martedì, 18 giugno 21°

Provincia Unica, Spadoni (Udc): "Una maggioranza che non c'è"

Gianfranco Spadoni (UDC)28 luglio 2012

Dietro all’ordine del giorno per l’accorpamento della provincia in ambito romagnolo approvato a maggioranza dall’ente di piazza dei Caduti, al momento non vi sono ombre e luci ma solo il buio più assoluto.

Comunicato Stampa

Dietro all’ordine del giorno per l’accorpamento della provincia in ambito romagnolo approvato a maggioranza dall’ente di piazza dei Caduti, al momento non vi sono ombre e luci ma solo il buio più assoluto. Non mi riferisco solo ai forti mal di pancia dei riminesi, ma, nello specifico, alla netta divisione esistente all’interno  della maggioranza di casa nostra. E i risultati sono alquanto evidenti. A parte la contarietà  della Lega nord, pesano le astensioni dei gruppi consiliari della Federazione della sinistra  e  di Sel - Sinistra Ecologia e libertà, cui si aggiunge l’inequivocabile posizione dell’Italia dei Valori il cui gruppo dissente scegliendo la strada della non partecipazione al voto. Con tale premessa è del tutto evidente la limitatissima forza del citato ordine del giorno attraverso il quale si dà mandato al presidente della Provincia di Ravenna di esprimere in seno al consiglio delle  autonomie locali l’opzione prioritaria per l’ accorpamento in ambito romagnolo delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Si pone, al contempo, una riflessione circa la  tenuta della coalizione del Centro sinistra alla luce di posizioni così divergenti e antitetiche  come, appunto, la scelta programmatica di questo livello. Ci si pone, inoltre,  un altro forte interrogativo,  se non per l’immediato, per il futuro della colazione. In altri termini viene spontaneo chiedersi come possa procedere per il futuro il Partito democratico che proprio senza questi alleati non ha certamente la maggioranza per governare il territorio. Mi pare si  registri, dunque, come il nuovo ente romagnolo di secondo livello, in larga misura aderente ai requisiti  della spending review  e indispensabile  per razionalizzare l’uso delle limitate risorse economiche e a mettere a sistema,  nuovi modelli gestionali  più  snelli e appropriati, parta con il piede sbagliato e senza la fondamentale  condivisione di chi governa oggi il territorio.  Oltretutto s’intravvede all’orizzonte il consueto canovaccio legato alle forti spinte di campanile, alle esigenze di non perdere il potere locale, alla garanzia di non perdere l’incarico presidenziale e di non volere rinunciare a tutte quelle  cariche ricche sotto il profilo del peso prima politico che di rappresentanza.
Alla fine, dunque, siamo davvero certi che si tratti del nuovo modello di provincia inteso dal prof. Mario Monti?
Come dire: cambia la storia ma i vizi restano ben  saldi!             
 

Gianfranco Spadoni