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10 anni di moschea: "C'è ancora paura, non fatevi manipolare dalla politica dell'odio"

Per cercare di capire cosa sia cambiato in 10 anni abbiamo intervistato Marisa Iannuncci, 46enne ravennate "convertita" all'Islam da circa 20 anni

Sono trascorsi già dieci anni dall'insediamento della moschea Attaqua nel quartiere Darsena. Per festeggiare il decennale, nei mesi scorsi, sono stati organizzati incontri, feste e cene a cui hanno preso parte anche i residenti della zona, mentre a ottobre è uscito il documentario "Sfiorarsi", che racconta la vita della moschea, dei fedeli e degli abitanti del quartiere.

Ma in dieci anni sono cambiate tante cose: per cercare di capire questi cambiamenti abbiamo intervistato Marisa Iannuncci, 46enne ravennate "convertita" all'Islam da circa 20 anni, portavoce del comitato "Una moschea per la città" e presidente dell'associazione Life Onlus. 

Nel 2017 si festeggia il decennale dell'insediamento in Darsena della moschea Attaqua: cosa è cambiato dal 2007 a oggi?
In dieci anni sono cambiate molte cose a Ravenna: in generale, la popolazione straniera è molto aumentata. Ci sono molti giovani nati e cresciuti qui che sono ravennati a tutti gli effetti e di religione musulmana, quindi c'è come altrove una comunità numerosa ed eterogenea. Ci sono stati ovviamente grandi cambiamenti negli ultimi anni: a livello internazionale gli eventi legati alle guerre e al terrorismo hanno portato a una maggior presenza di profughi nelle comunità musulmane, provenienti da Africa e Asia, e al tempo stesso la crisi economica ha causato un impoverimento degli immigrati che erano residenti da tempo nella nostra città. Molte famiglie e anche molti giovani si sono trasferiti in Nord Europa.

Che clima si respira a Ravenna oggi nei confronti dell'Islam? Crede che si possa considerare una città piuttosto aperta rispetto ad altre?
Senz'altro a Ravenna c'è un buon clima, dovuto anche agli sforzi delle amministrazioni per favorire la coesione e l'accoglienza, anche negli ultimi anni caratterizzata dall'arrivo dei migranti forzati. A mio avviso la situazione è migliore che in altre zone, per una generale buona qualità della vita. Nonostante ciò non si può dire che non vi siano pregiudizi o paure. Ci sono ma è un fatto generale, purtroppo. La conoscenza dell'Islam in genere e del mondo musulmano è davvero scarsa in Italia e i media alimentano paure e disinformazione tra le persone.

La responsabile provinciale di Forza Nuova, quest'estate, è stata condannata per uno striscione appeso fuori dalla moschea nel 2013 con scritto "Lepanto ce l'ha insegnato, l'Islam va fermato", ma a ottobre è comparso un nuovo striscione con scritto "Fuori l'Islam dall'Italia", rivendicato sempre dal movimento di estrema destra. Avete sporto denuncia?
Giustamente la magistratura condanna questi gesti, in base alla legge. Purtroppo questi episodi in Italia e in Europa sono molto frequenti, non si può denunciare continuamente. Certo è importante farlo nei casi più gravi e denunciare almeno pubblicamente l'accaduto. I musulmani devono continuare a impegnarsi in un costante lavoro di corretta informazione e di costruzione dei presupposti per una convivenza civile, che isoli questi estremismi e fanatismi. Non abbiamo certo bisogno di istigazioni all'odio: quello che serve è uno sforzo comune per la coesione sociale, al di là delle appartenenze religiose.

A settembre, invece, è salita agli onori della cronaca una critica da parte della Lega Nord riguardante un'abitazione in via Bosi-Maramotti, definita una "moschea abusiva". Com'è andata realmente?
Pare che Forza Nuova e la Lega abbiano scoperto ora che in via Bosi-Maramotti si trova un centro islamico, probabilmente perché da maggio a ottobre sono state fatte diverse iniziative per il decennale. La sala di preghiera dell'associazione di cultura islamica di Ravenna è aperta dal 2007. Non c'è alcun abusivismo e non si è mai verificato alcun problema.

