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Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

Paolo Rossi e i mondiali dell'82: sei storici dischi per sei storici gol

L'82 è stata un'annata fantastica per lui e per noi, e allora ho provato ad accostare ognuno dei suoi sei gol che hanno permesso all'Italia di vincere il mondiale (e a lui di entrare nella leggenda) a un grande disco italiano uscito proprio quell’anno

Un anno fa, il 9 dicembre 2020, è scomparso uno degli sportivi italiani più amati: l’eroe del 1982, Paolo Rossi. In quell’occasione confezionai un episodio del podcast in cui ho voluto unire calcio e musica per ricordare questo grande campione. Visto che Paolo Rossi era un grande amante della musica (ha anche inciso qualcosa) e che l'82 è stata un'annata fantastica per lui e per noi, ho provato a teletrasportarci con la macchina del tempo proprio in quell’anno, accostando ognuno dei suoi sei gol che hanno permesso all'Italia di vincere il mondiale (e a lui di entrare nella leggenda) a un grande disco italiano uscito proprio quell’anno. Dischi che ascoltavano gli italiani, ma che ascoltavano prima, durante e dopo la rassegna mondiale, anche gli stessi calciatori della nazionale, Paolo rossi incluso. Magari col suo giradischi in casa o col walkman in autobus per spostarsi da uno stadio all'altro.

Andiamo in ordine cronologico, partendo dal primo dei suoi gol nella supersfida contro il Brasile. Il preambolo lo conosciamo tutti: l'avventura di quella nazionale iniziò malissimo, avvolta da feroci critiche, in particolare proprio per la convocazione di Paolo Rossi, a quei tempi fermo da circa due anni a seguito dello scandalo scommesse e quindi fuori forma, e senza aver dimostrato di meritare di stare lì. Bearzot ci crede comunque e punta su di lui, ma nelle prime quattro partite il calciatore non ripaga la fiducia: non segna e le sue prestazioni sono opache. La svolta arriva alla quinta partita, quella del “dentro o fuori” contro lo stratosferico Brasile di Zico, Socrates e Falcao. Anche qui Rossi comincia malissimo: un liscio clamoroso dentro l'area di rigore. Ma pochi istanti dopo, ecco finalmente l'urlo della liberazione, proprio quando le speranze stavano per esaurirsi: Conti porta palla, cambia gioco dall'altra parte per l'accorrente Cabrini che crossa dalla trequarti, Rossi arriva con decisione e con un'incornata insacca in rete. Con questo gol inizia la favola internazionale di Paolo Rossi e ho deciso di abbinare questo gol a un disco, ovviamente del 1982, di uno degli artisti più “internazionali” che abbiamo avuto in Italia, Pino Daniele, che proprio in quell'anno pubblicò “Bella 'Mbriana”, in cui il gusto sudamericano va a braccetto con armonie dal sapore mediterraneo. Un po' come in Italia-Brasile. La “bella ’mbriana” che intitola il disco, nella tradizione partenopea, è l’anima della casa, un folletto benigno che può intervenire e cambiare gli eventi. Immaginiamolo così Rossi: il folletto della nazionale di calcio che ha cambiato la storia.

Il Brasile poco dopo ha pareggiato i conti, ma Rossi ci tiene a dimostrare che quello di prima non è stato un caso: un brasiliano passa la palla lentamente verso il centro della difesa, Rossi è lì, nascosto, c'è ma non lo vedi, ruba il tempo agli avversari, prende palla e la scaraventa in porta sorprendendo il portiere. Opportunismo, astuzia, intuito. 2 a 1 per l'Italia: Rossi si è ufficialmente sbloccato. Un folletto benigno per i compagni, come detto prima, ma anche un diavolo per gli avversari. Così come il “Diavolo Rosso” del 1982 di Paolo Conte, un cantautore con la passione proprio per il Sudamerica. Una voce cupa ma scanzonata, in grado di creare un suggestivo miscuglio musicale sempre all’insegna dell’essenzialità, come essenziale era l’attaccante della nazionale.

E niente, passa qualche minuto e il Brasile pareggia di nuovo: 2 a 2 con rete di Falcao. Ai verdeoro basta il pareggio, ma continuano ad attaccare, come da tradizione. E l'Italia ne approfitta: calcio d'angolo di Bruno Conti, mischia in mezzo, tiro sporco da fuori di Tardelli destinato comodamente nelle mani del portiere ma sulla traiettoria c'è ancora lui, Paolo Rossi, che devia con una zampata quel tanto che basta riportando in vantaggio gli azzurri. Ancora lui. Da un giorno all'altro cambia tutto: prima non gli riusciva niente, poi tutto ciò che toccava diventava oro. Insomma, è la sua giornata. A questo terzo, decisivo gol accomunerei la canzone di un personaggio che proprio in quegli anni stava svecchiando un po' la canzone italiana col suo rock vero e limpido. Una sorta di “bomber di provincia” della musica, così come Paolo Rossi era un bomber di provincia al “Lanerossi Vicenza”, prima di accasarsi alla Juventus. Per cui, per celebrare la splendida giornata di Rossi contro il Brasile, probabilmente il giorno più bello della sua carriera, vi propongo “Una Splendida Giornata”, dal 1982 ovviamente, con Vasco e i suoi testi colloquiali, come un amico che ti parla al bar: una semplicità apparente, un po' come solo all'apparenza erano semplici i gol di Pablito Rossi.

