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Giovedì, 19 Maggio 2022
Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

Da Sade in giù: il “Sophisti-Pop”, un sottogenere da riscoprire

Canzoni perfette come sottofondo per la classica “serata galante”, magari durante una cena intima e tranquilla, innaffiata con del buon rosso

Da appassionato musicale, mi hanno sempre fatto sorridere i nomi dei sottogeneri musicali e proprio negli ultimi anni si è assistito a un proliferare di definizioni curiose. Ad esempio, proprio qui, qualche mese fa, in piena estate, ho scritto un articoletto sul cosiddetto “Yacht-Rock”, che già dal nome fa presagire le sue caratteristiche: ascoltare dischi “Yacht-Rock” è come trovarsi su una barca con ragazze attorno, il vento tra i capelli, il suono del mare e Christopher Cross con la chitarra sotto coperta che intona qualcosa.

La gelida atmosfera di queste giornate invernali mi ha invece fatto pensare a un altro sottogenere, anche questo dal nome singolare, capace stavolta di riscaldare. Mi riferisco a canzoni perfette come sottofondo per la classica “serata galante”, magari durante una cena intima e tranquilla, innaffiata con del buon rosso. Sto parlando del “Sophisti-Pop”, termine che deriva da “sophisticated”, a indicare, come facilmente intuibile, uno stile pop sofisticato, un po’ jazzato, elegante, sinuoso, suadente, spesso rifinito con un sassofono. Insomma, musica di classe, affascinante e ammaliante, che fonde elementi di jazz, soul e R&B. Viene spesso anche chiamato “Smooth-Jazz”, perché è un jazz morbido e orecchiabile, imparentato col “Blue-Eyed-Soul”, cioè il soul bianco (quanto è difficile districarsi tra tutti questi nomignoli bislacchi, vero?).

Come nel caso dello “Yacht-Rock”, anche questa è una dicitura che ai tempi non esisteva. Solo ultimamente gli addetti ai lavori hanno iniziato a chiamare “Sophisti-Pop” tutto quel pop levigato della seconda metà degli anni ‘80. Specifico che questa non è una “scena musicale”, non si tratta cioè di una serie di artisti con radici vicine, magari originari tutti della stessa zona, che hanno creato un sound comune (come può essere il caso del Grunge a Seattle, per citarne uno). Qui abbiamo semplicemente un’ondata di musicisti emersa a metà anni ‘80, tutti accomunati da uno stile colto e raffinato, ma provenienti da varie parti della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Non essendo una corrente con delle coordinate precise, quindi, al suo interno vanno annoverati un gran numero di artisti abbastanza eterogenei.

Possiamo dire che i padrini di questo sound sono Bryan Ferry e i suoi Roxy Music, Donald Fagen degli Steely Dan e Joe Jackson. Da loro discendono tutti quei nomi che di sicuro almeno una volta avete sentito in vita vostra, anche se non siete particolarmente legati a queste sonorità. Parlo degli Style Council di Paul Weller oppure dell’inebriante Sade, o dei simpaticissimi Matt Bianco che incorporavano alla loro formula anche elementi bossanova, o ancora gli Everything But The Girl (prima della svolta anni ‘90), oppure i Blow Monkeys, gli ABC o ancora gli Swing Out Sister molto affini al genere giapponese denominato “shibuya-key”.

Personalmente, da amante del genere, cito anche i pionieri della musica indie-pop, ovvero gli sfigatissimi ma gentilissimi China Crisis, o ancora i Blue Nile, i Deacon Blue e infine i più romantici di tutti: i Prefab Sprout. Anche il pop mainstream attingerà a piene mani da queste produzioni raffinate, includendole nella propria proposta musicale. É il caso, ad esempio, di gente come Spandau Ballet, George Michael e Simply Red, che possono tranquillamente essere inseriti dentro al calderone, almeno per certi loro album.

Purtroppo, pur con connotati che potevano soddisfare diverse tipologie di pubblico, forse più adulti che ragazzi, questo “Sophisti-Pop” non è mai diventato una tendenza popolare e all'inizio degli anni '90 è in gran parte svanito, mandato a nascondersi dal ritorno del rock duro e puro. Ma in realtà non è mai morto davvero e qualche giovane leva si riallaccia a quelle sonorità anche ai giorni nostri (penso, ad esempio, a Destroyer). E insomma, col clima di gennaio poche cose sanno rilassare e contemporaneamente riscaldare mente, anima e corpo come le canzoni di matrice “Sophisti-Pop”.

A questo link è possibile ascoltare il podcast della puntata

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Da Sade in giù: il “Sophisti-Pop”, un sottogenere da riscoprire

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