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Vandini (Italia in Comune): "Lavorare per ottimizzare il sistema sanitario nazionale"

Redazione

L’Italia risulta attualmente terza (dopo Belgio e Francia) nel rapporto fra morti e casi confermati di Covid-19, noto come Case Fatality Rate (Cfr): 14,1%. La media mondiale è 6,6%, quella della Germania 4,6%, dell’Islanda 0,5%. Il Cfr cresce ovviamente con l'età, diventando massimo sopra gli 80-90 anni. Una delle domande che è normale porsi è la seguente: come è possibile che lo stesso virus a marzo uccidesse quasi la metà dei ricoverati e a maggio dieci volte meno? Alcuni virologi sostengono che il virus sia mutato perdendo parte della sua aggressività. Ma, in attesa di ricevere conferme o smentite definitive di questa ipotesi, ci si può attenere a una spiegazione più solida: da una medicina di guerra si è tornati finalmente a una medicina normale, che deve affrontare una malattia normale, ancorché insidiosa. In sostanza se non è mutato il virus, sono comunque diversi i casi che vanno in ospedale. L'elevato numero di decessi tra marzo e aprile può avere diverse spiegazioni: la prima ipotesi indica possibili errori terapeutici commessi davanti a una malattia ancora poco compresa, e in condizioni di estrema emergenza. Oggi le cure in ospedale e a casa sono più appropriate che nei primi tempi e somministrate in modo più precoce. Inoltre, uscendo dall’emergenza e con più letti disponibili, gli ospedali rispondono meglio. Un altro punto importante è la stagionalità: a febbraio-marzo negli esami sierologici dei pazienti sono stati trovati virus influenzali e altri virus che suggeriscono infezioni concomitanti e, quindi, aggravanti il quadro. L'altro aspetto evidente (soprattutto in Lombardia) è stata la frattura fra ospedale e territorio. In Germania ad esempio hanno tenuto i malati più a casa e presI in carico dai medici di base. Aspetto da non sottovalutare è che il 50% del personale che riceve questi pazienti è costituito da medici di base che fanno i turni in ospedale. In Germania, la medicina generale è unita alle cure ospedaliere, non separata come da noi, dove i medici di famiglia hanno una “convenzione” con il ssn. Questo ha tenuto le persone che non ne avevano bisogno lontane dagli ospedali, salvando molte vite. Non bisogna poi dimenticare che la Germania ha oltre il triplo di terapie intensive dell'Italia. Quello che voglio dire è che certamente un vaccino e delle cure mirate sono auspicabili, ma la scienza ha dei percorsi specifici che devono essere rispettati. Lavorare sull'organizzazione territoriale e sugli indirizzi che si possono dare per ottimizzare il sistema sanitario nazionale (e questo riguarda anche l'università, non solo la sanità), invece, può essere molto più rapido e questo dipende dalla politica.

Pietro Vandini, coordinatore Italia in Comune - Ravenna

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