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Giovedì, 25 Aprile 2024
Suono ma nessuno apre

Suono ma nessuno apre

A cura di Matteo Fabbri

“Uno, nessuno, Lucio”: Battisti ne compie 80, tanti quante le sue diverse sfumature

La sua peculiarità principale? La capacità di evolversi continuamente, esplorando decine di generi diversi, a volte addirittura anticipandoli

In questi giorni, precisamente il 5 Marzo, Lucio Battisti avrebbe compiuto ottant’anni. E vorrei celebrare questa ricorrenza evidenziando quella che è stata, per me, la sua peculiarità principale: ovvero la capacità di evolversi continuamente, esplorando decine di generi diversi, a volte addirittura anticipandoli. Alcuni suoi lavori, infatti, contengono sonorità avanti di quattro/cinque anni, in un periodo storico in cui anche solo un anno, in termini di innovazione stilistica, poteva tradursi in un’era geologica. Per cui adesso prendiamo virtualmente in mano la sua discografia e cerchiamo di tirare delle belle linee di demarcazione, suddividendola in macro-periodi in base alle diverse sfumature musicali che ha proposto.

Dopo un po’ di gavetta all’interno di gruppi, o come autore per altri, è dal 1969 che ha inizio ufficialmente la carriera solista di Lucio Battisti. La prima parte è quella che possiamo racchiudere nel biennio ‘69-’70, quello costellato dai brani più “nazional-popolari”, con titoli come “Dieci Ragazze”, “Acqua Azzurra, Acqua Chiara”, “Fiori Rosa, Fiori di Pesco”, “Mi Ritorni In Mente”, e tanti altri. Si tratta di produzioni considerate erroneamente semplici, ma in realtà già rivoluzionarie. Alcune, infatti, presentavano delle trovate musicali accattivanti ed erano solo all’apparenza facili. Basti pensare all’epica coda strumentale di “Non E’ Francesca”, o alla (presunta) canzonetta per eccellenza, “La Canzone Del Sole”, che è tutto tranne che un brano canonico. E’ come se Lucio avesse detto “adesso vi faccio vedere io come rifondo la musica italiana”.

Questo è, ancora oggi, il Battisti più famoso. Eppure, questa fase occupa in realtà solo una piccolissima percentuale della sua discografia. Già a partire dal 1971, infatti, ne comincia una seconda, che indicativamente possiamo far durare fino al 1973 (incluso). In questo triennio, alle melodie di facile presa inizia ad accostare del materiale più coraggioso, riuscendo a combinare all’estrema facilità d’ascolto anche una certa ricercatezza. In particolare, Lucio mostra un forte interesse per tutte le novità che arrivano da Oltremanica e Oltreoceano. In questo periodo pubblica album dalla forte matrice rock, folk, blues e progressive, con anche brani interamente strumentali, in cui si circonda di musicisti formidabili (come la PFM o il compianto Alberto Radius, giusto per citarne qualcuno). Alcuni esempi di questi anni sono il blues-rock di “Supermarket”, direttamente dal disco “Amore e Non Amore”, oppure “La Canzone Della Terra” estratta da “Il Nostro Caro Angelo”. Pure qui, comunque, non mancano canzoni pop, a dimostrazione che ogni porzione della sua storia non è da considerarsi un compartimento stagno e separato dal resto.

A questo link è possibile ascoltare la puntata del podcast

Adesso veniamo, invece, a una fase brevissima che voglio tenere da sola perché particolarmente importante: 1974, Battisti intraprende un viaggio in Sud America e, una volta tornato, pubblica il capolavoro “Anima Latina”. E qui la sperimentazione è totale: le influenze latino-americane vengono fuse con il sound tricolore in brani intricati e complessi, lunghissimi e senza praticamente ritornelli. Una vera e propria rottura col passato. Non oso immaginare cosa pensassero a quei tempi alcuni suoi fan della prima ora.

