Provincia, si rinnova il consiglio: "Incertezza e confusione, serve un nuovo ente intermedio"

Scaduto il 3 agosto scorso il mandato del Consiglio della Provincia di Ravenna, è stata indetta per mercoledì 31 ottobre l'elezione del Consiglio provinciale

Scaduto il 3 agosto scorso il mandato del Consiglio della Provincia di Ravenna, è stata indetta per mercoledì 31 ottobre, dalle 8.00 alle 20.00, l'elezione del Consiglio provinciale. "Confusione, incertezza, dilettantismo e improvvisazione hanno accompagnato il percorso delle province di questi ultimi anni - commenta duro il consigliere Civici provincia di Ravenna Gianfranco Spadoni - Abbiamo assistito alla proposta, di fatto naufragata, dell’abolizione di questi enti con 150 anni di storia, seguita poi dal generico e incompiuto provvedimento del ministro Del Rio che ha portato gli enti a una situazione si sopravvivenza per la scarsità di fondi per garantire i servizi, sino ad arrivare a questo governo che per voce di un suo esponente della Lega, il sottosegretario Giorgetti, propone di ritornare all’elezione diretta dei presidenti di provincia sulla base della legittimità democratica. Insomma, tutto e il contrario di tutto. Stando alla situazione attuale doveva prendere avvio un percorso di costituzione di una nuova provincia unica. Nella filosofia di fondo della legge regionale emergeva un chiaro invito a condividere una proposta di riforma che partisse, appunto, dai territori. Tant’è che lo stesso sindaco di Cesena Paolo Lucchi per “superare l’immobilismo” indicava la strada per realizzare un’ integrazione effettiva o un processo di fusione fra le varie province romagnole, consapevole della necessità di avere una prospettiva chiara e un progetto innovativo in netta discontinuità con le attuali impostazioni radicate irrimediabilmente nelle esistenti amministrazioni provinciali".

"Non si trattava, infatti, di unire semplicemente le varie realtà provinciali per realizzarne una di natura pachidermica e con possibili rischi di appesantire da subito la nuova macchina pubblica - secondo Spadoni - ma di realizzare un progetto snello e innovativo. Il rischio maggiore, infatti, era quello di portare come dote il forte carico di burocrazia in un ambiente statico non in grado di assicurare compatibilità con i ritmi operativi dell’economia. Un modello, insomma, aperto al nuovo e in grado di fare dell’integrazione e della sinergia fra i vari enti il proprio cavallo di battaglia, con l’obiettivo non marginale di razionalizzare i costi e di tagliare le spese improduttive. In altre parole l’ente pachidermico provinciale è rimasto tale nella forma ma gestisce un limitato ventaglio di funzioni che in altro modo potevano essere ripartite fra i Comuni e la Regione. Tralasciando la gestione tecnica e amministrativa ordinaria in capo all’ente, occorre non accantonare l’obiettivo per il prossimo biennio, trovando un po’ più di coraggio per una sperimentazione in grado di comprendere i territori della Romagna. Speriamo, dunque, che gli eletti nel rinnovo del 31 ottobre considerino tale ipotesi per realizzare un nuovo ente intermedio al servizio dei comuni e interlocutore forte della Regione".

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