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43 anni fa la 'Disco demolition night', quando migliaia di imbecilli bruciarono la musica

Durante una partita di baseball un noto dj di un’emittente rock di Chicago, che odiava quel tipo di musica, aveva organizzato questo evento invitando chiunque a portare un vinile discomusic da bruciare per decretarne la fine

Fingiamo per un attimo di trovarci fuori dallo stadio di Chicago esattamente 43 anni fa, il 12 luglio del 1979. Siamo lì per assistere alla partita di baseball tra la squadra di casa e Detroit. Ma fin da subito notiamo delle stranezze. Innanzitutto il traffico: laddove solitamente c’era poco pubblico perché in quella stagione Chicago era veramente scarsa, questa volta si è presentata una folla oceanica. Ma non è l’unica cosa fuori dall’ordinario. Mentre siamo in fila, infatti, di tanto in tanto parte un coro spontaneo: “Disco Sucks, Disco Sucks, Disco Sucks”, ovvero “la Disco fa schifo”. La “Disco” sarebbe la Discomusic, che in quei mesi era il genere musicale più popolare. Ma cosa c’entrava la disco con una partita di baseball? E perché proprio quel giorno?

Guardandoci attorno ci accorgiamo di un ultimo particolare, ancora più strambo: tutti i presenti, o quasi, hanno in mano dei vinili. Chi di Donna Summer, chi delle Sister Sledge, chi di KC & The Sunshine Band, chi ancora gli Chic, Barry White, i Boney M o Gloria Gaynor. Tutti dischi molto colorati, tutti vinili Discomusic. Non capendo, proviamo a fare un cenno al tizio in fila davanti a noi: “Scusa, ma perché avete tutti dei vinili in mano? Oggi non giocano i White Sox? O c'è un concerto?”. Quell’individuo ci fissa con occhi spiritati e sbotta: “Oggi, amico mio, uccidiamo la discomusic, le diamo fuoco, finalmente!”. Ah, ne prendiamo atto, senza troppa convinzione.

Finalmente la fila si velocizza ed entriamo. La partita comincia e in breve Chicago è ovviamente già in svantaggio. Ma al pubblico sembra fregare poco del risultato, sembra interessato ad altro. Durante l’intervallo, infatti, sul campo inizia uno spettacolo: un tizio bizzarro guida una Jeep, poi si ferma al centro, dove ad attenderlo ci sono pile sterminate di vinili. Prende un microfono e urla la stessa frase che abbiamo sentito pochi minuti prima fuori dagli spalti: “Disco Sucks! Disco Sucks! Disco Sucks!”. Dopodiché fa letteralmente detonare quell’enorme mucchio di album. L’esplosione è devastante, tanto da creare un buco nel terreno e rendere impraticabile la partita successiva. Si alza al cielo anche una coltre di fumo gigantesca, così come le fiamme, spente a fatica dai pompieri. Fortunatamente nessuno si fa male, nonostante migliaia di spettatori abbiano scavalcato, invadendo il campo per festeggiare.

Cos'era successo? Beh, nel luglio del 1979 la discomusic era al culmine. L’importante settimanale Newsweek aveva appena dedicato la copertina al sorriso raggiante di Donna Summer accompagnato dalla scritta “Disco Takes Over”, cioè “la Disco prende il sopravvento”. Così un noto dj di un’emittente rock di Chicago, che odiava quel tipo di musica, aveva organizzato questo evento invitando chiunque a portare un vinile discomusic da bruciare per decretarne la fine, in cambio di uno sconto sul biglietto d’ingresso. Molti esaltati aderirono e questo fu il risultato. Riuscirono nel loro intento? In parte sì. Da lì in poi la disco andrà scemando, se pensiamo che quel giorno nella top-ten delle classifiche statunitensi c’erano sei canzoni appartenenti a questo genere, mentre appena due mesi dopo non ce n’era nemmeno una.

Ma non è questo il punto. Il punto è che, come qualcuno ha sottolineato, forse non si trattò solo di un gesto con scopi musicali. Forse era qualcosa di più. Qualcosa che sottintendeva motivazioni razziste e omofobe. Del resto, in quel periodo si era sviluppato un forte parere contrario alla discomusic e un nutrito gruppo di persone sembrava non digerire che un genere all’apparenza effimero e portato al successo da neri, omosessuali e donne fosse così amato. Nile Rodgers, anima degli Chic, lo ha definito un “gesto nazista” perché bruciare dischi è paragonabile a bruciare libri. Comunque la si pensi, il 12 luglio 1979 a Chicago ha avuto luogo uno dei giorni più bui e vergognosi della storia della musica. Che è giusto ricordare, perché non si ripeta più...

A questo link è possibile ascoltare l'episodio del podcast

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