l’assessore Morigi, per un edificio che lo stesso Comune, nel lontano 1993 aveva classificato come degno di tutela e di restauro integrale (salvo poi variare il tutto alla bisogna, come vedremo nel prossimo POC) e poi sottoposto a vincolo monumentale ai sensi del Codice dei Beni Culturali, negare che la questione sia estranea alla ‘partecipazione’ dei cittadini? L’edificio in questione, per quanto appena ricordato, rappresenta un ‘bene comune’ e non solo la mera proprietà di un privato con la facoltà di disporre su di esso come meglio crede. Ed i cittadini, attraverso le Istituzioni che li rappresentano, vogliono veder rispettati le leggi ed i loro diritti, non solo assistere a Sindaco ed Assessori che presenziano, tra i relatori, ad ‘ipotesi –solo teoriche- di progetto’ di una immobiliare privata.

Purtroppo, però, anche stavolta non dobbiamo stupirci: cosa rappresentino per SeL, per il PD e per altri partiti di maggioranza, i ‘beni comuni’ lo abbiamo visto anche durante un’altra farsa della ‘partecipazione’: il mesto referendum sull’acqua pubblica. Onore ai paladini del popolo e dei ‘beni comuni’.

 Francesca Santarella, consigliere MoVimento 5 Stelle

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