Avanzando di appena un anno, nel 1975 ha inizio l’ennesimo, diverso, stadio della carriera di Lucio. Cioè, pensiamoci: abbiamo attraversato appena sei anni e siamo arrivati già alla quarta svolta musicale. Anche stavolta l’impulso deriva da un viaggio, in questo caso negli Stati Uniti, dove si infatua delle sonorità funky/soul/disco imperanti in quel momento da quelle parti. Questa nuova passione si traduce in alcuni dischi dalla forte componente “black”: nel ‘76 esce “Lucio Battisti, La Batteria, Il Contrabbasso, Eccetera”, l’anno successivo è il turno di “Io Tu Noi Tutti”, mentre nel ‘78 tocca a “Una Donna Per Amico”. Un trittico di album registrati all’estero con quotatissimi musicisti stranieri in cui torna la “forma-canzone” e tornano anche le melodie contagiose (questa, per intenderci, è l’epoca di perle come “Ancora Tu” e “Sì, Viaggiare”).

Il 1980 è un anno spartiacque in cui pubblica “Una Giornata Uggiosa”, un lavoro che terrei da solo per almeno due motivi: in primo luogo, perché sancisce la fine della collaborazione con Mogol, Il disco riflette il loro imminente divorzio, mostrando un’atmosfera più cupa e grigia, a partire dalla copertina (ma anche “Con Il Nastro Rosa”, e il suo assolo torrenziale, ne sono un emblema). In seconda battuta perché da questo momento nella sua produzione entrano in maniera sempre più decisa le tastiere elettroniche.

Nei primi anni ‘80 ha luogo l’ennesimo mutamento e ci troviamo di fronte a un uomo nuovo, totalmente diverso da quello che la gente aveva imparato a conoscere. Battisti infatti, come altri colleghi coevi, viene risucchiato dalle nuove tendenze musicali, in particolare dalla “new wave” inglese. Il disco del 1982, intitolato “E Già”, è quello in cui Lucio decide che, se si fa una cosa, bisogna farla fino in fondo: qui c’è il passaggio definitivo a sonorità e arrangiamenti completamente elettronici (nemmeno alcuni gruppi synth-pop britannici osavano così tanto!).

E’ finita qui? Ma neanche per sogno! Da lì in poi vedranno la luce cinque dischi, chiamati convenzionalmente “bianchi” (per via del colore delle copertine), in cui le strade sonore del Nostro prendono pieghe inimmaginabili. In questi anni, che vanno dal 1986 fino all’ultimo album targato 1994, Battisti dimostrerà un coraggio da leoni nel perseguire via via suoni sempre più futuristici, estremizzando la sua proposta fino a toccare addirittura la musica techno, la dance e pure qualche incursione nell’hip hop. Cosa?? Battisti techno e rap?? Ebbene sì. E se pensiamo che stiamo parlando di un artista formatosi negli anni ‘60, questo fa da un lato paura ma dall’altro c’è da togliersi il cappello di fronte a tanta audacia. Anche in questo caso si torna alla complessità nella struttura dei brani, con pochi ritornelli e melodie che girano, girano, ma non arrivano mai, lasciandoti quasi frastornato. Esempi in tal senso sono pezzi come “Cosa Succederà Alla Ragazza” (dall’omonimo del 1992) oppure “La Moda Nel Respiro” (contenuta in “Hegel” del 1994). Questi sono anche album caratterizzati dai testi poco convenzionali frutto della mente del criptico poeta Pasquale Panella. Lucio, in proposito, dichiarò: “le cose vanno così: Panella mi manda un fax con un testo. Se non ci capisco niente vuol dire che è perfetto”.

Insomma, per l’ottantesimo compleanno di Battisti ho voluto mettere al centro la sua musica, anche perché non dobbiamo dimenticarci che prima di tutto si trattava di un musicista e arrangiatore grandioso. Che altro dire? Se lo conoscete poco perché siete giovani, oppure se non avete mai approfondito certe fasi della sua carriera, mi auguro che questo articolo possa stimolarvi a sviscerare anche tutte le altre sue sfumature. Auguri Lucio, sempre con noi!

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