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Spazio relazionale: relazione e regolazione affettiva (prima parte)

Questo è un argomento molto complesso. Cercherò di svilupparlo nell'arco di più “puntate” nelle quali si toccheranno molte tematiche inerenti al tema delle relazioni e di come l'uomo regola i suoi stati emotivi/affettivi. Il primo di questi temi riguarda la soggettività e l'intersoggettività.

Analizzando la parola intersoggettività si nota che è composta da :

  • inter (tra) dove si intende che ci sono almeno due persone, che esiste qualcosa tra loro, un mezzo che le pone in relazione.

  • soggettività che indica che queste persone sono dei soggetti che fanno esperienza attivamente.

Quindi intersoggettività potrebbe avere questo significato:

  1. due soggetti indipendenti, con una loro storia e un loro mondo psichico interno;

  2. ciascuno dei due soggetti è in relazione con l'altro;

  3. questa relazione modifica ciascuno dei due soggetti.

Ma è sempre così? Partendo dal dato che il mutuo riconoscimento fonda l'intersoggettività e che essa presuppone il riconoscimento di due persone indipendenti e interdipendenti, se incominciamo a dire che soggettività ed intersoggettività hanno un comune denominatore che è quello di una tensione costante tra l'essere soggetto e l'essere oggetto, la questione inizia a complicarsi poiché essere oggetti equivale a dire non essere indipendenti e soggetti.

Nella vita si diventa continuamente inter-scambiandosi soggetti di se stessi e per gli altri o oggetti di se stessi e per gli altri. Il benessere, potremmo dire, sta nell'oscillazione ed equilibrio di queste due posizioni. Se una persona è solo oggetto, può incappare in stati depressivi, ovvero non percepisce se stesso come Soggetto vivendo solo come oggetto tra tanti oggetti, di cui ha bisogno. Mentre se una persona è solo soggetto, può avere difficoltà narcisistiche o schizoidi (ritiro dagli altri) ampliando solo la sua pretesa di unicità e trascurando di essere anche oggetto tra oggetti, negando i suoi bisogni dell'altro. L'essere solo soggetto pretende indipendenza senza relazione. L'essere solo oggetto pretende dipendenza dagli altri.

Quando non si effettua questa distinzione tra queste due polarità si entra nella confusione tra reciprocità ed influenza, creando quella falsa diatriba tra l'io e l'altro, dove sembra che l'uomo o sia un essere isolato in maniera assoluta da tutto il mondo o come sostenuto in tante varie correnti oggi denominate “intersoggettive” o in filosofia nelle correnti “postmoderne”, dove siamo solo continuamente nello spazio intersoggettivo (e questo è vero) perdendo e frantumando la propria soggettività. Ciò non può essere e genera anche confusione e contraddizione tra il “ME” e l'”ALTRO”, dove certamente siamo sempre in relazione, ma non siamo sicuramente la stessa cosa: Io e l'altro. Dire che siamo necessariamente in relazione non vuol dire che siamo identici. Non si può togliere la soggettività, come non si può togliere l'essere in relazione.

Come accennato prima questo crea anche una ulteriore confusione fra i termini reciprocità ed influenza. Reciprocità indica un legame, influenza indica gli effetti del legame. Reciprocità non ci dice quanto uno influenzi l'altro: tra reciprocità ed influenza c'è il filtro della soggettività, che determinerà, a seconda dell'influenza, una risposta.

Un'altra grande confusione influenza le tematiche che stiamo affrontando ed è quella tra la contraddizione e il contraddirsi. Oggi da più parti in nome del principio dell'indeterminatezza del mondo e della fine e distruzione di ogni verità assoluta, si suol dire che anche il principio di non contraddizione di aristotelica memoria ha esaurito il suo scopo. Questo principio afferma: A è A e non è B. Io sono io e non sono un altro.

Qui si genera una grande confusione che a mio avviso crea una grandissima instabilità in tutti i contesti della vita: io posso essere anche un altro. Se questo è possibile e vero potrei dire che sono un albero. Questa è pura follia. Ma dove risiede l'inghippo? Io posso pensare follemente di non essere io ed essere un altro, delirare di essere un albero, ma questo non vuol significare che io sono effettivamente un altro od un albero. Credo di esserlo, ma non lo sono. Da qui la possibilità da parte dell'uomo di potersi contraddire, questo però non significa che il mondo è contraddizione.

Questo è un argomento spinoso che in questa sede non si può assolutamente affrontare nella sua pienezza, ma importante per capire che molte diatribe o idee conflittuali sono frutto dell'uomo e non del mondo. Si potrebbe obbiettare che anche l'uomo fa parte del mondo, certo; il problema nasce perché l'uomo ha quella grandiosa possibilità di pensare il mondo. Tornando al nostro tema della soggettività e della intersoggettività le cose purtroppo si complicano ancora.

Innanzitutto sorgerà una domanda spontanea simile al ritornello di vecchia memoria dell'uovo e la gallina: ma chi viene prima, la soggettività o l'intersoggettività? Ed ancora un tema che sarà affrontato attinente a queste due polarità: viene prima l'individuo o il gruppo?

Possiamo, altresì, anticipare un'altra questione: il rapporto tra queste due polarità, fino adesso pensate in termini “razionali” dove la loro relazione è razionale e rappresentabile. Esistono tuttavia delle forme di intersoggettività (come quella tra madre e neonato nel primo anno di vita) caratterizzate non da un sé psichico ma da un sé che possiamo chiamare Sé-somatopsichico, ovvero formato da una psiche ancora incistata nel corpo, derivante da percezioni visive, uditive, tattili e cinestetiche che vanno a formare delle tracce di rappresentazioni primitive che non sono verbalizzabili e sono sotto la soglia del simbolico. La possibilità di una loro elaborazione in termini psichici e simbolici si sviluppa nella capacità di saper regolare le proprie emozioni ed affetti. Questi saranno argomenti delle prossime puntate.(segue)

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