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Elogio dell'imperfezione

Quanta sofferenza nasce dalla ricerca compulsiva della perfezione! Mamme che allevano figli bellissimi, primi della classe, campioni di nuoto e di canto, padri che sorridono solo se il voto è “trenta e lode”, genitori mai contenti, c’è sempre un traguardo più alto a cui puntare, un trofeo da portare a casa o fratelli da surclassare.

Bambini che saranno adolescenti ed adulti “prestazionali”, dediti totalmente a raggiungere nuove mete, nuove carriere, ad essere i migliori in tutto. Io li chiamo “ragazzi di vetro”, sono talmente fragili, che non reggono un brutto voto o un confronto negativo con un compagno. La loro autostima è basata sull’essere “perfetti”, non si sentono amati per se stessi, valgono solo se sono belli, magri, bravi, i primi. Vanno in crisi profondissima per eventi che sono normali per gli altri e si spezzano come vasi di vetro. Sono spesso chiusi, isolati, poco socievoli con i compagni. Il confronto sull’aspetto fisico, sulla magrezza può essere un’area fonte di rischio e di disagio molto forte.

Educare i bambini ad accettare anche la possibilità della “non perfezione” è altrettanto importante che spronarli a fare del loro meglio, a essere competenti ed efficaci. Significa allenarli a sopportare le frustrazioni, le delusioni, le sconfitte che sicuramente ci saranno nella loro vita.

Quali possono essere i sintomi del perfezionismo? Per i genitori può essere difficile accorgersi di qualcosa che non va, proprio perché il clima della famiglia è orientato alle aspettative irrealistiche verso i figli. Gli insegnanti probabilmente hanno più opportunità di notare comportamenti che vanno in questa direzione, come reazioni di chiusura, isolamento, tristezza estrema in risposta a voti inferiori o a commenti dei compagni sull’aspetto fisico.

Ma come si fa ad evitare il perfezionismo nei bambini e negli adolescenti? L’ascolto delle esigenze emotive del bambino è fondamentale. Insegnargli a comunicare quello che sente e quello che pensa, coerentemente con l’età, ci aiuterà a sincronizzarsi con i suoi reali bisogni e a rispettare i suoi tempi e le sue capacità, aiutandolo a diventare un adulto equilibrato, con consapevolezza delle proprie competenze e delle proprie mancanze. Una sincronia che si costruisce fin dai primi mesi, ma che si deve alimentare con il rapporto stretto, accogliente e caldo con il genitore “base sicura”.

Viva l’imperfezione!

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Psicologi per il Territorio

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