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Giovedì, 11 Agosto 2022

Carmen Consoli, la 'cantantessa' catanese a Ravenna: ecco perchè non dovreste perdervi il suo concerto

La Consoli è un fenomeno musicale decisamente anomalo nell’ambito del pop italiano, dato che è riuscita nell’impresa (rara) di intercettare due tipologie opposte di ascoltatori: da una parte lo zoccolo duro di “indie”, dall’altra un pubblico più vicino, se vogliamo, a quello della Pausini o di Giorgia

Mercoledì 6 luglio al Pala De Andrè di Ravenna, nell’ambito del prestigioso programma legato al Ravenna Festival, si terrà l’esibizione di colei che da molti è considerata la musicista più carismatica della sua generazione (ovvero quella che comprende i nati artisticamente durante gli anni ‘90): Carmen Consoli, la “cantantessa” catanese (nomignolo bizzarro ma ben centrato, e saltato fuori quasi per caso, ma questa è un’altra storia). La cosa curiosa è che questo carisma le viene da sempre riconosciuto anche per i motivi per cui in diverse occasioni è stata invece schernita. Perché, se è vero che ha un modo di cantare ben poco “accomodante”, è altrettanto vero che risulterebbe riconoscibile tra un milione. Carmen Consoli è riuscita a costruirsi attorno un suo mondo, un suo immaginario, e soprattutto un suo linguaggio peculiare. Non a caso, se vogliamo, è anche la più facile da imitare e prendere bonariamente in giro: chi mai si divertirebbe a fare il verso o a vedere la caricatura di alcuni suoi coevi come Samuele Bersani, Daniele Silvestri o Niccolò Fabi? Come sanno bene anche i politici: la parodia scatta solo se sei inconfondibile, se c'è un'immagine che buca e se hai uno stile singolare.

La Consoli è un fenomeno musicale decisamente anomalo nell’ambito del pop italiano, dato che è riuscita nell’impresa (rara) di intercettare due tipologie opposte di ascoltatori: da una parte lo zoccolo duro di “indie”, quelli che si cibano di musica cosiddetta “alternativa”; dall’altra un pubblico più vicino, se vogliamo, a quello della Pausini o di Giorgia. Una platea indubbiamente meno attenta ed esperta, ma più semplicemente amante della bella canzone o del bel singolo. Insomma, nel tempo l’artista siciliana è stata capace di racimolare un nutrito seguito di fedelissimi che la adorano, raccogliendo contemporaneamente forti simpatie anche presso il pubblico “generalista” per via della sua innata genuinità.

Spiace solo che negli ultimi anni anche lei sia caduta nel cliché tutto italiano per cui per maturare bisogna per forza distaccarsi dagli inizi più grezzi, perdendo un po’ di quell’energia rock aggressiva e “acusticizzando” la propria proposta. Anche se nel suo caso ha saputo mantenere testi pungenti, pregni di ironia e sarcasmo, in particolar modo contro la classe politica. Tornando alla vocalità (argomento spinoso, soprattutto quando si ha a che fare coi suoi detrattori): a molti può risultare troppo spinta, eccessiva, forse pure fastidiosa. Ma è un suo marchio di fabbrica particolarissimo che la distingue da chiunque altro. E, a dire il vero, penso che quell’impostazione vocale abbia indirettamente influenzato tanti artisti più giovani di lei, siciliani e non (da Colapesce a Maria Antonietta, e così via...).

Insomma, può piacere o meno, ma è innegabile che Carmen Consoli sia (stata) un unicum nel panorama musicale italiano. Avercene di personaggi originali come lei, invece delle solite fotocopie senza personalità... Per cui l’appuntamento da non perdere è per mercoledì 6 luglio al Pala De Andrè dove, oltre alle perle ripescate dal passato, Carmen porterà in scena il materiale del suo ultimo disco, intitolato “Volevo Fare La Rockstar” e uscito l’anno scorso, a ben sei anni dal predecessore. Un lasso di tempo molto lungo ma che non ha scalfito in alcun modo il vigore che l’ha sempre accompagnata. Un album caratterizzato da una copertina retrò che la ritrae vestita da scolaretta in tenera età, che contiene una serie di brani maturi e avvolti da quel velo di dolcezza con cui descrive ricordi del passato. Un lavoro che la conferma nel novero delle migliori esponenti del cantautorato italiano degli ultimi venticinque anni, peraltro senza il bisogno di compiacere per forza a tutti. E già questo, di per sé, è un bel traguardo...

A questo link è possibile ascoltare l'episodio del podcast

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