Siamo in semifinale contro la Polonia. La partita finisce 2-0 per noi in maniera abbastanza agevole. Entrambi i gol portano la firma, ancora una volta, di Rossi. La prima delle due reti arriva da una punizione di Antognoni che scodella in mezzo nell'area piccola, laddove Rossi appoggia il pallone in rete. Un altro di quei suoi gol a pochi metri dalla porta, che denotano le caratteristiche da attaccante puro: senso della posizione e intelligenza. Proprio nel 1982 usciva l’album di un artista passato alla storia proprio per la sua immensa cultura e intelligenza. Un cantautore che forse si è espresso al meglio quando si è trovato senza pressioni. Esattamente come Rossi che fino a pochi giorni prima non aveva niente da perdere, arrivando finalmente a esplodere. E allora ascoltiamo “Voglio Vederti Danzare”, un motivetto orecchiabile dentro cui Franco Battiato inserì come sempre una marea di riferimenti, luoghi e popolazioni lontane: dal Nord Africa, all'Indonesia, passando per India, Albania, Bulgaria, Irlanda del Nord, e via dicendo...insomma praticamente come il viaggio immaginario che hanno fatto le prodezze di Pablito Rossi.

E rimaniamo nella stessa partita perché, come detto, successivamente l'Italia raddoppia, sempre grazie allo stesso calciatore. A fine azione lo vediamo a terra con i pugni alzati verso il cielo. Dopo una lunga cavalcata Bruno Conti aveva pennellato un cross morbido sulla testa della punta italiana che di giustezza non doveva far altro che appoggiare in rete. Ecco, stavolta faccio un parallelismo con un gruppo perché una band è come una squadra di calcio: il risultato finale dipende dal sacrificio di tutti. Rossi non era di quei fenomeni in grado di creare un gol da solo con una serpentina, dribbling ubriacanti o giocate stellari. Aveva bisogno della squadra, così come i compagni avevano bisogno di lui nella veste di finalizzatore della manovra. Quasi tutti i gol infatti derivano dall’organizzazione della squadra: un lancio di Cabrini, un tiro sporco di Tardelli, una punizione di Antognoni o un cross al bacio di Conti. E allora, per ricordare che quell'Italia era un grande gruppo, citiamo una band che proprio nel 1982 aveva cambiato radicalmente look e musica. Un cambiamento totale. Un po' come fece Paolo Rossi, dopo la brutta copia delle prime gare. Sto parlando dei Matia Bazar col sound elettronico dell’album “Berlino, Parigi, Londra”.

La nazionale italiana è approdata in finale contro la Germania e l’epilogo lo conosciamo tutti: un 3-1 che consegna agli Azzurri la coppa del mondo. E quella settimana magica non poteva che concludersi per Rossi con un altro gol, il sesto della competizione: cross dalla destra, stavolta di Gentile, e gol di testa di Pablito che brucia sul tempo compagni e avversari. E come ultima canzone ne ho scelta una che parla sì di calcio, ma lo fa utilizzandolo come metafora sportiva della vita. Francesco De Gregori nel 1982 pubblica la memorabile “La Leva Calcistica della classe '68” in cui, accompagnato da un pianoforte delicato e via via più struggente, racconta la storia di tanti aspiranti calciatori che sognano di diventare famosi. E lo fa attraverso Nino, un bambino che fa un provino per entrare in una squadra di calcio, con tutte le paure del caso. La canzone narra delle sue emozioni, il timore di non farcela, di sbagliare, le insicurezze, il rapporto col mister, i campetti sterrati di periferia, il senso della competizione, i fallimenti, il successo e tutti i valori che fanno di uomo un vero giocatore, e viceversa. "Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia...". Il provino andrà bene e il ragazzino indosserà la "maglia numero 7" in un finale dolce con il quale De Gregori ci vuole dire che solo attraverso i sacrifici si possono realizzare i propri sogni, in campo come nella vita. Un po' come successo a Paolo Rossi, una persona buona, un gentiluomo, che in campo sudava, correva e, forse conscio dei propri limiti tecnici e fisici, ci metteva ancora più umiltà e voglia di emergere. E alla fine proprio come Nino, il ragazzo descritto da De Gregori, ce l'ha fatta...

A questo link è possibile ascoltare la puntata del podcast

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