Società partecipate, avanti con la cessione di Ervet: nessuna dismissione di Aser e Sapir

Si tratta, argomenta l'assessore competente, Massimo Cameliani, di una "scelta politica basata su riferimenti economici e giuridici"

Il nuovo piano di razionalizzazione delle partecipate del Comune di Ravenna lascia sostanzialmente le cose come stanno. C'è infatti il "mantenimento di tutte le società senza interventi di razionalizzazione", con la conferma della cessione di Ervet già decisa con il precedente piano del 2015. Ma alla quale non è mai stato dato corso. Si tratta, argomenta l'assessore competente Massimo Cameliani, di una "scelta politica basata su riferimenti economici e giuridici". Nessuna dismissione, dunque, di Aser e Sapir, "spesso al centro del dibattito". Per la seconda, precisa Cameliani, "un nuovo modello organizzativo e' fondamentale". E infatti, anche da programma elettorale, è prospettata la separazione della parte immobiliare da quella gestionale, ma "con i tempi giusti".

"Se fatta oggi c'è il rischio di danneggiare il valore della societa'. Il centrosinistra - conclude l'assessore - crede nel valore delle partecipate". La ricognizione messa in atto ha riguardato 16 società di cui sette partecipate direttamente, nove attraverso la Holding e quattro in situazione di controllo. "Tutte hanno superato il test di detenibilita'", sottolinea il ragioniere capo del Comune, Ruggero Stabellini. Nessuna, gli fa eco il presidente della Holding, Carlo Pezzi, "è neppure vicina a parametri di alienazione". Resta in bilico solo Tper, che verrà dismessa qualora non vada in porto l'integrazione a livello regionale con Start e Seta, per la quale "il percorso e' tracciato".

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Su Aser e Sapir punta il dito Alberto Ancarani di Forza Italia: la prima non solo "non è competitiva e concorrenziale con i privati, fa anche fretta ai preti" per far durare meno i funerali. "È inaccettabile che continui a rimanere pubblica". E oltre a "smettere di fare l'impresario funebre, il Comune non dovrebbe fare neanche quello portuale", dismettendo Sapir, aggiunge l'azzurro. Ancora pi+ù drastico Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna, per il quale "non sono strettamente necessarie" Ravenna Entrate, Sapir, Azimut, Aser, Ravenna farmacie, Hera e Start. "Si cambia tutto per non cambiare niente", stigmatizza, quando "l'occupazione militare dell'economia è un freno alla libera concorrenza". (fonte Dire)

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