"Regione Romagna", la Lega passa all'azione: "Chiediamo un referendum"

I consiglieri impegnano l’esecutivo regionale anche a indire un secondo referendum consultivo per esprimere il proprio voto sulla costituzione di una entità regionale autonoma denominata "Regione Romagna"

Il parlamentare Gianluca Pini

Modificare lo Statuto della Regione Emilia Romagna, introducendo la possibilità di indire un referendum consultivo per chiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con il trasferimento delle relative risorse. Il gruppo della Lega Nord, con una risoluzione di cui è primo firmatario Massimiliano Pompignoli, si muove sulla scia delle Regioni Lombardia e Veneto e chiede al presidente e alla Giunta regionali di indire, dopo la modifica dello Statuto, un referendum consultivo perché tutti gli elettori emiliano-romagnoli possano esprimere la propria volontà sull’opzione di una maggiore autonomia e di ulteriori risorse per poterla attuare. Ma le richieste del gruppo leghista non si fermano qui.

I consiglieri impegnano l’esecutivo regionale a indire un secondo referendum consultivo, rivolto ai soli elettori delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini e dei comuni del Circondario imolese (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano), per esprimere il proprio voto sulla costituzione di una “entità regionale autonoma denominata Regione Romagna, con propria Assemblea regionale e un proprio governatore, senza ulteriori costi per la finanza pubblica”.

L’Emilia Romagna, “uno dei motori economici” del paese per “numero di imprese e volume d’affari”, spiegano i firmatari, "ha oltre quattro milioni di abitanti dislocati in un territorio eterogeneo, che va dalle grandi città alla pianura, dalle montagne alla collina, fino all’unicità della costa romagnola e alle zone lacustri, dovendo far fronte a una significativa quantità̀ di interventi istituzionali diversificati per regolamentare le comunità̀ stanziate sul territorio".

A questo si aggiunge il fatto che “la dimensione economico-produttiva e sociale è un oggettivo elemento di ‘diversità’ dell’Emilia e della Romagna - scrivono i consiglieri - territori virtuosi grazie alle proprie tradizioni civiche e al proprio ‘capitale sociale’ potendo vantare un’elevata capacità produttiva, contributiva e fiscale, nonché́ un elevato livello delle prestazioni dei servizi al cittadino”. Da queste valutazioni, prende avvio “l’opportunità̀ ormai indifferibile”, in vista di un “rafforzamento delle prerogative autonomistiche spettanti all’Emilia e alla Romagna e di riconduzione a un concreto modello federale di amministrazione e di gestione”, di procedere all’indizione di un referendum consultivo per chiedere agli elettori se la Regione Emilia Romagna debba intraprendere o meno iniziative istituzionali per richiedere l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia".

"Ma è altrettanto “matura” - rilevano Pompignoli e colleghi - l’opportunità̀ di risolvere democraticamente con un voto dei soli territori romagnoli la questione dell’autodeterminazione di quei territori per giungere a una piena autonomia regionale. E’ evidente -che l’espressione favorevole della popolazione regionale su entrambi i quesiti è condizione ritenuta indispensabile e necessaria per l’assunzione di un provvedimento specifico dell’Assemblea che richieda l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie individuate dalla stessa Assemblea. Hanno sottoscritto la risoluzione, oltre a Pompignoli Daniele Marchetti, Andrea Liverani, Fabio Rainieri, Alan Fabbri, Stefano Bargi, Gabriele Delmonte, Marco Pettazzoni e Matteo Rancan. 

Il botta e risposta Bonaccini e Pini

"Leggo che la Lega - scrive il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini - vuole un referendum per separare l'Emilia dalla Romagna. Hanno gettato la maschera. Siamo la prima Regione per crescita del Paese e quella con il maggior tasso di occupazione. Separati saremmo tutti più deboli, mentre la nostra forza sono le eccellenze da Piacenza a Rimini". "Quella della Lega - conclude - è una proposta irresponsabile. Altro che autonomia". "Prendo atto che a Bonaccini la democrazia del voto popolare dà fastidio - replica il parlamentare di Fusignano Gianluca Pini - o ancora peggio fa paura. L'autonomia dei nostri territori non passa dalla sua segreteria di partito ma dalla volontà popolare. Anche per la Regione Romagna a decidere saranno i romagnoli, né i romani, né i modenesi".

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