Bagnacavallo, quando a pallone si giocava col bracciale

Un gruppo di ricercatori ha avviato un lavoro che si propone di ricostruire la storia in ambito locale del gioco del pallone col bracciale, praticato a partire dal 1824 nello sferisterio di Porta Pieve a Bagnacavallo

Un gruppo di ricercatori ha avviato un lavoro che si propone di ricostruire la storia in ambito locale del gioco del pallone col bracciale, praticato a partire dal 1824 nello sferisterio di Porta Pieve a Bagnacavallo. Avvalendosi del patrocinio del Comune e della collaborazione della Biblioteca “G. Taroni” di Bagnacavallo, i ricercatori invitano quanti conservino immagini, documenti, cimeli o semplici ricordi di famiglia inerenti il gioco del pallone col bracciale a recarsi il sabato mattina dalle 8.30 alle 12.30 in biblioteca per prendere accordi sulle modalità di messa a disposizione del materiale per la ricerca. Ogni contributo, integrandosi con la documentazione d'archivio, risulterà di grande interesse e utilità.

Del gruppo di ricercatori fanno parte Guido Dirani, Angelo Emiliani e Leone Cungi, il quale ha già pubblicato due libri sul gioco del pallone col bracciale, Artisti degli sferisteri, nel 2007 e Dal gioco della palla al pallone col braccio, nel 2011.

E proprio Cungi racconta che «prima ancora che gli sport dell'Inghilterra vittoriana si diffondessero in Italia, erano i giochi "sferistici"che la facevano da padroni. Su tutti, il più amato e il più praticato era il pallone col bracciale. Per oltre quattro secoli, a partire dal Cinquecento, il bracciale ha tenuto banco fino a toccare nell'Ottocento i vertici massimi del consenso e della popolarità. La straordinaria abilità dei giocatori "nell'addomesticare" con un pesante attrezzo irto di punte (il bracciale) una capricciosa sfera di cuoio e scagliarla con precisione e vigore da una parte all'altra di un rettangolo da gioco, in un duello a distanza di botta e risposta, estasiava le folle. Tra la fine del Settecento e gli inizi del secolo successivo, con la costruzione di impianti specifici (sferisteri), con la codificazione delle regole e con il propagarsi del professionismo, il pallone assurse al ruolo e all'importanza di sport nazionale acquisendo tutte le caratteristiche dello spettacolo pubblico modernamente inteso.» Popolarissimo per secoli, nel Novecento il gioco del pallone col bracciale conobbe un lento ma inesorabile declino, soppiantato da altri sport, il calcio in particolare. Dal 1992 però, scrive ancora Cungi, «con la costituzione di un Comitato Nazionale, con sede a Treia, il bracciale è tornato sulla scena agonistica con la disputa, a distanza di circa trent'anni dall'ultima edizione, del campionato italiano.»
Bagnacavallo fu un centro del gioco del pallone col bracciale ed ebbe nel XIX secolo il suo massimo campione, Antonio Dirani, detto Il Toro.
Lo sferisterio di Bagnacavallo è tuttora, grazie alla squadra della Fulgur, uno dei poli nazionali del gioco del tamburello, che può essere considerato tra gli eredi del pallone col bracciale.

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