Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

50 anni di 'Aqualung', il senzatetto più famoso del rock

C'è un senzatetto alle origini della copertina ufficiale di “Aqualung”, il disco del 1971 dei Jethro Tull, il più iconico della loro carriera

Oggi andiamo molto indietro nel tempo, ben cinquant'anni fa, nel 1971, dove troviamo i Jethro Tull, rock- band storica e ancora attiva ai giorni nostri grazie al leader Ian Anderson che continua imperterrito a portare in giro il suo progetto in tutto il mondo, Italia compresa: transita spesso qui in Romagna e probabilmente lo starebbe facendo proprio in questi mesi, se non fosse arrivata una pandemia a impedirglielo. Comunque sia, lo sappiamo, l’ispirazione per un disco può arrivare da tante fonti: donne, paesaggi, viaggi, libri, storia, ecc...

Per l'album di oggi siamo nel 1971 a Londra dove, una mattina come tante, una giovane fotografa stava passeggiando da una sponda all’altra del Tamigi, intenta a scattare qualche istantanea che le sarebbe servita per un suo progetto. La zona che stava battendo offriva scorci naturali davvero incantevoli ma ciò che quel giorno avrebbe colpito la ragazza sarebbe stato altro: un’oretta abbondante dopo aver iniziato la sua camminata, infatti, vede qualcosa, anzi qualcuno, che la fa rimanere impietrita. La sorpresa lascia ben presto spazio alla tristezza e al magone. Davanti a suoi occhi infatti, proprio nei luoghi in cui stava effettuando il suo servizio fotografico, compare un signore attempato, rugoso, deperito, vestito di stracci, praticamente senza denti, con lo sguardo perso nel vuoto e una camminata lenta e stanca. Era un senzatetto. La ragazza lo segue con lo sguardo per un po’, e poi decide di immortalare quell’immagine che le spezza il cuore.

Qualche ora dopo rientra in casa e si mette subito all'opera, iniziando a sviluppare il rullino, mentre il marito in un'altra stanza se ne stava sul divano impegnato a scrivere qualcosa su un blocchetto per gli appunti. Tra le tante fotografie scattate durante la mattina la migliore, o perlomeno quella che più l’aveva emozionata, era proprio quella raffigurante il clochard. Ne andava talmente fiera da volerla mostrare subito al marito. L’uomo la osserva, rimane anch’egli di sasso e in un baleno quel soggetto gli infonde l’ispirazione per tante storie da raccontare in musica. Il marito di quella fotografa, infatti, era Ian Anderson, fondatore e mente dei popolarissimi Jethro Tull. Anderson si mette subito al lavoro con la chitarra e il suo inseparabile flauto, mentre nel frattempo l’immagine di quel senzatetto viene consegnata a un quotato pittore americano perché la renda un acquerello da stampare sulla copertina di un disco.

Il pittore inizia a lavorarci su e qualche settimana dopo consegna quella che diventerà la copertina ufficiale di “Aqualung”, il disco del 1971 dei Jethro Tull, il più iconico della loro carriera. Copertina che, nonostante le somiglianze, non ritraeva Ian Anderson, come molti fan erroneamente pensano. Del resto lo scambio di persona era comprensibile: nelle esibizioni live Anderson si presentava spesso con buffe vestaglie, gli occhi spiritati, capelli in disordine e barba disfatta, una sorta di fattucchiere che si era scolato un po' troppe birre. Il dipinto, ad ogni modo, colpisce in particolare per il contrasto tra la sofferenza che traspare dallo sguardo dell’infreddolito clochard e il manifesto appeso dietro le sue spalle in cui erano pubblicizzate eleganti vacanze natalizie in costose località. Successivamente Anderson racconterà di non amare particolarmente quel disegno e che avrebbe preferito usare come copertina direttamente la foto scattata dalla moglie, ma ormai i giochi erano fatti e, col senno di poi, quel malinconico barbone avrebbe contribuito a rendere la copertina storica.

A proposito, ma cosa diavolo significa il titolo “Aqualung”? La parola ha a che fare, ancora una volta, con quel barbone e con il suono che egli, secondo Anderson, emetteva col suo respiro affannoso. Un rumore che in qualche modo ricordava quello dei respiratori subacquei. “Aqua-lung” è infatti il nome originale della prima attrezzatura subacquea a bombole d’ossigeno. Ma l’influenza di quel “personaggio immaginario” non si limita solo alla copertina e al titolo del disco: per tutta la durata dell’album, in ogni traccia c’è un riferimento alle condizioni di vita degli strati poveri della società, degli emarginati insomma. Quasi ogni canzone vede protagonista Aqualung e descrive in maniera esplicita la parabola dei senzatetto, uomini che sentono di aver fallito e, corrosi dal rancore, lanciano invettive contro la società, la politica e soprattutto la religione. La title-track, caratterizzata da uno dei riff di chitarra più famosi di sempre, racconta in maniera cruda la triste esistenza del povero Aqualung, che trascorre le sue giornate seduto su una panchina mentre con sguardo viscido osserva le bambine giocare. Viene descritto come un povero vagabondo guardato con disprezzo dai passanti, anche se in fondo non ha mai fatto del male a nessuno se non a sé stesso. Aqualung rappresenta un concetto ancora attuale: la paura del diverso, a cui nessuno vuole avvicinarsi per timore.

Aqualung tornerà, da protagonista, da “io narrante” o semplicemente come comparsa, anche in altre tracce del disco. Come ad esempio in “Cross-Eyed Mary”, ovvero “Mary la strabica”, una giovane ragazza che per tirare avanti si prostituisce, concedendosi però soltanto ai barboni e agli anziani, in quanto voleva rendere felici persone che, come lei, versavano in condizioni economiche disastrose, esattamente come Aqualung che infatti è uno dei suoi clienti più fedeli. Per questo viene definita una sorta di Robin Hood del quartiere, dal momento che solo con lei i clochard avevano la possibilità di provare un po' di piacere nella loro miserabile vita. E poi, diciamola tutta, difficilmente qualche benestante avrebbe accettato di avere rapporti con lei.

Come anticipato, molti brani del disco fanno riflettere, più o meno velatamente, anche sul rapporto controverso tra uomo e religione. Soprattutto in riferimento agli homeless che, smarriti e senza più certezze, sono portati ad odiare Dio, che diventa il loro unico interlocutore e al quale dedicano solo parole sprezzanti, accusandolo delle proprie sofferenze. E insomma, fato? Casualità? Chissà. Rimane il fatto che se la moglie di Ian Anderson quella volta non fosse tornata a casa con quella fotografia, forse non avremmo mai conosciuto il personaggio Aqualung che inconsapevolmente ha dato titolo, forma e contenuto a uno dei più grandi album della storia del Rock. E io me lo voglio immaginare proprio così Aqualung in quegli anni, seduto su una panchina, che dall'esterno di un locale ascolta la musica che proviene da dentro, e sente quella canzone che parla di quel senzatetto che rese grandi i Jethro Tull...

A questo link è possibile ascoltare il podcast della puntata

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