Giovedì, 23 Settembre 2021
Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

Andy dei Bluvertigo e gli anni '80: "Oggi c'è una riscoperta di tanti aspetti della musica di quegli anni"

Una chiaccherata con Andy dei Bluvertigo in occasione del concerto che terrà la sera del 15 agosto al “Finisterre” di Marina di Ravenna nell’ambito del “Woodstock Beach Festival”

In occasione del concerto che terrà la sera del 15 agosto al “Finisterre” di Marina di Ravenna nell’ambito del “Woodstock Beach Festival”, ho ripescato la piacevole chiacchierata musicale fatta per il podcast “Suono Ma Nessuno Apre” con Andy dei Bluvertigo, un artista a 360 gradi che ha sempre mescolato in maniera molto creativa i suoni e le immagini. Polistrumentista, dj, fondatore con Morgan dei Bluvertigo, compositore, produttore, ma anche pittore con tante influenze che vanno dalla Pop Art al Liberty, passando per la celebrazione degli anni '80.

Andy, devi sapere che questo podcast risente molto della mia forte passione per le sonorità anni '80!

Benvenuto nel club (ride, ndr).

Un po’ mi rammarica constatare come ci sia ancora oggi una sorta di demonizzazione verso quel decennio in musica. Tu che sei un fan accanito degli anni '80, come la pensi? Perché secondo te è ancora oggi oggetto di forti critiche?

Beh, premettiamo che ogni epoca ha prodotto della musica bellissima e della musica pessima. Gli anni '80 spesso vengono demonizzati perché sembrava che l'aspetto scenico prevalesse rispetto a quello musicale. Col senno di poi, oggi c'è modo di capire che diverse band condannate a questo tipo di maltrattamento avevano in realtà un approccio interessantissimo con i propri strumenti e gli arrangiamenti. Io stesso ancora oggi sono in continua ricerca e scopro delle realtà uscite in quel periodo che mi lasciano stupefatto. E' chiaro che negli anni '80 da una parte ci sono stati i Japan, Gary Numan e i Talkin Heads, e allo stesso tempo dall’altra parte poteva aver successo anche gente come i Modern Talking, che non sono proprio nelle mie corde. Molto spesso si fa di tutta un'erba un fascio e ne fanno le spese, a causa del pregiudizio, anche band che vengono ricordate più per il colore dei capelli rispetto alle bellissime trovate musicali che hanno generato.

Io mi sono fatto un’idea ultimamente, ovvero che in Italia forse manchino degli influencer, passami il termine, non solo nei social, ma anche in tv e nelle radio. Manchino cioé dei nomi stimati che promuovano un po' la musica anni '80. Per esempio, tempo fa c'era Morgan a X-Factor che spesso proponeva pezzi dei Duran Duran o dei Talkin Heads, ecc... Adesso invece a “X Factor” c'è Manuel Agnelli che è un po' allergico, diciamo così, agli anni '80.

Sì a lui non sono mai piaciute quelle sonorità e si è sempre schierato contro. Però nelle radio, come nel caso di Radio Capital, ci sono professionisti come Mixo o Luca De Gennaro che sono promotori. Anche se nelle radio viene sempre più a mancare la possibilità effettiva del personaggio di presentare una propria selezione musicale. Comunque, se ci fai caso, nella musica di oggi c'è una riscoperta di tantissimi aspetti della musica fatta negli anni '80. Mi viene in mente, ad esempio, The Weeknd che trovo essere un progetto molto interessante perché sembra essere stato catapultato direttamente dal 1984 ma mescolato alla tecnologia sonora di oggi. Spesso gli anni '80 vengono demonizzati perché sono stati effettivamente degli anni esplosivi e pieni di una positività travolgente. Però non mi interessa molto il pregiudizio di chi storce il naso. Quelle band erano concrete e molto sincere. Se vai ad analizzare i loro arrangiamenti non si può non notare della maestria pazzesca. Avevano la capacità di utilizzare i propri strumenti in maniera molto personale. Peccato che all'epoca finissero spesso nelle riviste per parrucchieri, come fossero dei modelli.

Io penso che degli anni ‘80 venga spesso sottovalutato il grande fermento, cioè c'erano tanti generi diversi che convivevano: il synth-pop, la musica gotica, il metal, hip hop, lo ska, il rockabilly, la house, c'era comunque ancora tanto rock puro (U2, Cult, R.E.M., Guns&Roses, ecc...). Insomma, io fatico a trovare un altro decennio così ricco come gli 80s.

Beh, anche gli anni '60 e '70 sono stati pieni di tantissime influenze. Chiaro che negli 80s l'aspetto tecnologico è entrato con una mano pesantissima rispetto alle epoche precedenti e da lì l'elettronica è entrata nell'immaginario collettivo.

Ad esempio, una cosa che proprio non riesco a spiegarmi è lo snobismo totale che c'è nei confronti dell'italo-disco. Io la considero quasi un'eccellenza, un prodotto nostro, italiano, eppure viene quasi più apprezzato all'estero che qui da noi.

