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Degrado urbano

"La rinascita della Darsena parte dall'ex 'Sigarone': speriamo non sia solo un sogno"

Redazione

Davvero una bella notizia quella apparsa sui media: sarà vero che dopo otto anni il magazzino ex Sir verrà restituito alla città, grazie alla mobilitazione e al lavoro di tanti cittadini, tecnici, artisti, persone del mondo culturale ravennate, politici, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione che redassero il Poc Darsena nel 2014-2015, dei cittadini de “La Darsena che vorrei” (processo partecipativo istituito dal Comune e dall’assessore Maraldi nel 2012), della Senatrice Michela Montevecchi e dell’attuale Soprintendenza? Le recenti indagini hanno dimostrato le sue buone condizioni strutturali, ribadendo quello che già si sapeva: il magazzino fu costruito con le migliori tecnologie e materiali per l’epoca. Una pregevole opera di ingegneria civile testimone dell’eccellenza raggiunta dall’Italia anche in questo campo. Di recente, anche l’ultima opera dell’ingegner Elio Segala, autore del magazzino ex Sir, il palasport di Codigoro, è stato risparmiato dalla demolizione grazie a un attento lavoro del Movimento 5 Stelle locale, che ha evidenziato le condizioni strutturali ancora ottime e il valore tecnico e identitario per la comunità. Segnaliamo, poi, che uno dei più straordinari magazzini a copertura parabolica d’Italia, a quel che ci risulta unico al mondo, la grandiosa ex Perfosfati di Portogruaro, anch’essa inserita nel bando delle periferie, verrà restaurata integralmente da un’Amministrazione ben conscia – insieme ai cittadini – del suo valore, coinvolgendo anche la popolazione e le imprese per individuare l’uso più idoneo ed economicamente sostenibile.

Un segnale per tutta la città di Ravenna che fa ben sperare e che, riteniamo, potrà rivelarsi un vantaggio anche per i proprietari e per l’Amministrazione. Coniugando le istanze della tutela – che impongono il rigido rispetto di tutti i componenti di questo straordinario manufatto in cui forma e struttura coincidono – con la necessità del recupero e del riuso, la città potrà dotarsi di uno spazio unico e di altissima qualità in cui far convivere esigenze commerciali, economiche, culturali, artistiche, sociali e sportive ridando finalmente slancio alla riqualificazione della Darsena attraverso il recupero del suo edificio più significativo e centrale. Un prezioso valore aggiunto e un’operazione degna di una città di respiro europeo proiettata verso il futuro, dove i centri commerciali tradizionali, come giustamente evidenziato, hanno fatto il loro tempo. Oltre 5000 metri quadri di superficie, per 69mila metri cubi di spazio interno, 30 metri di larghezza per oltre 16 di altezza possono adattarsi flessibilmente ad accogliere un numero considerevole di attività, a fini di lucro e non.

Un museo della marineria, della tecnologia o del patrimonio industriale, ad esempio, troverebbe luogo ideale in spazi di questa grandezza e impatto scenografico. Sale concerti data l’acustica eccellente del magazzino? Spazi sportivi? Uno luogo di socialità dotato di tutti i servizi, aperto e vivo a tutte le ore per dare accoglienza ai cittadini e riqualificare anche dal punto di vista della sicurezza e dell’integrazione il quartiere? Ma sono solo esempi: certamente le proposte non mancheranno e la partecipazione dei cittadini sarà necessaria. Il rischio, però, è che se l’Amministrazione non crederà per prima in un progetto di questa importanza e non si farà promotrice e guida per il recupero, affiancando il privato nella strada da intraprendere per il restauro, la gestione e la ricerca degli eventuali finanziamenti da riservare per il recupero del manufatto, tutto si areni, il degrado diventi insostenibile e la rinascita della Darsena di città resti solo un bel sogno. Alcuni imprenditori ci stanno credendo e ottengono i primi risultati: l’augurio è che lo facciano tutti.

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Siamo i primi ad essere interessati alla riqualificazione del Sigarone. Ma senza regalie né svendite pubbliche, e soprattutto avendo bene in mente che qualsiasi nuovo impatto edilizio sulla Darsena in destra canale non può essere introdotto a spizzichi, prescindendo dalle ricadute sul territorio, bensì collocandolo organicamente nella complessiva riqualificazione dell’intero comparto.

Alvaro Ancisi, capogruppo in consiglio di Lista per Ravenna

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