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Degrado urbano

Il meetup: "Ravenna "green" solo ai convegni?"

Redazione

Leggiamo di un interessantissimo convegno che si terrà a Ravenna venerdì 20 settembre dal titolo “Alberi protetti: etica, cura, diritto”. Partecipano esperti, docenti universitari, tecnici, amministratori, Regione Emilia Romagna e Comune di Ravenna. Come si può parlare di etica, cura e soprattutto di diritto se nemmeno il Regolamento comunale del Verde, che verrà presentato nella mattinata, viene rispettato? Sono sotto gli occhi di tutti gli abbattimenti di decine e decine di alberi, su suolo pubblico e privato, durante il periodo di nidificazione, quando, lo ricordiamo, la distruzione di nidi è reato penale. Tanti cittadini indignati fotografano le decapitazioni selvagge spacciate per potature, di norma proibite dal Regolamento ma attuate spessissimo, in tutti i periodi dell’anno. Alberi violentati e indeboliti nella struttura, con rametti esilissimi che crescono all’impazzata in gran numero per aiutare, con le loro foglie, l’albero a non morire: via per successivi attacchi fungini e per la risoluzione “alla radice” che spesso segue a questi lavori. Tra tutte, si veda la fine delle alberature poste nelle aiuole davanti all’ingresso di un sito importantissimo, il Battisterno Neoniano: potatura “risolutiva” e l’anno dopo kaputt. Il Regolamento comunale, all’art. 7, dichiara che le alberature possono essere abbattute - senza ripristino - per “ristrutturazione” giardini: basta pagare un indennizzo al Comune; tra l’altro in contrasto con l’art. 6 della legge 10 del 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, dove si legge che i comuni debbono promuovere l’aumento degli spazi verdi urbani tramite l'incremento, la conservazione e la tutela del patrimonio arboreo esistente nelle aree scoperte di pertinenza degli edifici già presenti. Anche il rullo compressore dei “lavori pubblici” può decidere in ogni momento, secondo il Regolamento, che l’asfalto val bene la vita di una pianta, l’ombra, la mitigazione delle temperature, l’attenuazione del rumore e dell’inquinamento, il rifugio per l’avifauna, l’ossigeno prodotto. E infatti è quanto accaduto nel filare monumentale di accesso alla città in via Maggiore, con già 13 pini abbattuti, un po’ dal Comune e un po’ da Azimut. Tutti rimpiazzati con una colata di catrame, per il progetto di “bonifica dagli alberi”, tra l’altro validato da “Progetto verde”, presente alla conferenza di domani. In quale punto del Regolamento è stato deciso, e con quale delibera di consiglio comunale, ovvero scelta politica, che i pini domestici, simbolo nei secoli di Ravenna, sono da eliminare progressivamente dalla nostra città? Quante altre stragi sono in programma? Alberi come oggetti inanimati di consumo “usa e getta”: qualche decennio di vita, dal vivaio all’inceneritore a biomasse, passando per tecnici, progettisti, agronomi, periti, architetti, “riqualificazioni”, capitoli di spesa dei Comuni e pure qualche cittadino denunciato. Già, perché, ormai, la “cura” del verde, quella che nei secoli è stata una vera e propria forma d’arte e d’orgoglio italico, in molte città sta assumento l’aspetto della guerriglia urbana: da un lato cittadini disperati che chiedono soluzioni alternative e pietà per alberi bellissimi e quasi sempre sanissimi, dall’altro le forze dell’ordine schierate per proteggere le motoseghe dei “giardinieri”. Nessun riconoscimento del valore ecosistemico raggiunto con l’età e tantomeno di quello estetico ed ornamentale: vecchi, ingombranti e pericolosissimi, gli alberi sporcano, rovinano le strade ed intralciano auto e parcheggi. Costi e non risorse, altro che le “infrastrutture verdi” principali protagoniste del benessere delle nostre ormai torride e imbruttite città! Gli alberi “aiutiamoli a casa loro”, fuori dalle nostre città, si legge sempre più spesso. Si dirà che il convegno è dedicato solo agli alberi “monumentali” protetti: a cosa servono i “monumenti”, se attorno è il deserto? L’albero è vita: non bastano pochi (preziosissimi) monumenti per lavarci la coscienza, se non saremo in grado di assicurarne di più, di questi “monumenti”, al futuro dei nostri figli.

Meetup A riveder le stelle Ravenna

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