Trasporto pubblico: "Con Ambra nessuna garanzia di efficienza"

Secondo Gardin e Alberghini, quella della nuova Agenzia per la Mobilità della Romagna è una "falsa partenza".

“Nessun piano industriale, previsioni aggiornate al 2015, nessuna soppressione delle altre società consortili che, nella logica, sarebbero dovute essere inglobate nella nuova Agenzia. Insomma, una falsa partenza”. Di questo sono convinti i consiglieri comunali Samantha Gardin (Lega Nord) e Massimiliano Alberghini in riferimento all’Agenzia Unica per la Mobilità della Romagna. “Innanzitutto, contestiamo il metodo, perché abbiano assistito a due scissioni, da parte delle società di Forlì-Cesena e Rimini, e a una fusione con quella di Ravenna, per far nascere la nuova Agenzia per la mobilità, come prevede il riordino istituzionale scritto dalla Regione – spiegano Gardin e Alberghini –. Tre operazioni, quando ne sarebbe bastata una, ma soprattutto un atto che non cancella totalmente le altre due entità consortili: il trasporto rapido costiero, infatti, rimane al ramo di azienda di Rimini (pur interessando anche Ravenna), mentre quello di Forlì-Cesena si occuperà della “sosta” nelle due realtà”. Un’operazione da 1,5 milioni di euro, quella orchestrata per arrivare al nuovo soggetto, che si chiamerà Ambra. L’unico effetto, secondo i due consiglieri di minoranza, sarà “la perdita della capacità di controllo sui servizi di trasporto da parte dei cittadini”. Trasporto che, a Ravenna, “avrebbe bisogno di essere potenziato e differenziato, con navette che colleghino meglio le vie del centro cittadino, mentre il nuovo ‘colosso’ del trasporto pubblico locale pare maggiormente votato alla ridefinizione di quello extraurbano. La scelta di accorpare – osservano Gardin e Alberghini – potrebbe avere un effetto positivo, se si prevede una riduzione dei costi amministrativi. Tuttavia, la recente esperienza di Start, nata con gli stessi propositi, ma tornata presto ad essere una specie di “poltronificio”, ci lascia molti dubbi”. Soprattutto perché, per Ambra, non esiste di fatto un piano industriale, sostituito da un bilancio previsionale non in grado, a giudizio dell’opposizione, di “prevedere, a cinque anni, come andranno le cose. Se, in sostanza, avremo gli stessi servizi a costo contenuto”.

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