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Le difficoltà di un sordo ai tempi del Coronavirus: "Con le mascherine impossibile capire il labiale"

Redazione

Scrivo a nome dell’associazione culturale il Quadrifoglio, associazione formata in gran parte da persone sorde e qualche persona udente. La nostra associazione ha l’obiettivo di organizzare incontri culturali, convegni, attività sportive con il fine di favorire l’inclusione delle persone sorde e quelle udenti. La comunità sorda conta ad oggi circa 70 persone a Ravenna per un totale di circa 150 persone nella provincia di Ravenna, alla quale si aggiungono circa 60 persone con impianto cocleare. Oggi più che mai, in questo momento per tutti di emergenza, le barriere della comunicazione, al contrario a volte di quelle architettoniche, sono ostacoli invisibili e sempre presenti nel nostro ambito sociale. La sordità è un deficit che non è visibile, si riconosce solo nel momento in cui si entra in relazione con gli altri: l’assenza o la parziale acquisizione di una modalità comunicativa condivisa può portare a equivoci e fraintendimenti, e quindi diventa fondamentale che tutte le informazioni vengano ben condivise con tutti gli accorgimenti necessari, in questo caso attraverso la Lis (lingua italiana dei segni) attraverso il supporto di interpreti di questa lingua. Teniamo ben presente che il deficit sensoriale non corrisponde a ritardo cognitivo, cioè alle persone sorde non manca la capacità di acquisire informazioni, solo che è necessario trovare il modo di farlo attraverso canali visivi e non acustico-vocali, con l’obiettivo di non far perdere tutto il mondo di informazioni del quotidiano. Si richiede pertanto che le comunicazioni video e audio siano sempre seguite da una traduzione Lis. Altra cosa, non di secondaria importanza, è la sensibilizzazione, ora quasi inesistente, al personale operante all’interno della pubblica assistenza e sicurezza (quali personale sanitario, pubblico ufficiale e addetti comunali) nei confronti della comunità sorda con inevitabili problemi di comunicazioni in mancanza di interpreti in tali strutture. Non è la prima volta che persone sorde, che si recano presso il pronto soccorso, rimangono lì per un’intera giornata (quando va bene) completamente isolate dalla comunicazione, perché giustamente al fine sanitario gli operatori devono parlare con la mascherina, ma le persone sorde capiscono per la maggior parte anche dal labiale. Ragione in più per avere sempre a disposizione una persona capace di tradurre in lingua Lis (dove la stessa può segnare in tutta sicurezza anche con la mascherina). Questi sono solo una parte dei problemi della comunità sorda, in quanto chi non si trova a dovere convivere con persone che abbiano questa disabilità, ribadisco invisibile, non può  capire la notevole difficoltà nel vivere la quotidianità.

La Presidente dell'associazione culturale Il Quadrifoglio Carla Ciotti

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