Poc, Ancisi: "Maxi cementificazione e mini riqualificazione"

"Il 2° POC ha una superficie territoriale di 8,4 milioni di metri quadrati. Concedendo che circa un terzo sia destinato a riqualificare aree già urbanizzate, il nuovo consumo di territorio è di circa 6 milioni"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Col titolo roboante di “Meno cemento e più riqualificazione”, il governo di Ravenna ha annunciato di avere approvato il 2° Piano Operativo Comunale (POC 2016-2021), vale a dire una specie di nuovo piano regolatore concentrato sulle scelte territoriali strategiche per lo sviluppo economico e sociale della comunità locale. Il titolo vero è invece: “Maxi cementificazione e mini riqualificazione”. Lo dimostriamo.

Il 21 dicembre 2017 la Regione ha approvato la nuova legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, volta a porre uno stop al consumo forsennato di suolo (tra cui quello più esagerato è a Ravenna), imponendo per ogni Comune una quota massima di ulteriore cementificazione pari al 3%. Approvata la legge, i Comuni non avrebbero potuto più adottare nessuno dei vecchi strumenti urbanistici. Con la nostra ferma opposizione, il PD ravennate ha invece imposto marce forzate al consiglio comunale, riuscendo, appena prima che la legge scattasse, a varare la suddetta riedizione quinquennale del 1° POC 2010-2015, scaduto da due anni e pienamente fallito. Il 2° POC ha così raccolto la gran parte delle maxi lottizzazioni del 1° POC non ancora realizzate. Quelle escluse, che il PD chiama “risparmio” di territorio, erano tanto squilibrate che in più casi sono state rinunciate dai loro beneficiari. Generato dallo stesso snaturato padre politico, il nuovo POC viene dunque valutato dalla coalizione Lista per Ravenna, Lega Nord e Forza Italia in stretta connessione col primo. Motiviamo come segue la nostra totale contrarietà.

Il 2° POC ha una superficie territoriale di 8,4 milioni di metri quadrati. Concedendo che circa un terzo sia destinato a riqualificare aree già urbanizzate, il nuovo consumo di territorio è di circa 6 milioni, il doppio del 3% fissato dalla Regione, che sarà applicato, in aggiunta, al successivo nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG). Un massacro dell’ambiente. 7,3 milioni di metri quadrati servono per costruire, su una superficie utile di 563.608, nuove abitazioni, di cui un terzo circa in città e dintorni e due terzi sul litorale. Significa che il 2° POC, calcolando una media di mq 65, prevede 8.671 nuove abitazioni, che si aggiungeranno alle 27.207 sfitte, grazie alle quali Ravenna, secondo lo studio “Ecosistema Urbano 2017” di Legambiente, occupa il disdicevole primo posto in Italia nella graduatoria “Case vuote” (il 28,4% di quelle esistenti). Un massacro dell’edilizia abitativa. Una enorme contraddizione è che al sistema economico-produttivo, a parole massimo destinatario del 2° POC, va solamente il 35% della superficie costruttiva, come se a Ravenna ci fosse più bisogno di case vuote che di maggior reddito da distribuire alle famiglie e di posti di lavoro per i disoccupati.

 Altro sproposito è che il 19% va al settore commerciale. Vale a dire che in sostanza 235.242 metri quadrati di superficie costruttiva vanno ad aggiungersi a iper e supermercati, così da massacrare viepiù i piccoli e medi esercizi, e con essi la qualità della vita e dell’attrazione dei centri urbani. Ben oltre la metà del 2° POC va a beneficio dei “poteri forti” di questa città, cioè ai 12 “comparti di notevoli dimensioni - residuati dal 1° POC - che prevedono a fronte dell’edificazione la realizzazione di opere di interesse pubblico”, dice l’assessore. Peccato che i benefici pubblici siano irrisori rispetto ai benefici privati, a volte anche dannosi (come per Porto Fuori), a fronte della distruzione, con queste sole lottizzazioni, di oltre 3 milioni di metri quadrati di ambiente naturale, quasi tutto agricolo. Ci riferiamo, in particolare, ai comparti di Ravenna Nord, Borgo Montone (per l’ulteriore ampliamento dell’Iper), Lido Adriano e Lido di Dante, oltreché di Porto Fuori. Abbiamo discusso ed espresso parere spesso favorevole, in sede di commissione, sulle 71 osservazioni presentate dai cittadini, che però non hanno modificato di un solo metro il quadro generale. Su queste non abbiamo espresso un voto in consiglio, non tanto perché irrilevanti sul Piano, quanto per non distinguere tra figli e figliastri. Si è dato infatti un via immediato, inaudito e molto scorretto, ad una variante del 2° POC stesso, non ancora esecutivo perché non pubblicato, per accogliere ulteriori richieste espansive di territorio, che avrebbero dovuto essere considerate nella stesura del Piano stesso, non come osservazioni. Riguardo alla variante, ci dissociamo dalle lottizzazioni di case concesse in San Pietro in Vincoli e in Savio, non indispensabili, in cambio di semplici posti di parcheggio, e alla costruzione di 13 grandi ville, per nulla pertinenti col POC, concesse come mance a proprietari che non le hanno chieste o, per otto di queste, neppure avevano presentato osservazioni. Abbiamo sostenuto la richiesta di San Romualdo perché giustificata da opere e servizi pubblici locali di stretta necessità. Molti cittadini avrebbero potuto presentare richieste del genere se solo avessero immaginato comportamenti così fuori regola dell’Amministrazione.

L’ Istituto Statale per la Protezione Ambientale (ISPRA), pubblicando nei giorni scorsi l’edizione 2018 dello studio imponente su “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi eco sistemici”, che documenta lo strazio incessante del nostro Paese per l’esagerato “incremento delle superficie artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali”, pubblica, con tanto di planimetrie “prima e dopo”, i casi più eclatanti di rapina del territorio registrati nel 2017 per ogni regione.

Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna)

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