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Venerdì, 20 Maggio 2022
Attualità

A Ravenna la riqualificazione della Darsena passa dall'intelligenza artificiale

Il progetto DARE, finanziato con fondi europei, punta a dare nuova vita a un quartiere complicato, e lo fa con le tecnologie più all'avanguardia

A Ravenna la transizione digitale servirà a dare nuova vita a un intero quartiere, la Darsena. Sensori, intelligenza artificiale, piattaforme online di collaborazione: tutto punta alla riqualificazione di una zona difficile.

Il quartiere della Darsena si trova dietro alla linea ferroviaria e alla stazione, che rappresentano quasi una frontiera. Si incunea intorno al canale Candiano che crea, appunto, la darsena. Fino a qualche anno fa era il porto cittadino, che poi è stato dismesso: un’area industriale quindi, inutilizzata da fine anni Settanta. C’è una zona con capannoni e fabbriche pregevoli a livello architettonico ma in disuso, che si trovano a ridosso del canale: hanno delle grandi potenzialità, secondo l’amministrazione cittadina, ma per il loro recupero ci sono anche alcune criticità, in primis il fatto che sono molto grandi, e poi perché hanno proprietà diverse, spesso fallimentari, con cui il pubblico deve necessariamente dialogare. Intorno c’è il quartiere popolare, con un’alta densità di edilizia residenziale pubblica, con una multiculturalità variegata e alcuni problemi di manutenzione e gestione.

Non è però un quartiere abbandonato dall’amministrazione: ci sono stati molti interventi pubblici di recupero, e anche alcune azioni private, soprattutto negli ultimi anni. Grazie ai privati il lungocanale sta diventando un luogo attrattivo con locali, uno spazio culturale e uno di coworking: un’area che viene già percepita come emergente. La rigenerazione non deve essere solo di nicchia però, perché deve avere il quartiere popolare al suo centro.

Su questo investe il progetto DARE, finanziato dai fondi europei di coesione con la linea UIA (Urban Innovative Actions), che sostiene progetti che con risorse locali sarebbero difficili da realizzare. “Noi puntiamo alla rigenerazione del quartiere Darsena attraverso la transizione digitale e i suoi strumenti” spiega Emanuela Medeghini, responsabile del progetto e referente del comune di Ravenna per le politiche europee. “Il digitale quindi non è il fine ma il mezzo”. La rigenerazione del quartiere in questo caso sarà necessariamente un’azione integrata pubblico-privato, che riguarda non solo gli spazi fisici ma anche la  dimensione sociale, culturale, e ambientale. “Il fine ultimo è il miglioramento della qualità della vita dei residenti del quartiere, che dovrà diventare più salubre, sicuro, sostenibile e inclusivo” dice Medeghini.

Il perno su cui ruota il progetto è il portale online darsenaravenna.it, che racconta il quartiere dal punto di vista storico e geografico. “Per anni la Darsena ha vissuto una narrazione negativa, concentrata solo sugli aspetti di degrado: non vogliamo che sia più così” spiega Medeghini. Sul sito infatti c’è una mappa georeferenziata che racconta cosa c’è nel quartiere – quindi servizi, utilità, ma anche opere di street art e scorsi interessanti. E poi il portale raccoglie le storie del passato, anche con documenti d’archivio o fotografie e video storici forniti dai cittadini. E infine è orientato al futuro, perché racconta le azioni di rigenerazione che avverranno grazie al progetto DARE e sui cui i cittadini possono esprimersi. Ci sarà anche una webradio, gestita da studenti e adolescenti del quartiere.

Ma cosa fa, nel pratico, il progetto? Sfrutta i dati e usa l’intelligenza artificiale per risolvere problemi e creare soluzioni innovative. Misura alcuni aspetti del quartiere come la qualità dell’aria, i flussi di persone, la mobilità, la varietà linguistica. Ogni dato viene da un’azione pratica: per esempio in alcuni condomini sono stati installati sensori per verificare la qualità dell’aria all’esterno e all’interno. Questi sensori producono dati, che vengono convertiti in informazioni pratiche per i condomini e per l’amministrazione. “Questi specifici sensori sono stati installati anche in una scuola” spiega Medeghini “Gli studenti possono accedere ai dati, così possono impostare progetti di gestione responsabile della scuola, dal punto di vista del risparmio energetico o semplicemente dell’apertura e della chiusura delle finestre”.

E questo è solo un esempio. “Nel quartiere esiste un sistema di videosorveglianza usato dalla polizia locale” aggiunge la responsabile del progetto. “Attraverso l’installazione di un’intelligenza artificiale usiamo parte di quel sistema per verificare gli spostamenti dei cittadini: i dati ci restituiscono l’andamento del flusso delle persone a piedi, in bici e in auto”. Un modo per capire come varia la frequentazione del quartiere nelle diverse ore del giorno o quando ci sono eventi, ma anche come funzionano i flussi da e per la Darsena: informazioni fondamentali per la gestione del quartiere o per chi è interessato a investire, per esempio in un locale o in un negozio. Un sistema, spiega Medeghini, in linea con le norme che tutelano la privacy: “noi li chiamiamo dati rispettosi, perché le videocamere non restituiscono informazioni personali come il volto, sono solo numeri anonimizzati che poi vengono trattati con le tutele del caso”. Tutti questi dati, quelli che vengono dalle videocamere, dai sensori per la qualità dell’aria e dalle altre installazioni del progetto, saranno resi consultabili in modo agevole anche dai non specialisti, sia amministratori che cittadini.

“Con i cittadini in particolare abbiamo iniziato un dialogo, ma la pandemia non ha aiutato: sicuramente ce l’eravamo immaginato diverso, non via Zoom o Skype” conclude Medeghini. In questi mesi però ci sono stati workshop online, ma anche programmi di formazione al digitale. Insomma, un esempio pratico della tanto dibattuta transizione digitale al centro del nostro Piano di Ripresa e Resilienza e delle politiche europee dei prossimi anni.

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