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"Scarsa assistenza del Comune ai più poveri: e metà dei soldi agli stranieri"

Redazione

Ci sono molte famiglie ravennati che non hanno potuto festeggiare il Natale, tra quelle sempre più numerose (dicono tutte le indagini) che versano ai limiti del sostentamento. Il dovere di assisterli spetterebbe, prima ancora che ai benemeriti centri di volontariato della Caritas, al Servizio sociale del Comune, il cui regolamento di accesso all’assistenza mette al primo posto della finalità le “misure di contrasto alla povertà e di sostegno del reddito”. In questi casi i bisogni di aiuto, rilevati dal servizio oppure esposti dagli interessati, sono filtrati ed eventualmente istruiti dall’assistente sociale del territorio di residenza, venendo poi assoggettati alla valutazione e alla decisione della “Commissione Tecnica per i contributi economici”, che si riunisce più o meno una volta al mese. In vista del mese di dicembre, il più freddo per la povera gente e non solo per il clima meteorologico, questa commissione si è riunita il 21 novembre. Il provvedimento che ha adottato, ultimo dell’anno, mostra uno spaccato illuminante del sistema di governo politico entro cui si colloca a Ravenna la presa in carico dei cittadini ultimi fra gli ultimi. Di quale strato sociale si tratti lo spiegano le causali dei contributi economici concessi, che sono, per esempio: il sostentamento alimentare, il pagamento delle bollette gas, luce e acqua, l’affitto, le spese condominiali, l’esonero dal pagamento delle rette nelle case di ricovero o per la mensa scolastica o per i centri estivi dei ragazzi, ecc., i trasporti in ambulanza, i trasporti dei disabili, le visite mediche od oculistiche, l’acquisto di lenti da vista, i minori in affido, l’abbonamento bus, i libri di scuola: sono tutti bisogni familiari di prima necessità. Il provvedimento non dà conto di quante richieste di contributo siano arrivate alla commissione e di quante siano state respinte, bensì solo delle domande accolte, che sono state 77: apparentemente pochine, su 74.624 famiglie residenti nel Comune di Ravenna (dato dell’ultima statistica), specialmente in tempi acuti di disagio economico e di aumento esponenziale dei “nuovi poveri”, spesso precipitati dalla classe media. Non è affatto in discussione il lavoro di chi opera in questi servizi né della commissione, costretti a tirare la cinghia per il fatto che le somme destinate dal Comune a questo tipo di assistenza sono molto scarse, più che dimezzate rispetto al decennio precedente, nonostante in questo attuale si siano verificati un forte cedimento dei redditi da lavoro e dell’occupazione e l’arrivo in massa di stranieri immigrati da assistere. Oltretutto, le somme concesse sono spesso modeste, se non esigue. In tutto, appena 28.277 euro; 18 si collocano tra 23 e 150 euro. Si può dunque dire che l’unico settore dove il Comune risparmia sia quello dei diseredati, forse perché, essendo flebile e solamente analogica la loro voce, non fanno audience elettorale. La sinistra batta un colpo, se ce n’è ancora. Ma c’è un altro dato sconfortante: metà dei contributi economici (38 su 77 casi, il 51,5% degli euro corrisposti) va a cittadini di origine straniera regolarmente residenti a Ravenna (altrimenti non avrebbero diritto all’assistenza), i quali, nel complesso della popolazione, sono invece il 12%. Questo sbilanciamento può essere solo di natura politica, essendo la conseguenza di come fino ad oggi è stata gestita, indiscriminatamente e incontrollatamente, a prescindere dalle opportunità di lavoro e di integrazione, l’accoglienza degli immigrati dai paesi oltre confine, dunque alla fine dannosa per loro stessi.

Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna

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