Giovedì, 23 Settembre 2021
Suono ma nessuno apre

Opinioni

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

Un oceano di musica su cui navigare: un viaggio nella West Coast con lo 'Yacht Rock'

Un suono morbido dalla produzione scintillante, testi leggeri, la melodia sempre in primo piano, chitarre e armonie vocali impeccabili e cori in gran quantità

Magari non potremo mai permetterci uno yacht, ma di sicuro possiamo permetterci lo “Yacht-Rock”! Un oceano cristallino di musica con cui si può davvero navigare, sdraiati su una barca ondeggiante nell'acqua mentre si sorseggia un drink e si cerca l’abbronzatura. E’ estate, viviamo in una località di mare e c'è solo uno stile di musica che accompagna questa immagine: lo Yacht-Rock. Sì, proprio così, Yacht-Rock, un nome strambo e curioso, ma ci arriveremo. Prima proviamo a descriverne i connotati sonori.

Innanzitutto siamo in California, a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80, e abbiamo di fronte un suono morbido dalla produzione scintillante, testi leggeri, la melodia sempre in primo piano, chitarre e armonie vocali impeccabili e cori in gran quantità. Questi erano i tratti distintivi. Molti lo chiamano semplicemente “Soft-Rock” californiano oppure “West Coast Rock”, cioè il suono rock della costa ovest che si sviluppa a partire dal Country per poi toccare il Pop, la Discomusic più laccata e il Soul dando vita, anche qui, a tanti lavori di difficile collocazione. Una musica comunque dall'anima bianca, col mito del mare evidenziato anche dalle copertine e dai titoli delle canzoni. Il sound è patinato, eppure quasi mai scontato. E’ spiccatamente sofisticato grazie agli artisti, ma anche grazie a una notevole schiera di produttori e turnisti che appaiono nella maggior parte dei dischi: un esempio tipico sono i membri dei Toto, presenti in decine di dischi rock degli anni '70-'80.

Questo genere è un piccolo manuale del “sembra facile”, cioè le canzoni sono leggere e frizzanti, un po’ come lo champagne in alto mare, ma parallelamente molto complesse. E' come fare un viaggio “on the road” - anzi, “on the boat” - nella West Coast, con band che hanno fatto la fortuna delle radio FM, come gli America, i Fleetwood Mac, gli Steely Dan, Doobie Brothers, Kenny Loggins, Hall & Oates, Bozz Scaggs e Michael McDonald. Non so se è chiaro ciò di cui stiamo parlando, effettivamente i confini sono molto labili. Si tratta in fin dei conti di un rock classico, senza alcuna carica trasgressiva o violenta. Musica gentile, che soddisfava l'amante del rock senza però sconvolgerlo. Personalmente trovo che il termine “Yacht-Rock” sia buffo ma contemporaneamente bellissimo e renda perfettamente l'idea. Ascoltare dischi Yacht-Rock è come trovarsi su una barca con ragazze attorno, il vento tra i capelli, il suono del mare e Christopher Cross sotto coperta che intona qualcosa.

“Yacht-Rock” è un termine che non veniva usato all'epoca in cui questo sottogenere era in voga ma è stato coniato solo recentemente. Le origini del nome infatti sono da attribuire, pensate un po’, proprio a un podcast di qualche anno fa che ne parodiava, un po' scherzando e un po' con vero trasporto, quelli che erano considerati gli esponenti principali. Qual è in fondo il modo migliore per diventare l'esperto incontrastato di un particolare genere musicale? Inventarlo! Come hanno fatto i creatori di questo podcast che hanno sviluppato tutto un sistema di criteri per definire cosa fosse e cosa non fosse Yacht-Rock. Le migliori canzoni Yacht-Rock suonano ancora bene oggi, un po’ come un vino di fascia alta, certi dischi si impreziosiscono col tempo e in questi anni stanno vivendo un revival inatteso. Il genere era stato un po’ "marginalizzato" nei decenni successivi alla sua nascita. In particolare l’avvento di Mtv aveva spazzato letteralmente via i gruppi "Yacht-Rock", che commercialmente vivevano molto grazie alle radio, ma che avevano un look veramente improponibile perché per loro l'immagine contava meno di zero. Non è un caso infatti che tra i pochi che hanno continuato a vendere copie anche dopo ci fossero Hall & Oates che in qualche modo hanno provato a puntare sull’estetica dei loro videoclip. E insomma, lo Yacht Rock ci ha raccontato la sua storia, poi ha issato le vele e si è allontanato mentre una folla soddisfatta salutava dal molo col fazzoletto bianco.

A questo link è possibile ascoltare il podcast della puntata

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