Assolutamente d’accordo. Conosco diversi esponenti dell'italo-disco. A livello sonoro è una cosa riconosciuta nel mondo e io la trovo estremamente divertente. Chiaro che poi in alcuni casi le icone che hanno portato in scena l'italo-disco, cioè personaggi che erano solo dei “presta-immagine” ma non cantavano, hanno contribuito forse a sminuire un fenomeno che davvero si è mosso nel mondo. Comunque, se noti, tanti arrangiamenti di band che oggi muovono grandi numeri, penso agli stessi Thegiornalisti, hanno trovato un connubio tra quello che è stato il cantautorato e le sonorità italo-disco.

Cosa mi dici invece delle influenze anni '80 che avevano i Bluvertigo all'epoca? Ci voleva coraggio negli anni '90, un'epoca in cui c'era proprio il rigetto della musica anni '80, a inserire tastiere ed elettronica nel rock.

Noi negli anni '90 abbiamo portato avanti una battaglia e spesso abbiamo dovuto scontrarci per imporre le sonorità che ci rappresentavano. I Bluvertigo hanno sempre attinto a tantissimi generi musicali: trattavamo i generi come fossero dei colori su una tavolozza e ogni volta andavamo a comporre il nostro quadro. Indubbiamente l'approccio anni ‘80 era il più naturale per noi perché eravamo adolescenti negli anni '80 e siamo cresciuti sognando i videoclip che vedevamo su Videomusic. Di conseguenza abbiamo calcato molto la mano nell'estetica dei videoclip. In un'epoca dove, dal grunge in poi, si faceva a gara per fare i video in pellicola, nel nostro caso con “Fuori Dal Tempo” abbiamo scelto il digitale.

Però il vostro bello era che, a mio parere, voi eravate comunque una band ben piantata negli anni '90. Cioè il primo disco, “Acidi e Basi”, è rock.

Però era un “rock programmato”, cioè è stato il primo passo di connubio tra suonato ed elettronico. Ci sono diversi pezzi assolutamente rock però sempre con contaminazione elettronica.

Questo per sottolineare che voi non eravate solo un'operazione revival, anzi, avete portato gli anni '80 in un'altra dimensione.

Secondo me abbiamo fatto un omaggio più che dignitoso. Non l'abbiamo usato come mero mezzo estetico. L'abbiamo proprio rivissuto e fatto passare attraverso di noi.

Ed è anche il motivo per cui, a mio avviso, voi potevate tranquillamente condividere il palco e i fan anche con artisti diversi da voi come potevano essere gli Afterhours, Marlene Kuntz e Subsonica. Cioè a un ragazzo degli anni '90 a cui piacevano i Marlene Kuntz potevano piacere anche i Bluvertigo.

Sì, abbiamo sempre raggiunto diverse tipologie di gusti musicali. Ovvio che poi quando andavi al festival organizzato nella stessa serata degli Afterhours magari c'era qualcuno del pubblico che si lamentava perché non vedeva l'ora che uscisse Manuel. All'inizio c'era un po' di pregiudizio verso di noi legato all'aspetto estetico.

Ultime due-tre domande più personali, ma sempre musicali. Qual è stato il tuo primo approccio serio alla musica? Per serio intendo il primo disco acquistato con la tua paghetta, oppure quel disco che i tuoi genitori ascoltavano quando eri piccolo e ti è rimasto dentro, oppure semplicemente la band con cui hai avuto la folgorazione.

Beh, la folgorazione me la diede David Bowie quando ero ragazzino e vidi il video di “Ashes To Ashes”. Ne rimasi folgorato e un po' inquietato, ma comunque attratto. E poi devo dire che in un Natale, intorno al 1980, mia madre ebbe una bellissima intuizione: invece di regalarci i soliti giocattoli più o meno richiesti, quella volta arrivarono solo libri e dischi. Sul momento rimanemmo perplessi, invece non la ringrazierò mai abbastanza. Quei dischi erano “The Man Machine” dei Kraftwerk e “On The Road Again” dei Rockets. Mentre il primo disco pagato coi miei soldi è stato “Rudy e Rita” di Alberto Camerini.

Beh, avercene di genitori che regalano i Kraftwerk o i Rockets per Natale!

Perché erano stati ospiti a “Domenica In” e noi eravamo impazziti, soprattutto a livello visivo. Imparai a memoria i loro dischi. E lì iniziò la grande passione.

Invece puoi farmi due o tre nomi di band anni '80 secondo te valide ma dimenticate o meno conosciute, che secondo te meriterebbero o avrebbero meritato ai tempi?

Beh sicuramente i Japan di David Sylvian e Mick Karn non sono stati celebrati e gratificati quanto avrebbero meritato. Erano contemporanei e molto affini ai Duran. Una coincidenza grandiosa di musicisti davvero speciali. Anche i Kajagoogoo mi piacciono molto. O ancora i Killing Joke, più oscuri. E mi preme citare anche la Gang Of Four, un po' di nicchia ma per me pazzeschi.

Bene, direi che siamo giunti al termine di questa piacevole chiacchierata. Ti ringrazio molto per la tua disponibilità e ci vediamo al concerto a Marina di Ravenna!

Grazie a te e, se poi verranno altri temi da ricondividere, chiama pure e io ci sarò.

A questo link è possibile ascoltare il podcast della puntata

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