Valle della Canna, "fare qualcosa prima che sia troppo tardi"

"In primo luogo, c’è da constatare la pessima situazione idraulica, con la presa d’acqua sul Lamone definitivamente fuori uso da anni ed i livelli dell’acqua completamente fuori controllo" dice Simonetta Scotti

“Davvero sconcertanti le dichiarazioni del Comune di Ravenna, lette sulla stampa recente, circa la gestione di Valle della Canna. Dopo un’estate disastrosa che ha ucciso per ben due volte i fondali e la fauna, vorremmo fare il punto con alcune considerazioni. In primo luogo, c’è da constatare la pessima situazione idraulica, con la presa d’acqua sul Lamone definitivamente fuori uso da anni ed i livelli dell’acqua completamente fuori controllo. Ora, visto che l’idraulica è una scienza, gli errori non sono imputabili al caso, ma ad una gestione scellerata conseguente, evidentemente, ad una conoscenza lacunosa sia dell’equilibrio idraulico della valle, sia dei sistemi atti a regolamentarlo. Sempre che al Comune interessi davvero qualcosa di questo gioiello lasciato alla rovina ormai da più di un decennio. Per il futuro, altri tentativi a casaccio? La gestione di un luogo come questo non può essere affidata al caso, ci sono regole, metodi ed esperti che il Comune avrebbe il dovere di consultare al più presto”

A parlare, in merito alla situazione della Valle della Canna dopo un’estate torrida, è Simonetta Scotti, consigliera territoriale Area Mare per Ravenna in Comune - Possibile Ravenna - MeetUp A riveder le stelle Ravenna.

“Valle della Canna e Punte Alberete, tra le paludi di acqua dolce più importanti d’Italia, ospitavano specie rare, almeno una decina rarissime o uniche a livello nazionale, e specie vegetali di rilevanza senza paragoni. Dopo aver alzato i livelli fino agli 80 centimetri, ed impedito il flusso e la circolazione delle acque che per secoli aveva dato la vita questi luoghi, la valle si è ridotta una pozza marcescente che ha depauperato in maniera gravissima e forse irreversibile l’intero ecosistema. L’espediente di provare a riossigenare i fondali disseccando periodicamente la valle per liberarla dall’invasione mortale di ammoniaca e di sale, da soluzione d’emergenza si è trasformata in consuetudine, e le opere strutturali da ripristinare o adeguare sono state dimenticate. Nel frattempo, tutta la vegetazione acquatica è morta, cosi come le carpe e centinaia di specie vegetali, mentre tutte le specie di invertebrati d’acqua si sono estinte per sempre. Ci si consola con i cigni (specie esotica), i cavalieri d’Italia (specie molto adattabile tanto da vivere anche nelle acque reflue) e fenicotteri (ad indicare la presenza di acqua salata). Tutte specie mai viste prima. Ma sono scomparse la garzaia più importante d’Italia, le morette tabaccate, due specie di cormorani e di ibis, forapaglie castagnoli, basettini, solo per fare un breve elenco. L’avifauna d’acqua dolce, vanto secolare tutto ravennate, è sparita per sempre”. 

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“Infine, un’ultima considerazione riguardante il progetto annunciato di una nuova presa d’acqua dalla Valle della Canna al Bardello: dopo aver distrutto Valle della Canna, l’opera si completa mettendo a morte anche il preziosissimo Bardello. La prateria del Bardello, infatti, viene definita coma “oligotrofica”, ovvero con acque povere di nutrienti (acque piovane e di falda). Chiunque con un minimo di competenza comprende che immettere le acque eutrofiche che dal Reno arrivano a Valle della Canna, equivale trattare il Bardello col diserbo! Invitiamo caldamente il Comune a consultare esperti e tecnici prima di condannare a morte il nostro preziosissimo e già gravemente compromesso patrimonio naturale” conclude Simonetta Scotti.

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