Parti cesarei programmati anche a Lugo e Faenza: "Così si decongestiona l'ospedale di Ravenna"

La consigliera Tardi (CambieRà): "E' fondamentale predisporre un centro di rianimazione neonatale nell'ospedale faentino, così come a Lugo"

Potenziare il presidio di Ravenna per ospitare il maggior numero di parti possibile. E' questa la richiesta all'Ausl Romagna che lancia il sindaco Michele De Pascale, rispondendo giovedì pomeriggio in consiglio comunale a un question time di Samantha Tardi di CambieRà e Alberto Ancarani di Forza Italia sugli "urgenti provvedimenti" da prendere per il reparto di Ostetricia e ginecologia provinciale. Anche in seguito alla lettera di alcuni medici che lamentano una "riduzione nel numero dei parti a Lugo e Faenza", con conseguenti problemi di "clinical competence" e un surplus di lavoro per Ravenna.

"Non si devono dirottare parti da Ravenna", sottolinea il primo cittadino, perchè più sono le nascite, più aumenta la clinical competence degli operatori e più sono possibili nel futuro investimenti sui servizi. Come da nota dell'azienda letta dal primo cittadino, sono già stati inseriti 19 medici ed è prevista una rimodulazione dell'organizzazione dell'attività dell'unità complessa. Per le gravidanze a basso rischio i tagli cesarei programmati potranno essere eseguiti anche a Lugo e Faenza. Un fatto positivo, sottolinea il sindaco, perchè "si decongestionano le sale operatorie di Ravenna". L'Azienda lavora inoltre a una rimodulazione dell'attività chirurgica nelle tre sedi ospedaliere.

"Il ritorno dei parti programmati a Faenza è stato presentato come un “grande risultato per l'Unione della Romagna Faentina” con conseguente scarico di lavoro per il nosocomio di Ravenna, il quale, riducendo il numero di cesarei tornerebbe finalmente a respirare - replica la consigliera Tardi - In realtà ci sono alcuni aspetti che né i politici locali né i dirigenti dell’Area Vasta dichiarano: si parla di “parti programmati”, pertanto non è specificato quale sia l’organizzazione per i “parti critici” e quindi non è chiaro se essi vengano ancora inviati a Ravenna, oppure riusciranno a rimanere a Faenza grazie appunto alla revisione dei turni complessivi. Ancora più inquietante sarebbe la situazione dei parti che “critici” lo diventano in corso d’opera, ovvero durante lo svolgimento del parto stesso. Si tratta di situazioni che possono divenire rapidamente drammatiche e che richiedono il possesso di capacità cliniche, competenze decisionali, tecnologie immediatamente disponibili e anche in questo caso non è dato sapere come si intenderebbe procedere e che ruolo avrebbe il reparto ravennate e l'annesso personale medico. Pare quindi ovvio che, alla luce della scelta fatta, peraltro sacrosanta, di riportare le programmazioni a Faenza, occorrerà ragionare in maniera complessa, evitando che le toppe applicate risultino peggiori del buco stesso: è fondamentale predisporre un centro di rianimazione neonatale in tal nosocomio, così come a Lugo. Ciò che non viene detto è che non sempre c’è il tempo per allestire il trasferimento di un neonato alla Tin (Terapia Intensiva Neonatale), che ha sede a Ravenna, né è sempre disponibile un anestesista/rianimatore con acclarate conoscenze per trattare neonati con criticità d’organo. Auspichiamo quindi che ci si fermi a riflettere molto bene su quanto scelto: i punti nascita che si pensa di tenere aperti hanno il diritto e il dovere di poter offrire un servizio clinico a 360 gradi, rispondendo a ogni esigenza programmata e non, con lo scopo di preservare la salute e la vita di donne e bambini. Le condizioni di servizio parziale, in ambito sanitario, dettate da scelte politiche e non scientifiche, potrebbero risultare estremamente pericolose e non vorremmo mai ritrovarci a correre ai ripari dopo aver assistito a una tragedia su cui poi piangere. Noi rimaniamo dubbiosi che il reparto di Ostetricia e Ginecologia ravennate possa trovare sollievo nel breve, se questi sono i presupposti, e riteniamo ancora una volta incredibile come il nostro primo cittadino non riesca a tutelare mai appieno il nostro ospedale civile, ridotto ormai a succursale secondaria di altri nosocomi dell'Area vasta".

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