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Gli auguri di buona Pasqua del Vescovo: "Rendiamo l'Europa un luogo di giustizia e di pace"

Redazione

Una delle Antichissime Cattedrali d’Europa brucia inarrestabilmente, molti pregano e cantano un inno religioso, tanti sono turbati, e non solo i credenti che amano particolarmente i loro luoghi di culto. L’Europa sta bruciando il suo passato, la sua cultura che sotto tanti rivestimenti sta sorreggendo il cammino dei popoli che la abitano? Abbiamo il diritto di dimenticare e di costruire il cammino dei soggetti e delle comunità facendo tabula rasa di quello che abbiamo ricevuto? E poi, abbiamo veramente la capacità di farlo? Qualcuno teme di sì. Si potrebbe rispondere che proprio qui si vede il limite della nostra libertà, che non è assoluta, nemmeno nel distruggere, anche se ci illudiamo che lo sia: non si cancella la nostra identità così facilmente. Si possono cambiare i costumi, le bandiere, i linguaggi, si possono anche cambiare i confini (con o senza guerre), ma non il DNA che ci portiamo in ogni cellula del corpo. E non si cambiano mai totalmente quei valori che grazie alla trasmissione tra le generazioni vengono internalizzati nella coscienza di ciascuno. Magari li abbiamo volontariamente trasgrediti, personalmente o insieme, quando in Europa ci siamo fatti prendere dal demone della guerra, ma abbiamo sempre riconosciuto che c’era qualcosa di profondamente ingiusto in quelle scelte. Ci siamo anche infatuati di sistemi assoluti o di ideologie che hanno umiliato e distrutto tante persone umane in tutto uguali tra loro, ma alla fine le nostre coscienze si sono ribellate e le ideologie, come i monarchi assoluti, sono scomparse, sconfitte dalla stessa violenza che avevano suscitato. Anche quest’Europa post-moderna che sembra “lastricare le sue vie appoggiando i mattoni sul nulla”, dice un filosofo, ha in realtà un’inquietudine come quella di chi si avventura nel deserto lasciando le piste conosciute fin dall’antichità per trovare vie brevi e più facili. I valori che l’hanno condotta a sopravvivere alle continue invasioni di nuovi popoli per molti secoli e a integrare e trasformare le culture diverse, arricchendole e arricchendosi, sono ancora vivi. Sono troppo corrispondenti al terreno che abbiamo tutti in comune per la nostra umanità, per non fiorire. Sono risposte grandi ai desideri alti dello spirito umano, già iscritti nella sua interiorità, come il DNA nelle sue cellule, fin dal risveglio della sua coscienza. Per noi cristiani europei (cattolici, protestanti, ortodossi, evangelici, carismatici), che oggi non siamo più maggioranza, ci può essere la tentazione di ritenere che altri valori e stili di vita sostituiranno i nostri (chi vede crescere l’islam, chi teme il pragmatismo cinese, chi l’intolleranza laicista…). Io credo che la storia ci dimostri che proprio l’Europa, per la sua capacità di generare e rigenerarsi grazie ai valori umani e spirituali che l’hanno fecondata e resa capace di trasmetterli ad altri popoli, sia la dimostrazione che essi non scompariranno. Anche se i testi ufficiali li escludono, per la scarsa sapienza di qualche responsabile. La Pasqua ci dà il messaggio che la morte non trionfa mai per sempre. C’è una nuova vita nascosta che esce dai sepolcri e apparirà per dare speranza a tutti. Cristo vive. L’uomo è ora dimora della Forza di Dio. Può anche peccare, ma c’è una misericordia che lo può far risorgere dalle sue tenebre. Se questa speranza è vera, e noi ci crediamo, si può fare della vita non un tesoro geloso da custodire dentro i muri della propria casa o della propria nazione, ma si può investirla, mettendosi a disposizione degli altri, per fare della società una fraternità, un luogo di crescita nella giustizia e nella pace, una comunità dove il più piccolo è sostenuto dal più forte. Si può anche rischiare di morire per dare una vita migliore agli altri, perché dopo la risurrezione ci sarà nuova vita, piena di gioia, di amore di pace. L’anima di noi credenti, ma anche degli altri nostri concittadini europei in fondo sa che questo è vero. Da qui dipende la cultura e la civiltà di cui siamo eredi, che ci porta a stimare la dignità di ogni persona e a far crescere la nostra amicizia tra noi e con gli altri popoli.

Arcivescovo di Ravenna-Cervia, Monsignor Lorenzo Ghizzoni

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