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La Bottega dello Psicologo: Dalla folla alle Reti Sociali

Agli albori delle scienze sociali Emile Durkheim coniò il termine “effervescenza collettiva” teorizzando che una folla di persone potesse far scaturire una energia molto più forte e sostanzialmente diversa dalla mera somma delle energie psichiche delle singole persone. Erano gli albori di una lunga serie di studi e di ricerche che finirono per confermare come, in molteplici situazioni, i singoli non sarebbero in grado di fare quello che il loro insieme riesce a produrre. Questo purtroppo avviene, come tutti sappiamo, sia per il meglio, sia per il peggio.

Gli antropologi ci dicono che in molte popolazioni non tecnologicamente progredite lo sciamano, di fronte alla malattia, agisce come attivatore e coagulatore delle forze dell’intera tribù che partecipa, a volte con la danza a volte con un rituale, alla terapia del soggetto malato. Nelle nostre società ipertecnologiche si studia il valore che possono avere i gruppi di preghiera e si sa che la rete famigliare e/o amicale di un individuo malato può avere un grande valore per il suo percorso terapeutico a patto che detta rete unisca la propria forza e il proprio spirito reattivo a quello del singolo soggetto ammalato. In negativo sappiamo che viene utilizzata la parola “Branco” quando si vuol indicare come singole persone, che prese separatamente risultano solitamente incapaci di violenze, di bullismo o di gesti antisociali, siano diventate per l’appunto un branco, cioè un aggregato di individui capaci come tali di gesti altrimenti incomprensibili e comunque mai giustificabili.

Gli attuali studi (alcuni recentemente condotti da Stephen Reicher psicologo dell’Università di St, Andrew in Scozia) pongono, in merito a questi temi, due questioni particolarmente interessanti:

- prima questione: come e in che modo le singole forze di ciascuno si coagulano e diventano una differente energia dalla potenza nettamente superiore?

- seconda questione: quando le energie generate da una folla possono tradursi in un beneficio per i singoli che le assorbono?

Per la prima questione gli psicologi si sentono di dire che l’elemento determinante, quello che permette alle energie del singolo di convogliarsi e di moltiplicarsi diventando “un’effervescenza collettiva”, è il passaggio dallo stato di “io” allo stato di “noi”. In questa condizione psichica, l’identità non è più solo elemento caratterizzante ogni singolo individuo, ma diventa una identità condivisa e caratterizzante ciò che, a questo punto, non è più una folla, ma un gruppo: ovvero una rete di relazioni dall’intreccio pressoché infinito. Una rete di relazioni di cui il singolo membro partecipanti sente vieppiù la presenza di mano in mano che ne ha una consapevolezza sempre maggiore. In una folla gli individui restano separati vincolati alla propria egocentrica identità; la folla ti spinge, perché ognuno sente di doversi proteggere da tutti gli altri o di dover competere con tutti gli altri. Ma se la folla si trasforma in una rete sociale il singolo sente di poter contare su tutti gli altri che ha attorno, si può collaborare sulla base di una comune identità e allora invece di essere spinto sei supportato. Chi si appassiona ai recenti studi di neuropsicologia non può fare a meno di pensare al nostro cervello che si trasforma in una mente nel momento in cui milioni di singoli individui (i neuroni) si mettono in rete sentendosi parte di un “noi” e non una semplice somma di tanti “io” modestamente concentrati su sé stessi..

Trasformata una folla in una rete sociale proviamo ad affrontare il secondo punto: quando le energie di una rete (non più di una folla) possono tradursi in un beneficio per i singoli che la assorbono? Le moderne ricerche hanno coniato il termine di “Vantaggio Urbano” indicando con ciò il fatto che al crescere della popolazione di una città aumenta il grado di interazioni sociali con benefici effetti su arte, salute, sapere, ricchezza. Tutto questo sembra verificarsi se si realizzano due condizioni: che le infrastrutture cittadine crescano di pari passo col numero degli abitanti e che la filosofia di base che governa questa crescita abbia sempre un occhio di riguardo per la rete molto più che per gli interessi egocentrici dei singoli partecipanti a tale rete. La prima condizione ci ricorda i vincoli particolarmente stretti che esistono sempre fra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. Come sa ogni bravo architetto e ogni psicologo sociale un consono ambiente di lavoro favorisce l’azione delle persone che vi lavorano, un ambiente ordinato e pulito favorisce il senso del rispetto della cosa pubblica, un’area verde accudita e attrezzata favorisce la sensazione di rilassamento e di piacere. La seconda condizione pone invece l’accento sul fatto che la rete sociale deve concentrare i suoi sforzi su almeno tre fronti: la continua crescita dell’identità di gruppo, la cooperazione come forza migliore della competizione, il controllo sistematico delle spinte egocentriche. Questo a volte è il risultato di fattori etico religiosi (come ha dimostrato la ricerca del già citato Stephen Reicher), ma può essere anche affidato al lavoro consapevole della leadership che scaturisce dal processo trasformativo che porta una folla a diventare una rete sociale.

Anche quest’anno l’Associazione Psicologi per il Territorio, nel periodo Aprile Maggio, riproporrà, nell’ambito del progetto Spazio agli spazi, le iniziative cittadine racchiuse nella “Bottega dello Psicologo” (fotogallery della edizione 2013 nella nostra pagina Facebook) un luogo, non solo fisico, in cui parlare di psicologia quotidiana. In tale ambito una serie di incontri ed esperienze rivolte alla cittadinanza si intitoleranno appunto “Dalla Folla alle Reti Sociali”. Quanto sopra scritto fornisce una cornice di riferimento al cui interno si vuole riflettere con chiunque (professionisti, colleghi, cittadini, politici) sia convinto che l’attuale difficile situazione debba essere combattuta anche recuperando il valore e il senso delle relazioni sociali.

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