Un paio d'anni fa Ravenna è finita sui giornali nazionali come "capitale italiana dei foreign fighters" per numero di persone partite per arruolarsi: perché crede che alcuni giovani siano attratti dall'Isis? Vi è mai capitato di segnalare la presenza di musulmani fondamentalisti o sospettati tali alle forze dell'ordine?
A suo tempo espressi pubblicamente la mia preoccupazione e, come associazione, elaborammo all'interno del nostro gruppo di ricerca Insan un volume, "Contro l'Isis", che riportava le condanne di tutte le autorità religiose islamiche del mondo all'Isis e la proibizione delle stesse ad aderirvi per tutti i musulmani. Da quello che abbiamo visto a Ravenna, i giovani che erano rimasti coinvolti nella rete di arruolamento erano ragazzi con forte disagio sociale, che facevano uso di sostanze, emarginati e quindi molto vulnerabili, molto lontani dalla religione; per cui non parlerei di estremismo religioso, quanto di persone consapevoli che indottrinano persone deboli strumentalizzando la religione, paventando una missione da eroi  che nei casi di forte emarginazione può sembrare una possibilità di riscatto al fallimento della propria vita. Gli estremismi vanno combattuti perché sono una pericolosa distorsione della religione. Personalmente non mi è capitato di sentire di particolari casi nella nostra zona, ma le forze dell'ordine hanno sicuramente una visione chiara. Io ho sempre denunciato, anche pubblicamente, ciò che in altri ambiti non andava nella comunità musulmana ravennate e ho subìto, anni fa, anche diverse querele dal direttivo del centro islamico delle Bassette per questo. Credo che se vi fossero presenze pericolose in città i fedeli delle moschee li segnalerebbero, perché è nell'interesse di tutti.

Cosa risponde a chi sostiene che l'intolleranza sia insita nella religione islamica? A Ravenna crede ci sia ancora confusione su questo aspetto?
Su questo aspetto c'è confusione ovunque, non solo a Ravenna, dove almeno abbiamo una ricchezza culturale e una socità civile attiva che consentono di approfondire questi temi e creare conoscenza. L'Islam è troppo spesso identificato con le azioni delle persone di religione musulmana o semplicemente provenienti da paesi a preminenza islamica, e questo è fuorviante. Una parte di giornalismo scadente e forze politiche xenofobe e populiste fanno la loro parte nel demonizzare una religione che in passato ha dato esempi di grande tolleranza e capacità di convivenza in molti paesi, anche in Europa, dove la Spagna musulmana fu per otto secoli una fucina di cultura, scienza e filosofia e dove ebrei, musulmani e cristiani vivevano in pace. Conoscere la storia è importante, consente di non farsi manipolare dalla disinformazione imperante e dalla politica dell'odio, che in questi tempi vanno per la maggiore.

Lei è presidente di Life Onlus: com'è nata questa associazione? Di cosa si occupa?
Life è un'associazione di volontariato, nata nel 2000, dall'iniziativa di un gruppo di donne musulmane di nazionalità diversa, che hanno iniziato delle attività culturali e di studio nella moschea e poi di dialogo interreligioso in città. Abbiamo fatto un lungo percorso e mantenuto alcuni punti fermi nella nostra mission: il dialogo interculturale e interreligioso, la riflessione sull'Islam e sulle questioni di genere, il volontariato nelle carceri (Ravenna e Bologna) e a favore di persone vulnerabili. Ovviamente il nostro lavoro non è rivolto solo ai musulmani, ma a tutta la società.

Lei come si è avvicinata all'Islam? Conosce a Ravenna altri italiani, provenienti da una formazione cattolica come lei o comunque da un'altra religione, che si sono avvicinati all'Islam da adulti?
Mi sono avvicinata all'Islam attraverso i miei studi. Conosco molte persone italiane musulmane, la maggior parte hanno abbracciato l'Islam da adulti. Ogni storia è diversa, ciascuno ha fatto un percorso personale di fede. In Italia i musulmani autoctoni sono almeno 100mila, 900mila i fedeli italiani naturalizzati, su un totale di due milioni e 600mila circa. Grandi numeri, per una religione che non ha ancora l'Intesa con lo stato.

Avete da poco realizzato il documentario "Sfiorarsi" sulla vita dei residenti nel quartiere della moschea: progetti futuri?
La collana Dialoghi Mediterranei di Pozzi editore, che ospita i libri nati dal lavoro del laboratorio Insan, ha pubblicato a novembre un mio libro sul filosofo arabo Mohammed Abid Al Jabri dal titolo "La ragione islamica". Si tratta di un libro che parla di rinnovamento e riforma del pensiero politico islamico contemporaneo. In primavera uscirà un lavoro sulle donne musulmane, negli scritti di un sapiente egiziano contemporaneo morto nel 1996, Mohammed Al Ghazali, che si battè molto per i diritti delle donne. Per il momento ci dedichiamo alla diffusione del documentario, che è un bel dibattito sulla moschea di via Bosi-Maramotti e presenta le voci di chi quel quartiere e quella moschea li vive quotidianamente e desidera conoscersi e avere relazioni con gli altri, pur con tanti dubbi e diffidenze, ma con la voglia di superarle. Un messaggio di pratica del dialogo, altro che striscioni di Forza nuova.

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