rotate-mobile
Giovedì, 23 Maggio 2024
Romagna terra di grandi personaggi

Romagna terra di grandi personaggi

A cura di Lorenzo Matteucci

La poesia in dialetto romagnolo che salvò Tonino Guerra nel campo di concentramento

Per Guerra, che conosceva a memoria i ‘Sonetti romagnoli’ di Olindo Guerrini, il dialetto diventò un’ancora di salvezza cui aggrapparsi: ogni giorno egli recitava poesie ai compagni di prigionia, per tentare di dimenticare, seppur momentaneamente, l’angoscia e la desolazione della condizione in cui tutti si trovavano

Recentemente la collettività di Ravenna ha voluto dedicare alla memoria di Tonino Guerra - poeta, scrittore, sceneggiatore - una via della città. Forse molti di noi ricordano principalmente Tonino, che era nato a Santarcangelo di Romagna nel 1920 e che ha purtroppo vissuto un’esistenza caratterizzata anche da momenti tragici, per quel celebre ‘aforisma’ che declamava nella pubblicità di una catena di elettrodomestici: “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!”. Ma per lui che aveva vissuto l’esperienza - drammatica e disumana - della prigionia nel campo di concentramento di Troisdorf, dove peraltro scrisse le prime poesie nel dialetto della sua terra, questa frase era ben più che un mero slogan da spot pubblicitario. 

Tonino Guerra ha voluto (e magistralmente saputo) riassumere nella poesia ‘La farfala' l’intero vissuto della prigionia in Germania:

Cuntent propri cuntent
a so stè una masa ad volti tla voita
mo piò di tott quant ch’i m’a liberè
in Germania
ch’a m so mes a guardè una farfala
senza la voia ad magnela.

Per Guerra, che conosceva a memoria i ‘Sonetti romagnoli’ di Olindo Guerrini, il dialetto diventò un’ancora di salvezza cui aggrapparsi: ogni giorno egli recitava poesie ai compagni di prigionia, per tentare di dimenticare, seppur momentaneamente, l’angoscia e la desolazione della condizione in cui tutti si trovavano. Un amore, questo, per la scrittura in versi e per il dialetto romagnolo, che non lo abbandonò mai. Dopo la fine del conflitto, infatti, Guerra si laureò in Pedagogia, ma continuò a scrivere, anche come sceneggiatore per il cinema.  Grazie alla sua attività nell’ambito della cosiddetta settima arte, egli lavorò a stretto contatto con numerosi registi di grande spessore, su tutti Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. 

Definitiva fu anche la consacrazione come cantore della tradizione poetica romagnola. Queste le parole di un grande critico letterario come Gianfranco Contini sulle composizioni di Guerra: “Incisivi epigrammi che, nonostante la libertà metrica, non si concepirebbero scritti in lingua. La fonetica particolarissima e in genere la grammatica del dialetto adoperato… aggiungono a tale incisività una forma inedita e come romanticamente primitiva”. Oggi gli scritti di Tonino Guerra rappresentano un prezioso patrimonio culturale per la Romagna e il suo dialetto, che lo scrittore ha saputo magistralmente declinare in maniera autentica e genuina. 

Si parla di

La poesia in dialetto romagnolo che salvò Tonino Guerra nel campo di concentramento

RavennaToday è in caricamento